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Anne Speicher: ridurre, riutilizzare, collegare

Anne Speicher: ridurre, riutilizzare, collegare
La managing partner dello studio Baumschlager Eberle Architekten porta a Mantovarchitettura la sua visione architettonica. Partendo da un progetto recente, la Maison de l’Innovation di Nantes

 

MANTOVA. Nel ricco programma di mostre di Mantovarchitettura “Climate Change Architecture / Actions” propone alla Casa del Mantegna una appassionante sequenza di risposte progettuali ai temi posti dal cambiamento climatico. Agli interventi architettonici, restituiti attraverso disegni e immagini, si accompagnano i racconti con interviste a progettiste e progettisti. L’occasione per una discussione su temi così attuali con studi internazionali, come Baumschlager Eberle Architekten: abbiamo parlato con la managing partner Anne Speicher.

 

Nel vostro progetto per la Maison de l’Innovation a Nantes molte soluzioni costruttive mirano a ridurre l’impronta ecologica dell’edificio, in particolare per quanto riguarda la scelta dei materiali. Possiamo riassumerle?

La Maison de l’Innovation è un progetto a basse emissioni di carbonio, in cui la scelta dei materiali ha costituito un fattore guida nella progettazione. Il fatto che la struttura sia costituita per circa l’80% da legno proveniente da foreste francesi, alcune non lontane dal cantiere, porta un contributo fondamentale alla riduzione dell’impronta ecologica dell’edificio. Oltre a questo abbiamo lavorato ampiamente con materiali riciclati. La facciata in alluminio e il rivestimento sono realizzati per circa l’85% con materiali di recupero. Quasi tutti i pavimenti provengono dall’edificio precedente e sono state reintegrati nel progetto.

 

Un ruolo importante nell’ottimizzazione del consumo energetico è svolto da un innovativo sistema di raffreddamento. Potete spiegarci come avete sviluppato questo aspetto nel vostro lavoro?

L’elemento chiave del progetto è l’involucro bioclimatico. Si tratta di una facciata con solo il 45% di aperture e con dispositivi architettonici di ombreggiamento – come ad esempio logge e terrazze – che contribuiscono alla protezione solare passiva. La ventilazione notturna dell’atrio centrale consente di raffrescare naturalmente lo spazio interno. I sistemi di ricircolo dell’aria producono un miglioramento del microclima con un basso consumo energetico. L’involucro ben isolato consente di stabilizzare la temperatura interna.

 

La mitigazione delle conseguenze del cambiamento climatico può essere affrontata non solo nella fase di utilizzo, ma anche in quella di costruzione. Come avete interpretato questo tema a Nantes?

Abbiamo lavorato su tre aspetti principali. Il primo è la riduzione delle emissioni di carbonio incorporato attraverso l’adozione di una struttura in legno e di materiali riciclati. Il secondo riguarda l’economia circolare, e si traduce nel riutilizzo di materiali provenienti direttamente dal sito di intervento e nell’impiego di materiali di recupero che permettono di ridurre la quantità di rifiuti e l’energia necessaria per il trasporto. C’è poi un terzo punto piuttosto interessante che riguarda la sostenibilità sociale. Il cantiere della Maison de l’Innovation, che ha comportato attività per oltre 20.000 ore, ha visto il coinvolgimento di persone in fase di reinserimento nel mondo del lavoro. Questo aspetto è particolarmente importante perché ci ricorda come la responsabilità di chi progetta non interessi solo il piano ambientale ma anche quello sociale, e non riguardi solo il luogo dove si interviene ma anche più in generale il territorio di cui fa parte.

 

