Europa & Design: Changing Times

by • 15 Maggio 2019 • Design1545

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Il 16 e 17 maggio a Bruxelles l’Insight Forum e l’Assemblea Generale BEDA. Imparare dal passato, costruire il futuro, proteggere il ruolo del design nelle politiche europee

 

Dopo l’approfondimento dedicato al progetto WORTH, questa seconda puntata della rubrica che ci avvicina alle elezioni europee del 26 maggio contiene una breve storia del percorso di riconoscimento del ruolo del design nelle politiche d’innovazione europee. Storia raccontata in larga parte dai protagonisti del BEDA, Bureau of European Design Associations. Una serie di situazioni, molto sentite negli ambienti della Commissione Europea e quasi del tutto sconosciute al design prodotto “sul campo”, hanno reso questi ultimi mesi particolarmente movimentati, con una sottile ma motivata preoccupazione percepita tra le principali associazioni che rappresentano il design a livello comunitario. Non a caso pubblichiamo nei giorni in cui il BEDA organizza forum e assemblea generale dei soci.

Partiamo da un dato di fatto. La sensazione prevalente è che Design ed Europa abbiamo dialogato intensamente dal 2000 al 2010. Poi nulla (o quasi) più. Agli inizi del nuovo millennio il BEDA ebbe la prima piccola finestra di visibilità all’interno della Commissione Europea. Non esistevano meccanismi o relazioni particolari attraverso le quali formalizzare il dialogo con rappresentanti di Bruxelles. Non si conoscevano, a dire il vero, neanche i meccanismi operativi e come si stimolassero le leve del cambiamento all’interno del complesso paesaggio delle politiche europee. In altre parole, dove il design avrebbe dovuto bussare per far riconoscere il proprio ruolo. Come riportato dal BEDA, nacque quindi la necessità di un “trojan pony” per entrare, incontrare e costruire le prime relazioni.

Il cavallo troiano furono tra il 2001 e il 2003 le BEDA Communication Series, attraverso le quali furono coinvolti circa 50 officer di diversi Direttorati generali e sui quali s’intervenne per sostenere la rilevanza del design in materia d’innovazione, sostenibilità e ruolo nelle industrie creative. Si individuarono, finalmente, uomini e uffici chiave con i quali interagire, consapevoli di come il network e la reportistica BEDA fossero reciprocamente interessanti per chi a livello politico avrebbe dovuto sostenere e valorizzare il design nel complesso panorama industriale europeo.

La svolta si ebbe nel 2007. Henrique Cayatte, allora membro del board BEDA, invitò l’associazione ad organizzare un meeting a Lisbona, con il chiaro intento di incontrare il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso nella sua città. Sebbene la cosa sembrasse spudoratamente ambiziosa, questa fu la chiave che consentì di aprire le porte della Commissione e di aiutare la comprensione del ruolo fondamentale del design a sostegno di una vera politica per l’innovazione. Una volta aperto il “Design File”, la Commissione si mosse rapidamente e, come ormai racconta la storia recente, lo sforzo di così tante persone e associazioni che hanno lavorato in modo collaborativo per tanti anni, è culminato nel 2010 con l’adozione ufficiale del design come parte integrante dell’Innovation Union, fiore all’occhiello della Commissione per le politiche dell’innovazione a livello europeo. Fissato il quadro d’intervento, il passo successivo fu la redazione del Piano d’Azione Europeo sul Design.

Chi può raccontare nel dettaglio l’intero percorso è sicuramente Päivi Tahkokallio, presidente eletto del BEDA, che ha associato la fondazione del sodalizio allo stesso anno in cui la voce di Neil Armstrong crepitò dagli altoparlanti del Mission Control della NASA a Houston, durante la storica missione Apollo 11: «All’epoca avevo 11 anni e con tutta la famiglia guardavamo una piccola televisione in bianco e nero. Mi piace pensare che fondare il BEDA 50 anni fa sia stato anche un segno di un mondo che cambia, anche se allora era una semplice comunità che aveva preso consapevolezza dell’esistenza di un sempre più diffuso circuito del design nel vecchio continente. I professionisti del design desideravano un impatto che andasse oltre il loro lavoro quotidiano e gli anni ’60 erano un decennio di grande confronto sulle sfide della società».

La reale preoccupazione di Tahkokallio è che stiamo vivendo tempi difficili caratterizzati da una rapida evoluzione. Il BEDA si ritrova, nuovamente, a dover partecipare attivamente alla messa a punto di una politica progettuale di prossima generazione per l’Europa, e di mostrare ancora una volta come il design possa generare valore aggiunto per l’economia e la cultura. La Commissione aggiornerà nel 2019 la sua politica industriale e, in tanti, non sono sicuri che il design sarà incluso nei termini e nelle strategie finanziarie che potranno assicurare un futuro stabile nelle prossime programmazioni.

Troppo tempo è trascorso dal 2010. L’Europa del 26 maggio potrebbe non essere la stessa e oggi i bisogni, i driver e il panorama delle politiche sono completamente diversi. Il BEDA avrà una grande responsabilità: mantenere vivo il design in una nuova Commissione e in un nuovo contesto: l’unico modo per farlo sarà quello di definire e assicurare l’effettiva realizzazione di un nuovo piano d’azione. Per capire cosa succederà nei prossimi sei mesi, cruciali come non mai, appuntamento alla Conferenza sulla politica internazionale del design in programma il prossimo 5 dicembre ad Helsinki.

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