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Arianna PanarellaScritto da: Professione e Formazione Reviews

New Design for a New World, l’invisibile in mostra

New Design for a New World, l’invisibile in mostra
Alla Fabbrica del Vapore di Milano, fino al 26 aprile, il ruolo della formazione pubblica nel design contemporaneo nell’esposizione di ISIA Roma e Pordenone e ISIA Faenza e nei dialoghi-laboratorio di ISIA Firenze

 

MILANO. Fino al 26 aprile, durante la Milano Design Week, gli spazi della Fabbrica del Vapore accolgono “ISIA Research – New Design for a New World”, una mostra che mette al centro il ruolo della formazione pubblica nel design contemporaneo. Promossa dalla Conferenza Nazionale dei Presidenti e Direttori ISIA e realizzata dagli istituti di Faenza, Firenze e Roma – insieme alla sede di Pordenone – l’esposizione si inserisce nel programma cittadino con il patrocinio di ADI – Associazione per il Disegno Industriale, Associazione italiana design della comunicazione visiva e ISPRA – Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale.

All’interno di una settimana in cui viene “messa in mostra” ogni cosa, questa non è una semplice esposizione. Piuttosto, si configura come un dispositivo che prova a raccontare il design dall’interno, restituendo il modo in cui prende forma, si costruisce, si mette in discussione.

 

Processi, tentativi, errori, intuizioni in mostra

Non si incontrano solo oggetti finiti, ma processi, tentativi, errori, intuizioni. I progetti esposti – prototipi, modelli, installazioni – parlano di sostenibilità ambientale, trasformazioni sociali, innovazione tecnologica, ma lo fanno mostrando anche ciò che normalmente resta invisibile: il percorso. È un racconto che parte spesso da esercizi didattici, anche molto semplici, e che si sviluppa fino a diventare qualcosa di concretamente realizzabile. In molti casi, infatti, gli studenti non si limitano a immaginare un prodotto, ma ne studiano i materiali, i processi produttivi, fino ad arrivare alla costruzione di veri e propri dispositivi.

È qui che il design si rivela come pratica insieme critica e operativa. Un progetto, per esempio, può nascere dall’uso di materiali inusuali, come lo SCOBY (Symbiotic Culture of Bacteria and Yeast) derivato dalla fermentazione del tè che, una volta essiccato, assume una consistenza simile alla pelle. Ma ciò che colpisce non è solo il materiale in sé: è il fatto che gli studenti progettino anche le macchine per lavorarlo, come sistemi di stampaggio che tengono conto dei limiti fisici del materiale stesso. Ne emerge un approccio in cui ideazione e produzione coincidono, e in cui anche la sostenibilità non è un tema astratto, ma una proprietà concreta: materiali biodegradabili, riutilizzabili, capaci di tornare allo stato iniziale.

 

Comunicazione, digitale e riflessioni teoriche

Accanto al prodotto, la comunicazione assume un ruolo centrale. Libri interattivi, sistemi editoriali, progetti narrativi trasformano contenuti complessi in esperienze accessibili. Le fiabe vengono riscritte e rese interattive, i contenuti educativi diventano dispositivi visivi e tattili, mentre progetti dedicati all’educazione affettiva e sessuale lavorano sulla percezione e sulla consapevolezza del corpo attraverso poster e interazioni. In questi casi, il design non si limita a “trasmettere” un messaggio, ma costruisce le condizioni perché quel messaggio venga vissuto.

Un altro elemento ricorrente è il rapporto con le tecnologie digitali. L’intelligenza artificiale entra nei processi progettuali non solo come strumento, ma come oggetto di riflessione. Viene utilizzata per costruire moodboard, per generare scenari, per accelerare alcune fasi del progetto, in quella che viene definita una sorta di “analisi dell’inesistente”. Allo stesso tempo, emergono posizioni critiche: molti lavori interrogano i meccanismi opachi del digitale contemporaneo, mettendo in evidenza una forte attenzione etica da parte degli studenti.

Questa tensione tra sperimentazione e consapevolezza attraversa anche i progetti più legati alla forma. Nei corsi di teoria, gli studenti lavorano senza vincoli applicativi immediati, esplorando forme, colori, materiali, gesti. È un lavoro che può sembrare astratto, ma che in realtà costruisce le basi per leggere e progettare il mondo, avvicinandosi a una dimensione quasi semiotica del design.

