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Scritto da: Città e Territorio Speciali

Nascosti, in piena vista: il paradosso dei paesaggi degli allevamenti padani

Nascosti, in piena vista: il paradosso dei paesaggi degli allevamenti padani
Viaggio nella provincia di Brescia, in uno dei sistemi zootecnici più intensivi d’Europa. La filiera (multispecie) della carne è sostenuta da infrastrutture, reti idriche e logistiche che strutturano un paesaggio complesso, attorno alla produzione animale

 

Questo articolo appartiene a un progetto speciale del giornaledellarchitettura.com, che affianca il team di ricerca guidato da Sofia Nannini all’interno del Politecnico di Torino. Oggetto di approfondimento e disseminazione sono i risultati di un programma innovativo ed estremamente attuale, con sguardo e approccio internazionale. “Animal Farm: An Architectural History of Intensive Animal Farming (1570–1992)” racconta i luoghi (nascosti e spesso ignorati) dell’industria zootecnica, i suoi paradossi, i suoi impatti. Una chiave di lettura trasversale che permette di cogliere aspetti centrali e decisivi rispetto a società, economie e paesaggi di oggi.

 

I territori della carne sono i luoghi dove ogni vivente, umano e non-umano, è sistematicamente messo al lavoro. Attraversano la Pianura Padana senza dichiararsi, si dispongono tra campi coltivati, capannoni agricoli e strade secondarie, senza mai apparire come sistemi unitari. Sono i paesaggi della zootecnia intensiva, paesaggi della massimizzazione e dell’automazione, come quelli analizzati da Víctor Muñoz Sanz (TU Delft). Nascosti in piena vista, non risultano solo come suoli e supporti fisici, ma come sistemi complessi di relazioni, infrastrutture e processi produttivi.

In essi si consuma un’estrazione che non riguarda solo le componenti ecologiche, ma anche i corpi viventi. Le specie animali che li abitano, pur marginalizzate nelle forme di rappresentazione politica e culturale, ne sono parte integrante e sono sottoposte a logiche produttive che ne regolano esistenza e valore. In questo senso, come osserva la storica e filosofa Benedetta Piazzesi, gli animali costituiscono una presenza costante nella storia dei dispositivi disciplinari e biopolitici, in cui le tecnologie applicate ai corpi animali e umani si intrecciano. Lo spazio, in tal senso, non è solo abitato da umani e non umani, ma è prodotto da queste relazioni asimmetriche, diventando una piattaforma di estrazione biopolitica come indaga Nicole Shukin in Capitale animale“, in cui la vita animale è continuamente gestita, misurata e trasformata in valore economico.

 

Geografie della dipendenza

Nella Pianura Padana, e in particolare nella bassa bresciana, la produzione animale intensiva prende forma su un territorio organizzato da reti idriche, continuità agricole e infrastrutture logistiche. La prossimità tra allevamenti, impianti di trasformazione e coltivazioni dedicate ha contribuito alla costruzione di uno dei più intensivi sistemi zootecnici europei. I principali affluenti del Po (Oglio, Mella e Chiese) attraversano infatti aree ad alta densità zootecnica, rendendo evidente il legame strutturale tra reti ecologiche e produzione animale. La concentrazione degli allevamenti lungo questi corpi idrici mostra come la geografia della zootecnia intensiva dipenda dalla possibilità di intercettare, distribuire e gestire flussi idrici su scala territoriale.

Ciò da cui dipendete definisce un territorio”, scrive Bruno Latour. Applicata alla provincia di Brescia, questa prospettiva consente di leggere il paesaggio rurale come una costruzione complessa, in cui infrastrutture, reti idriche e sistemi logistici sostengono la filiera della carne. Il territorio non si presenta come uno sfondo neutro, ma come una piattaforma operativa in cui si intrecciano produzione e organizzazione spaziale.

Le ecologie della carne nella provincia di Brescia si articolano in territori plasmati dalla sovrapposizione di dispositivi spaziali e dipendenze ecologiche. Spazi in cui le isole produttive dell’allevamento sono immerse in distese di mais e connesse da infrastrutture di trasporto e reti idriche.

 

Cartografare il sistema

Osservando questo sistema attraverso le sue infrastrutture, che ne permettono e sostengono il funzionamento, emerge una prima lente di lettura: l’acqua, elemento opaco e transcalare, che attraversa e organizza il fenomeno.

