Design da manuale, tra storie e contro-storie

by • 19 Marzo 2020 • Design, Reviews1480

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Cos’è il design, e quando ha iniziato a delinearsi in maniera indipendente? Due testi cercano di rispondere a queste domande tracciando i confini del suo universo complesso, multiforme e parcellizzato

Se è vero che l’essere umano ha sempre progettato sin dalle sue origini, prima di tutto per soddisfare le sue necessità, è anche vero che gli oggetti non sono mai stati solo strumenti che assolvono una funzione ma, dalle piccole alle grandi cose, sono dispositivi su cui il genere umano si è esercitato per realizzare metafore e relazioni simboliche. Così una storia del design che cominci con la rivoluzione industriale, con l’inaugurarsi della produzione di serie, taglierebbe fuori proprio tutti quegli oggetti che non sono legati a tecnologie avanzate e che sono esistiti nei precedenti tremila anni. Raccontare la storia del design attraverso i manufatti che hanno accompagnato la storia dell’umanità è così l’obiettivo del testo Design. Storia e controstoria, che raccoglie scritti oltre che del curatore Andrea Branzi, di Alessandro Biamonti, Barbara Camocini, Maddalena D’Alfonso, Christian Galli, Nicoletta Morozzi, Marilia Pederbelli e Francesca Telli.

Il testo è un’antologia critica di quei prodotti che da sempre accompagnano l’attività umana, senza operare una distinzione di segno fra il reperto archeologico di uso comune, l’icona indiscussa delle avanguardie del XX secolo e il prodotto anonimo, per comprendere a fondo il significato del design e l’importanza degli oggetti nella rappresentazione e trasmissione di valori interiori e simbolici, invece che esclusivamente decorativi, materiali o di produzione. Branzi si conferma come uno degli interpreti più lucidi e acuti della realtà contemporanea, aprendo al lettore un mondo di connessioni e rimandi fra discipline e fenomeni storici apparentemente distanti fra loro, e fornendo un’analisi, mediata da una lettura sociologica, antropologica e psicologica, che riesce a scardinare le definizioni convenzionali in uso nella storia del design. Così le anfore greche sono un esempio dell’efficienza della produzione in serie del 400 a.C., in modo analogo a quello in cui gli arredi impilabili di Vico Magistretti per Artemide, prima di diventare design icon, erano il modello perfetto per rispondere all’esigenza collettiva di chiarezza e democrazia degli anni ’60 e le sedie Thonet sono stati prodotti di massa tanto quanto le librerie Ikea.

Il testo è suddiviso in tre macro-sezioni: Per capire il design, Dall’antichità al déco, Dall’industrial design a oggi, corredate da numerose fotografie di opere provenienti dalle collezioni museali più differenti, che conducono il lettore dai manufatti primitivi ai fenomeni più recenti del design, come l’artigianato digitale e la domotica, passando per gli autori e le correnti artistiche e di pensiero che più hanno segnato il mondo del progetto. Viene tracciata così una storia evolutiva degli oggetti domestici, che ha visto il susseguirsi di forme e materiali e che vede la trasformazione del product design in buzz design, in un sistema di prodotti immateriali e diffusi in cui i confini sono sfumati e in continuo movimento. Ma lo stretto rapporto tra uomo e oggetti rimane talmente centrale da convincerci che scrivere la storia delle cose che hanno fatto e fanno la nostra identità significa parlare dell’essere umano nelle sue convinzioni e nei suoi valori più profondi; perché gli oggetti non sono mai stati soltanto tali.

Se la produzione di manufatti ci ha sempre accompagnato sin dagli albori della civiltà, lo stesso non può dirsi per il design che, nella sua accezione moderna e contemporanea, ha iniziato a delinearsi come disciplina autonoma solo nella seconda metà dell’Ottocento, cioè quando i tempi hanno richiesto che vi fosse la figura di un professionista della progettazione. Questa la premessa degli autori al Manuale di storia del design, che segna la via per comprendere la complessità del concetto di design, ormai debordante nelle sue tante accezioni e cronologie. Gli autori, Domitilla Dardi e Vanni Pasca, entrambi con una lunga e approfondita esperienza nella didattica universitaria, indicano la via per comprendere il fenomeno, in un manuale che traccia le maggiori trasformazioni sociali e politiche all’interno delle quali il design è maturato, a partire dalla rivoluzione industriale fino ai giorni nostri.

Si tratta di un libro lontano dall’immagine stereotipata e i ritmi convenzionali del manuale a uso didattico, con una grafica pop dai colori brillanti e saturi, che assegna a ognuno dei nove capitoli una copertina con una pietra miliare del design, accompagnata da una scheda informativa, per rappresentare in maniera immediata e intuitiva un periodo di tempo. A cominciare dalla macchina a vapore di Watt, da cui ha preso avvio la prima produzione industriale, per continuare nel 1903 con la sedia di Mackintosh per la Hill House a Hellensburg, destinata a un’utenza ampia e alla produzione di massa, e la poltrona Sacco ai tempi della rivoluzione sessantottina e del radical design, fino alla Chair One del 2003, di Konstantin Grcic, che rappresenta un linguaggio figlio della nuova tecnologia.

Ma il testo non si limita a ripercorrere lo sviluppo del design in maniera cronologica, restituendo così una caratteristica della disciplina, soggetta a improvvise accelerazioni, a drastici arresti e legata a eredità culturali distanti fra loro; si sofferma, invece, in quei passaggi che necessitano un approfondimento. All’interno di specifici box colorati vengono, infatti, circoscritti nuclei tematici: da un lato per permettere al lettore di avvicinarsi a un argomento, di esaminare protagonisti e cifre stilistiche, dall’altro per coglierne le ricadute su altre discipline. È il caso del movimento surrealista che dalle opere di Salvador Dalì e Meret Oppenheim, attraverso il Divano Bocca di Studio 65 prodotto per Gufram nel 1970 o della seduta Magritta di Roberto Sebastián Matta del 1971, arriva ai giorni nostri, testimoniando l’influenza del movimento artistico anche in epoche e contesti lontani da quelli originari.

Il manuale associa macro e micro-fenomeni per comporre un quadro che, nella sua necessaria sintesi, evidenzia connessioni importanti per comprendere quel sistema complesso che è diventato il design oggi. Un testo approfondito e allo stesso tempo di piacevole lettura – esito di una non banale attività di sottrazione e alleggerimento da parte degli autori – che non si limita a parlare agli studenti dei corsi specialistici o agli addetti al settore ma che riesce a esporre i processi del design in maniera chiara anche a chi ne vuole capire le complesse dinamiche concettuali e storiche.

Il design. Storia e controstoria, a cura di Andrea Branzi, Giunti Editore, 288 pagine, 39 euro

 

 

 

 

 

 

 

Manuale di storia del design, di Domitilla Dardi e Vanni Pasca, Silvana Editoriale, 280 pagine, 30 euro

 

 

 

 

 

 

 

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