 

Roma-Pordenone, Faenza, Firenze: approcci distinti

All’interno di questa cornice condivisa, i diversi ISIA delineano approcci distinti. ISIA Roma Design – insieme alla sede di Pordenone – propone una visione sistemica, in cui il progetto si intreccia con le dinamiche produttive e sociali. I lavori presentati riflettono questa impostazione: oggetti pensati per essere smontati e riciclati, dispositivi che coinvolgono l’utente nella produzione, progetti che agiscono sulla rigenerazione territoriale o sull’accessibilità cognitiva. Il designer emerge qui come mediatore, capace di mettere in relazione attori, contesti e processi.

ISIA Faenza, invece, parte dalla tradizione ceramica per spingersi verso una sperimentazione avanzata sui materiali. Il progetto “Co-inhabited Landing” sintetizza questa ricerca: sistemi modulari per la città che cercano di contrastare le isole di calore, integrando ceramica, acqua e vegetazione. Si tratta di micro-ecosistemi urbani pensati per migliorare le condizioni ambientali e favorire la biodiversità. In questo contesto si inseriscono anche le sperimentazioni sul micelio (l’apparato vegetativo e la struttura principale dei funghi), che dà forma a un materiale vivo, un biomateriale innovativo, leggero, isolante, sostenibile e biodegradabile, che apre scenari applicativi che vanno dal packaging all’architettura.

Sempre in relazione alla città, emergono progetti che uniscono design e tecnologia: sistemi di mobilità sostenibile basati su biciclette autoprodotte e condivise, oppure applicazioni che mappano le temperature urbane, suggerendo percorsi più freschi e comportamenti più consapevoli. Anche qui, il progetto non si esaurisce nell’oggetto, ma costruisce reti, comunità, strumenti di orientamento.

ISIA Firenze sceglie invece di spostare il focus sul piano discorsivo. Lo spazio Agorà diventa un luogo di confronto, in cui il design si apre al dialogo con altre discipline. Gli incontri non sono pensati come momenti celebrativi, ma come occasioni di ricerca collettiva. L’idea è quella di rovesciare il paradigma della Design Week: non più solo vetrina, ma laboratorio. Il design, in questo senso, non è un output, ma un input, qualcosa che genera nuove domande prima ancora che risposte.

 

Sperimentazione, ma sempre legata al territorio

Attraverso tutti questi progetti emerge un elemento comune: il forte legame con il territorio. Che si tratti di materiali locali, di contesti urbani specifici o di problematiche sociali, il design si sviluppa sempre in relazione a qualcosa di concreto. Non è mai astratto, ma situato.

In questo senso, la mostra offre anche una riflessione più ampia sul ruolo delle istituzioni pubbliche. Come sottolinea Giovanna Cassese, presidente del Consiglio nazionale per l’Alta Formazione Artistica e Musicale (CNAM) e presidente ISIA Roma, ciò che viene presentato non è una serie di esercizi accademici, ma il risultato di un sistema in cui formazione e ricerca coincidono. Su una linea simile si colloca anche il p residente della Conferenza nazionale dei Presidenti e Direttori ISIA e direttore ISIA Roma Tommaso Salvatori, che legge l’esposizione come una presa di posizione culturale: il design non come disciplina applicata, ma come strumento critico per interpretare e trasformare il presente.

Particolarmente significativa è la presenza del Dottorato di ricerca in Design for Social Change, che non si limita a contribuire con contenuti, ma partecipa attivamente alla costruzione della mostra stessa, progettandone narrazioni e dispositivi. Anche questo rafforza l’idea di un sistema in cui apprendimento e produzione si sovrappongono.

 

Design contemporaneo come campo aperto

Nel loro insieme, gli ISIA – con le sedi di Faenza, Firenze, Roma, Pordenone, ma anche Pescara e Urbino – delineano una rete articolata, capace di tenere insieme tradizione e innovazione, teoria e pratica, ricerca e applicazione.

“ISIA Research – New Design for a New World” restituisce così un’immagine complessa del design contemporaneo: non una disciplina chiusa, ma un campo aperto, fatto di relazioni, sperimentazioni e responsabilità. Più che una mostra, è un racconto in movimento, in cui ciò che conta non è solo ciò che si vede, ma tutto ciò che rende possibile vederlo.

Immagine di copertina: ISIA Research – New Design for a New World (© Stefano Compagnucci)

 

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Tag: , , , Last modified: 22 Aprile 2026