Le cartografie permettono di restituire questa condizione, mettendo in evidenza non solo la distribuzione degli allevamenti, ma anche le relazioni che li connettono. Flussi di mangimi, sistemi di smaltimento dei reflui e connessioni tra allevamento, trasformazione e distribuzione compongono un quadro che mostra come l’intero paesaggio sia strutturato attorno alla produzione animale. In questo senso, la pianura bresciana può essere letta attraverso la lente dei livestock hinterglobes elaborata da Nikos Katsikis, presentata nel symposium “Cowborgs in the Polder” e nella mostra “CONVIVIUM. Food Systems at the Limit”: territori operativi della produzione animale, in cui infrastrutture, ecologie e processi industriali si intrecciano fino a rendere il paesaggio una piattaforma continua della filiera zootecnica.

Il sistema territoriale si definisce come una rete di infrastrutture che intercetta e organizza territori e processi. Le reti idriche, gli impianti di trattamento, le coltivazioni destinate alla produzione di mangimi e la viabilità logistica contribuiscono a configurare uno spazio continuo, in cui suolo, acqua e aria sono costantemente coinvolti nei processi produttivi.

Una provincia-allevamento

La Lombardia è stata più volte descritta come una “regione-allevamento”, dove in molti comuni la densità di capi supera quella degli abitanti, delineando una condizione di pressione ecologica e saturazione zootecnica. All’interno di questo quadro, la provincia di Brescia si distingue per l’elevata intensità produttiva: dati ISTAT e recenti elaborazioni dell’Anagrafe Zootecnica evidenziano come numerosi comuni presentino tra le più alte concentrazioni zootecniche a livello europeo, espressione di un sistema fortemente specializzato e radicato nel territorio.

Qui si registra uno dei più alti carichi zootecnici d’Europa: oltre 1,3 milioni di suini, centinaia di migliaia di bovini e diversi milioni di avicoli distribuiti nella pianura bresciana. A questa concentrazione animale corrisponde una forte specializzazione agricola del territorio, in cui oltre 70.000 ettari sono coltivati a mais da insilato, destinato quasi esclusivamente all’alimentazione zootecnica.

Comuni come Calvisano, Ghedi, Manerbio, Chiari e Isorella si configurano come veri e propri poli zootecnici, dove la densità animale supera drasticamente quella umana e diverse filiere produttive convivono nello stesso spazio territoriale. La concentrazione degli allevamenti produce inoltre una pressione significativa sulle matrici ambientali, in particolare sui sistemi idrici e sulla gestione dei reflui, rendendo evidente il legame tra intensificazione zootecnica, uso del suolo e trasformazione ecologica del territorio.

Questo sistema territoriale trova una sua immagine simbolica nella monumentalizzazione di un silos per mangimi collocato al centro di una rotatoria, nodo logistico e insieme emblema della centralità della zootecnia nella configurazione del territorio.

 

Filiere multispecie

Che cosa comporta, dal punto di vista territoriale, la coesistenza intensiva di più specie animali all’interno di un sistema zootecnico altamente sviluppato? Quali effetti spaziali produce e quali forme di pressione ed erosione genera sui sistemi ecologici che lo rendono possibile?

Il territorio appare disposto e progressivamente pre-disposto all’allevamento multispecie, come se si fosse organizzato per accogliere forme diverse di produzione animale. Gli attriti logistici tendono a ridursi, mentre le reti idriche, insieme alle altre infrastrutture, vengono messe a sistema in modo da sostenere in modo continuo la produzione, adattandosi alle esigenze di specie diverse. Nel caso della provincia di Brescia, e in particolare nel territorio di Calvisano, si osserva una configurazione in cui diverse filiere, bovina, suina, avicola e ittica, convivono nello stesso tessuto territoriale. Tra le diverse filiere si producono relazioni di interdipendenza e, talvolta, forme di sinergia, come il caso delle Acciaierie di Calvisano e l’allevamento di storioni da caviale.

Questi territori multispecie sono caratterizzati da relazioni asimmetriche che riflettono logiche di ottimizzazione e sfruttamento. Così si può parlare di una vera e propria infrastrutturazione zootecnica multispecie, che produce effetti ecologici e territoriali pienamente visibili, ma difficili da riconoscere come sistema, come mostra l’antropologo Alex Blanchette nel suo libro “Porkopolis“. Il territorio quindi non è solo lo sfondo della produzione, ma il suo principale dispositivo. Riconoscerlo significa rendere visibili le relazioni che lo strutturano e aprire la possibilità di ripensarle.

Immagine di copertina: il paesaggio tra allevamenti e campi di mais, Brescia, Lombardia (© Alice Morena, Simone Nebbia)

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Tag: , , , , , , , , , Last modified: 14 Maggio 2026