Brexit sì, no, forse: come la vedono le industrie creative

by • 22 Maggio 2019 • Design872

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In caso di fuoriuscita del Regno Unito, la Creative Industries Federation chiede 4 garanzie per sopravvivere e prosperare

 

Dopo gli approfondimenti dedicati al progetto WORTH e alla breve storia del riconoscimento del ruolo del design nelle politiche d’innovazione europee, la terza e ultima puntata della rubrica “Europa & Design”, in vista delle elezioni del 26 maggio, si occupa della pagina più buia da raccontare; una pagina tuttavia ineludibile per comprendere le reali ripercussioni per chi si occupa di design in un Paese “attratto” da un possibile saluto. Nel bene e nel male, il Regno Unito sta facendo da cavia e indirettamente sta contribuendo a delineare possibili scenari di vita politica, economica e sociale fuori dall’Unione. La data ufficiale del 29 marzo è saltata, ad essere eleganti anche in maniera piuttosto goffa e maldestra. Le proroghe al 12 aprile e al 30 giugno si sono sciolte come neve al sole nel giro di poche ore. Nel corso di una riunione di emergenza del Consiglio europeo, la UE ha offerto un’ulteriore proroga fino al 31 ottobre 2019. Se l’accordo di revoca passerà prima di questa data, il Regno Unito lascerà la UE il primo giorno del mese successivo.

Bisogna riconoscere che il sistema design britannico si è attivato fin dal 2016 per analizzare il cambiamento radicale che si sarebbe potuto verificare a partire dal 29 marzo 2019. Tre anni di studi, sondaggi, interviste, costruzione di scenari prevalentemente incentrati sugli aspetti economici e occupazionali. Solo a titolo di segnalazione, riteniamo utili gli approfondimenti pubblicati su www.designweek.co.uk/tag/brexit dove, sostanzialmente, sono stati analizzati i seguenti tre aspetti:

– contributo delle industrie creative al piano d’immigrazione post-Brexit del governo britannico;
– che cosa devono sapere le industrie creative in caso di Brexit no-deal;
– possibilità dei progettisti provenienti dai Paesi UE di lavorare nel Regno Unito dopo la Brexit.

C’è da aggiungere che l’impatto emotivo di questa prima fuga ha naturalmente ispirato, dall’una e dall’altra parte, centinaia di designer, i quali hanno stimolato pensieri e posizioni attraverso installazioni, mostre collettive e oggetti celebrativi. Tra tutte ricordiamo le 116 cartoline (mini opere d’arte) che hanno dato vita alla campagna di design “Me & EU” lanciata in risposta al voto pro “Leave”, oppure la discutibile moneta commemorativa (una 50 penny a tema Brexit) ideata dal Royal Mint (la zecca reale vanta una lunga tradizione di monete coniate per segnare momenti storici, ma questo “Peace, prosperity and friendship with all nations” sa tanto di scuse ufficiali ai 27).

Che cosa succederà, quindi, alle imprese britanniche operanti nel design? La campagna della Creative Industries Federation (CIF) è partita nel 2017, una sorta di difesa appassionata a nome degli associati, evidenziando l’importanza fondamentale di raggiungere i risultati nel documento Brexit Red Lines, pubblicato al fine di garantire sopravvivenza e futura sostenibilità del settore. La federazione ha più volte sottolineato quanto sia vitale non “precipitare” fuori dall’Unione Europea e ha ripetutamente messo in evidenza i pericoli di fuoriuscita dalla UE senza un accordo. Nell’ambito delle molte discussioni sui risultati dei negoziati, la posizione della CIF non è cambiata e, come tanti, si continua a sostenere che un secondo referendum sia preferibile allo schianto. In ogni caso, sono quattro le garanzie richieste a tutela di un settore trainante e che potrebbe, nel giro di pochi mesi, subire una preoccupante trasformazione:

1. Conservare la libertà di circolazione per i lavoratori dell’UE, per quelli in formazione e per le mostre itineranti, spettacoli, musicisti e le relative squadre di supporto. Questo dovrebbe essere combinato con importanti riforme del sistema internazionale d’immigrazione del Regno Unito, in modo che le imprese creative abbiano accesso al personale (permanente e temporaneo) e ai liberi professionisti di cui necessitano;

2. Garantire scambi senza attriti tra UE e Regno Unito per beni e servizi creativi. Se il Regno Unito non farà più parte del mercato unico della UE e dell’Unione doganale, un accordo di libero scambio con l’Europa dovrà introdurre accordi commerciali senza attriti per beni e servizi. Ciò dovrebbe includere il continuo riconoscimento del principio del paese di origine dalla direttiva sui servizi di media audiovisivi, il libero flusso di dati, il reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali e la libera circolazione tariffaria delle merci.

3. L’importanza dei programmi della UE, come Europa creativa, Horizon 2020 e Erasmus +, e sviluppare programmi equivalenti, come il fondo di prosperità condivisa, che soddisfano le esigenze delle industrie creative. Questi programmi sono stati fondamentali per facilitare le partnership e la collaborazione, oltre che a fornire investimenti i quali hanno consentito alle industrie creative del Regno Unito d’innovare e prosperare.

4. Mantenere un regime di proprietà intellettuale solido e correttamente applicato. I regolamenti su cui si fondano diritti, inclusi diritti d’autore, marchi e disegni della UE (compresi i disegni non registrati), dovrebbero essere preservati integralmente nel Regno Unito, senza imporre oneri o costi regolamentari ai titolari dei diritti.

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