Potreste citare altri progetti dello studio in cui la riflessione sul cambiamento climatico ha rappresentato una priorità?
Forse avete già sentito parlare dei nostri edifici 2226, il primo dei quali si trova a Lustenau, che non necessitano di sistemi convenzionali di riscaldamento o raffreddamento ma invece si fondano sul principio dell’inerzia termica attraverso l’inserimento di muri massicci e di aperture controllate e sulla sensibilizzazione degli utenti rispetto a un comportamento più responsabile. Stiamo sperimentando questo concetto in molti progetti, affrontando la questione energetica attraverso soluzioni più architettoniche che impiantistiche. Un altro progetto è il Campus IX per la ricerca, l’istruzione e i laboratori [MOU1.1]a Saint-Germain-en-Laye vicino a Parigi, dove abbiamo combinato l’impiego del legno, con un metodo a basse emissioni di carbonio, e la prefabbricazione, tenendo conto della generosità degli spazi e dell’adattabilità a lungo termine. Vorrei anche menzionare un terzo progetto già concluso che è stato molto importante nel nostro lavoro, la ristrutturazione (retrofit) dell’ex sede della Peugeot. Oggi è occupata dalla Boston Consulting Group ed è situata in Avenue de la Grande Armée a Parigi, tra gli Champs-Elysées e La Défense. La sfida, in questo caso, non è stata quella di riutilizzare una struttura esistente, ma di ridurre drasticamente gli interventi di demolizione e le emissioni di carbonio.

 

Rispetto a trent’anni fa, quando la questione ambientale non era ancora una priorità nella cultura del progetto, come si è evoluto l’approccio del vostro studio?

Non credo che da Baumschlager Eberle sia cambiato granchè, perché la nostra filosofia era già molto chiara negli anni Ottanta quando Dietmar Eberle ha fondato lo studio. Fin dagli esordi il nostro obiettivo è stato più creare una sintonia tra edificio, clima e contesto che aggiungere sempre più elementi ad alta tecnologia. Si tratta di passare dall’efficienza a breve termine alla sostenibilità a lungo termine, e dai sistemi tecnici alle relazioni geometriche tra forma e materia.

 

Ritenete possibile coniugare la sperimentazione sulla sostenibilità ambientale con la ricerca di un rapporto con il contesto, associando la riflessione sull’«ambiente» a quella sul «luogo»? Come avete interpretato questa duplice relazione nei vostri progetti?

Nel progetto della Maison de l’Innovation è evidente come la geometria dell’edificio rimandi già alla sua posizione sull’isola di Nantes. La sua articolazione architettonica con gli archi, ad esempio, si ricollega simbolicamente ai ponti sul fiume Loira, mentre la materialità richiama gli ex cantieri navali presenti sull’isola. In questa posizione di grande rilievo il piano terra è molto aperto e permeabile e favorisce la continuità tra spazi pubblici e collettivi. Allo stesso tempo la facciata riflette l’identità industriale del quartiere, integrando strategie ambientali come l’ombreggiatura, la compattezza e la presenza della vegetazione. In questo progetto le scelte legate alla sostenibilità non sono trattate in modo separato: cerchiamo di creare un edificio in cui clima, contesto urbano e identità architettonica costituiscano un unico sistema.

 

La mostra “Climate Change Architecture / Actions” illustra, attraverso una selezione di casi studio, i nuovi compiti che l’architettura dovrà affrontare per far fronte alle conseguenze del cambiamento climatico. Quali sono i tre compiti più importanti per la cultura progettuale del futuro?

Se dovessi riassumere il compito futuro dell’architettura in tre verbi direi: ridurre, riutilizzare e collegare. Ridurre il consumo energetico e la complessità dei materiali. Riutilizzare edifici, componenti, conoscenze. Collegare persone, spazi ed edifici al loro ambiente. Perché lo dico? Perché, in fin dei conti, l’architettura non riguarda solo la costruzione a basso impatto, ma anche la creazione di luoghi che le persone apprezzino e quindi proteggano nel tempo. Come conclusione mi sembra utile richiamare un assunto fondamentale di Baumschlager Eberle. Solo l’architettura amata durerà nel tempo: questa è la nostra convinzione.

 

Questo articolo è redatto e pubblicato nell’ambito di una collaborazione tra ilgiornaledellarchitettura.com e il Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano il cui obiettivo è lo sviluppo e la sperimentazione di forme di comunicazione nel campo dell’architettura e del progetto da parte di docenti, studentesse, studenti, neo-laureate/laureati e giovani ricercatrici e ricercatori.

Immagine di copertina: Baumschlager Eberle Architekten, La Maison de l’innovation Nantes, 2026 (dal sito web dello studio)

 

La mostra “Climate Change Architecture / Actions

Promossa nell’ambito di Mantovarchitettura 2026
13 maggio – 28 giugno 2026

a cura di Elena Montanari e Matteo Moscatelli
Mantova, Via Acerbi 47, Casa del Mantegna

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Tag: , , , , , , , , Last modified: 26 Maggio 2026