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Scritto da: Mosaico Progetti Reviews

In Scozia il giardino più bello: arte e austerità architettonica

In Scozia il giardino più bello: arte e austerità architettonica
La Fondazione Benetton assegna il 34^ Premio Carlo Scarpa. Hospitalfield è un luogo storico con un processo, ancora in corso, di inserti contemporanei dello studio Caruso St John e di Nigel Dunnett

 

Se si viene da Londra, andare a Hospitalfield è un viaggio piuttosto lungo. Il tragitto in treno lungo la costa orientale del Regno Unito è molto bello, soprattutto nelle zone scarsamente popolate a nord del confine tra Inghilterra e Scozia, e nell’attraversamento del Forth Bridge a Edimburgo. In occasione della nostra prima visita a Hospitalfield, vi abbiamo trovato l’atmosfera di grande tranquillità di una bella dimora storica, di giardini circondati da alberi secolari, e di una splendida vista attraverso i campi fino al mare. La House è costruita nella pietra arenaria rosa locale, granulosa e quasi morbida al tatto. Il complesso agglomerato delle sue varie parti si erge al centro del sito come una elaborata scultura. Naturalmente il progetto non stava affatto partendo da zero, poiché Hospitalfield aveva già una storia importante come scuola d’arte. Ma risultava chiaro che per un bel po’ di tempo c’era stato un lento declino nella sua gestione, e che questo processo doveva essere invertito se si voleva che l’organizzazione sopravvivesse. Fu davvero una sorta di nuovo inizio”.

Così Peter St John ricorda il suo primo incontro, nel 2012, con Hospitalfield, cui il comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi e Ricerche di Treviso ha deciso di assegnare il 34^ Premio Carlo Scarpa per il Giardino.

 

Luogo di mare e di storia

Hospitalfield si trova ad Arbroath, piccola città di pescatori dove nel 1178 venne fondata una grande abbazia benedettina, oggi in rovina, per i cui pellegrini nacque nel 1260 il St John the Baptist Hospital, poi chiamato per la particolare posizione extraurbana, prossima al Mare del Nord, Hospitalfield. Divenuto nel 1664 proprietà della famiglia Fraser, il sito conobbe una svolta a metà Ottocento, quando l’ultima discendente Elizabeth Fraser e il marito Patrick Allan trasformarono in stile Arts and Crafts l’antica dimora ospitando un vivace salotto culturale e creando nuovi spazi come la vittoriana Picture Gallery e una prima serra per le felci (Fernery).

Affiatati e appassionati d’arte, ma senza figli, i due coniugi destinarono la loro eredità al sostegno e alla formazione degli artisti, consentendo la nascita, nel 1902, della prima residenza d’artista scozzese. Si legge infatti nella motivazione del Premio Scarpa: “Hospitalfield è un luogo che dalla sua continua stratificazione storica ha ricavato il senso incessante dell’accoglienza, e che oggi condensa nei suoi spazi abitati e nei suoi giardini coltivati una medesima visione di sé, rivolta all’arte e all’educazione, inscindibile dal senso di appartenenza al paesaggio scozzese e insieme aperto al mondo contemporaneo”.

L’architettura: il contributo dello studio Caruso St John

Senza soluzioni di continuità, la funzione del luogo ha infatti attraversato il tempo, trovando nuovo impulso, nel 2012, dalla nomina a direttrice della curatrice Lucy Byatt: “Attualmente stiamo pianificando la terza fase del nostro Future Plan, un piano generale per lo sviluppo infrastrutturale” ha affermato in occasione del Premio.

Questa fase è forse la più critica, poiché prevede investimenti per l’edificio storico principale e la realizzazione del nuovo Collection Study Centre, progettato dallo studio Caruso St John come un padiglione molto semplice che ospiterà le collezioni e gli archivi e costituirà il primo incontro dei visitatori con Hospitalfield. Abbiamo bisogno di questo nuovo edificio del secolo XXI, altrimenti avremo solo scatole contenenti documenti fragili, avvolti con cura, ma piene di potenzialità non realizzate – ha proseguito – Ogni attività trova uno spazio in cui collocarsi accanto al programma principale, ideato dalla nostra squadra di lavoro. I vari gruppi s’incontrano durante tutto l’anno, vanno e vengono, i programmi di arte contemporanea e cultura si svolgono continuativamente, queste comunità d’interesse sono un po’ come le maree”.

Con l’elegante understatement tipico della cultura britannica, gli architetti londinesi Caruso e St John hanno finora lavorato sulla dimora principale e realizzato nuovi studi d’artista, una caffetteria e una nuova serra per le felci, rinunciando al protagonismo dei grandi gesti autoriali per accostarsi con discrezione e intelligenza a questo luogo appartato, che vive grazie all’attività di quei volunteers che costituiscono un tratto fondamentale della società inglese.

I finanziamenti per il nuovo masterplan provengono dai fondi della lotteria nazionale. “Un’austerità quasi monastica contraddistingue il contributo degli architetti – afferma il direttore della Fondazione Benetton, Luigi Latiniche si inserisce nel tessuto storico con piccole inserzioni di una raffinatezza e asciuttezza estreme, favorendo una fruizione che è sì collettiva, ma anche silenziosa e appartata”.

Il Walled Garden di Nigel Dunnett

Latini pone poi l’accento su un altro aspetto fondamentale dell’intelligente processo di adeguamento e implementazione di Hospitalfield: il magnifico giardino progettato tra 2016 e 2021 dal celebre garden designer inglese Nigel Dunnett, da poco scomparso. A lui si deve la trasformazione dell’antico Walled Garden, il giardino dei semplici medievale, ormai irriconoscibile, in un frequentato Community Garden. “Il giardino poteva essere semplicemente restaurato – precisa Latini – Invece, Lucy Byatt ha voluto un garden designer come Dunnett che ne ha re-interpretato l’origine monastica in senso contemporaneo, naturale ed ecologico, facendone un luogo che invita gli artisti a sperimentare e condividere, tra loro e con la comunità di Arbroath”.

Nel suo ultimo testo, scritto proprio per il libro della Fondazione che accompagna il Premio, Dunnett spiegava: “Sapendo che a Hospitalfield erano presenti un gruppo di volontari impegnati nella cura del giardino e un flusso costante di artisti emergenti che vi risiedevano, volevo considerare l’incarico più come l’avvio di un processo dinamico che come la consegna di un’opera compiuta. […] Nei giardini monastici l’hortus conclusus rappresentava un rifugio, un luogo recintato e una protezione dalla natura selvaggia e non addomesticata. Le stanze e le aree recintate del giardino formale ospitavano usi sacri e produttivi, mentre nei prati fioriti i giardinieri mescolavano piante coltivate e fiori selvatici, dando vita ai primissimi esempi di meadow gardening. In epoca vittoriana questi elementi rimasero invariati. Allo stesso tempo, l’uso informale delle piante conobbe un grande sviluppo grazie alla diffusione del wild gardening, delle bordure erbacee, e del fascino intramontabile dei cottage gardens. Ho deciso che questo continuo intreccio tra elementi formali e romantici avrebbe costituito il principio organizzativo del nuovo giardino di Hospitalfield. […] Ho sempre considerato l’uso creativo delle piante come una forma d’arte che trascende le attività orticole legate al giardinaggio, alla cura e alla coltivazione. È infatti importante ricordare che, nel corso dei secoli, i giardini hanno fatto parte di, o hanno rispecchiato, importanti movimenti artistici del loro tempo. E ciò accade anche adesso”.

Immagine di copertina: Hospitalfield, il Walled Garden (courtesy Caruso St John Architects, ©Jack Allan)

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