Charlotte Perriand, grandissima del ‘900

by • 8 Gennaio 2020 • Design, Mosaico, Reviews717

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Visita alla mostra “Le monde nouveau de Charlotte Perriand”, allestita alla Fondazione Vuitton di Parigi, in omaggio alla progettista francese nel ventennale della scomparsa

 

PARIGI. «La vita è fatta di flessibilità e gioco, ci vuole un certo gioco perché viva la vita: il legno gioca, il cemento gioca, la pupilla si espande e si adatta, così come tutti gli esseri viventi», affermava Charlotte Perriand (1903-1999). Intrepida donna d’arte, non ha mai smesso di esplorare la tavolozza dei materiali e delle tecniche più innovative e di sposare con facilità arte e industria, materiali naturali e artigianato. Proveniente dalla scuola di arti decorative, a partire dagli anni venti fonda il suo studio di architettura d’interni e si unisce all’avanguardia progettando mobili tubolari presentati al Salone d’autunno del 1929 a Parigi. E’ sul medesimo piano di Djo-Bourgeois, René Herbst e Le Corbusier, i suoi colleghi maschi. E’ parte dell’UAM (Unione artisti moderni) e dei CIAM (Congressi internazionali di architettura moderna). Sempre a Parigi, con Le Corbusier e Pierre Jeanneret, contribuirà in particolare agli arredi di Ville Savoye (1931), della Cité du refuge (1933) e del Padiglione svizzero alla Città universitaria (1934). A tutti i livelli, dall’architettura, al design alle arti decorative, Perriand mobilita, a seconda dei programmi e dei luoghi, metallo, legno, bambù, pietra, lamiera smaltata, vetro, poliestere, gomma o altro. Si nutre dell’influenza del Giappone e del Brasile, senza trascurare le fonti del vernacolare per costruire una nuova art de vivre che le è valsa un posto di riguardo tra i grandi creatori d’avanguardia del XX secolo.

Se il suo collier di sfere metalliche (1927), la biblioteca “Nuage” (1958), la sedia “Ombre” (1955) o la poltrona reclinabile firmata con Le Corbusier (la chaise longue, 1928) sono ora iconici, i suoi progetti di edifici prefabbricati per la “Maison au bord de l’eau” (1934) o la “Maison du jeune homme” (1935), immaginata con Herbst e Louis Sognot all’Esposizione internazionale di Bruxelles, hanno lasciato un segno. Lo stesso vale per il progetto di bivacco (il refuge tonneau, 1938), o il suo ruolo di architetta-urbanista nella stazione sciistica di Les Arcs (1967-1989). Ricordiamo anche la sua missione come consulente per l’arte industriale presso il governo giapponese a Tokyo, dove visse dal 1940 al 1946, prima di abolire i confini delle discipline con la sua mostra “Proposta per una sintesi delle arti” (1955) che riunì Léger, Le Corbusier, Hartung e Soulages.

 

Una grande mostra

A vent’anni dalla morte, la Fondazione Louis Vuitton le dedica una splendida mostra. Firmate o co-firmate da Perriand e dai grandi artisti del suo tempo, 400 opere accompagnate da ricostruzioni d’ambiente sottolineano i legami evidenziati dal suo lavoro tra design, architettura e arte. Distribuita in tutti gli spazi della Fondazione – è la prima volta che ciò avviene -, la presentazione allestita da Jean-François Bodin è scandita da numerose ricostruzioni sotto l’egida dell’architetto Arthur Ruëgg, eminente specialista in questi generi d’intervento.

Attraverso undici gallerie, il percorso cronologico affronta in particolare la costruzione della modernità, il ritorno alla natura in nome di un rinnovo dell’abitare, le collaborazioni con gli artisti, le stanze per studenti minimaliste progettate per le case del Messico (1952) e della Tunisia (1952) alla Città universitaria di Parigi, la mostra di Tokyo e il soggiorno a Rio, il costruire e vivere in montagna o ancora il contributo di Perriand al mondo dei musei e dei collezionisti: il museo di arte moderna (1965), l’appartamento di Maurice Jardot (1978) e la galleria Louise Leiris (1989). Particolarmente accattivanti, le ricostruzioni storiche pongono i visitatori nel cuore dell’universo di Perriand, trasportandoli nell’appartamento-atelier parigino di place Saint-Sulpice (1927), al Salone d’autunno, nei vari progetti di case in riva all’acqua, per un giovane o nel bivacco tonneau. Nell’ultima galleria, in cui riecheggia l’architettura di Frank Gehry che ospita la Fondazione Vuitton, la fine del percorso presenta la ricostruzione della casa da tè pensata per l’Unesco (1993).

Intorno agli eredi di Charlotte, sua figlia Pernette Perriand-Barsac e suo genero Jacques Barsac – principali curatori della mostra – e Arthur Ruëgg, sono stati riuniti gli storici Sébastien Cherruet, Gladys Fabre e Sébastien Gokalp, assistiti da Roger Herrera e Oliver Michelon, della Fondazione Vuitton.

Se questa mostra merita senza dubbio di essere lodata, ci invita tuttavia a interrogarci sull’aspetto di speculazione che potrebbe sottendere se pensiamo ai prezzi che raggiungono oggi gli arredi e le opere dei pionieri della modernità quando istituzioni, galleristi, collezionisti, produttori, commercianti d’arte e titolari dei diritti si premurano di “valorizzarli”, talvolta scontrandosi sull’attribuzione di questa o quell’opera.

 

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“Le monde nouveau de Charlotte Perriand”
Fondazione Louis Vuitton, Parigi
Fino al 24 febbraio 2020
Catalogo: Fondation Louis Vuitton / Editions Gallimard

 

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