Da 200 anni, tutti seduti davanti a Thonet

by • 9 Gennaio 2020 • Design, Reviews1493

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Visita alla mostra “Multiforme legno curvato. Thonet e il moderno design di mobili”, al MAK di Vienna

 

VIENNA. All’inizio fu la sedia “Boppard”. Già dal 1819 Michael Thonet aveva aperto una falegnameria nella cittadina di Boppard, in Renania, e dal 1830 aveva cominciato a sperimentare per semplificare, velocizzare e standardizzare la produzione di sedie, riuscendovi in buona misura prima della fine del decennio. La sedia Boppard sviluppata negli anni ’30 dell’Ottocento era sostanzialmente un’espressione del tardo Biedermeier. Nulla di nuovo dal punto di vista estetico, ma il procedimento di curvatura del legno massello che Thonet stava mettendo a punto, presentava aspetti rivoluzionari. Conscio della propria innovazione, nell’agosto del 1840 Thonet chiese il brevetto, che però venne negato dal competente ufficio di Berlino. Un’insidia commerciale sventata dall’apparizione in scena del principe Metternich, che nell’agosto 1841 vide le sedie di Thonet in mostra a Coblenza. Pragmatico e lungimirante, l’aristocratico invitò il falegname a trasferirsi a Vienna: «Quel che fate è tutto bello e buono, ma a Boppard resterete un pover’uomo». Meno di un anno dopo Thonet prendeva dimora nella capitale asburgica e chiedeva di poter registrare il «privilegio di piegare con procedimento chimico-meccanico qualsiasi tipo di legno in qualsiasi modo si possa immaginare». Benché fosse cittadino tedesco, il 16 luglio 1842 la Hofkammer viennese concesse il privilegio. Non avendo capitali sufficienti per aprire un proprio laboratorio, Thonet lavorò in un primo tempo per la fabbrica di mobili Franz List, che stava collaborando con l’architetto inglese P.H. Desvignes, incaricato dal principe Liechtenstein di ristrutturare e arredare il suo palazzo nella Bankgasse. Quella dimora patrizia fu la grande occasione di Thonet, che riuscì a ricavarsi una nicchia creativa: si occupò dei pavimenti in legno, ma riuscì anche a produrre diversi tipi di “Laufsessel”: sedie leggere e atte ad ogni uso. Fu l’inizio di un’ascesa vertiginosa. I prodotti Thonet piacquero a Desvignes ma soprattutto ai potenti e danarosi Liechtenstein, Schwarzenberg e Palffy.

Il resto è storia di una ditta pluripremiata, e sempre più specializzata nella produzione di sedie, declinate nel tempo in ogni possibile variante. La serie di modelli “Boppard” figliò un esercito di sedie per interni ed esterni, che conquistarono il mercato asburgico e poi quello europeo e quello d’oltreoceano, grazie non soltanto a forme essenziali ma eleganti e a sedute stabili e leggere, bensì anche grazie ad imballaggi ridotti al minimo e ad un marketing accorto, fatto di cataloghi in diverse lingue e pubblicità efficaci: «Le singole parti son unite assieme con viti e senza colla affatto. Una cassa contenente tre dozzine di sedie a pezzi, occupa il volume di un metro cubico», recitava una presentazione del 1885. Nel frattempo la mitica sedia n. 14 del 1859, prodotta nuovamente dal 1960 nella sede tedesca di Frankenberg, è diventata la n. 214, ma viene tuttora pubblicizzata con pregnante laconicità: «1 idea, 6 pezzi, 2 madreviti, 10 viti».

 

La mostra

Nel bicentenario della fondazione della ditta Thonet, fino al 13 aprile il MAK espone 240 pezzi che raccontano il divenire di sedie entrate nella storia del design, sia che si tratti di manufatti di legno, sia di produzione in tubolare d’acciaio, materiale già utilizzato negli anni ’20 per la fabbricazione di biciclette, ma non ancora per i mobili, e scelto e utilizzato da Thonet come ulteriore opportunità aziendale, che grazie alla collaborazione di progettisti prestigiosi come Marcel Breuer, Mies van der Rohe o Le Corbusier portò l’azienda a diventare negli anni ’30 leader mondiale anche di quella variante produttiva.

L’allestimento della mostra (“Bugholz, vielschichtig – Thonet und das moderne Möbeldesign”- “Multiforme legno curvato. Thonet e il moderno design di mobili”) è nel minimalismo voluto dal curatore Sebastian Hackenschmidt. Un interessante percorso che concentra l’attenzione sui manufatti e consente il puntuale raffronto di diverse varianti nel corso di due secoli; perché Thonet variò ampiamente i propri modelli ma, in seguito, numerosi designer e produttori s’ispirarono più o meno dichiaratamente alle sue creazioni.Così, l’esposizione esplicita maestri ed epigoni con esempi pregnanti.

Fondamentale è il catalogo (bilingue tedesco-inglese), che con una serie di tabelle permette di risalire ad una datazione certa di sedie, poltroncine, sdraio, sgabelli, magari ancora parte del mobilio di casa dei visitatori. Quello della datazione e anche dell’attribuzione non è un elemento irrilevante per la comprevendita di prodotti Thonet: tante sono le stampiglie e le etichette cartacee (ben illustrate dal catalogo), sette le fabbriche in Europa, e le fusioni con altre ditte possono indurre confusione. La mostra fa dunque anche chiarezza ed è un valido aiuto per chi voglia cimentarsi in compravendite lucrative, laddove i 50 milioni di esemplari in cui già solo fino al 1930 è stata prodotta la sedia n.14, suggeriscono di spostarsi su transazioni di manufatti meno capillarmente planetari.

 

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One Response to Da 200 anni, tutti seduti davanti a Thonet

  1. […] per rispondere all’esigenza collettiva di chiarezza e democrazia degli anni ’60 e le sedie Thonet sono stati prodotti di massa tanto quanto le librerie […]