Una microarchitettura unisce la ricerca su materiali naturali e il benessere con l’apiterapia. Visita e racconto di un’esperienza sensoriale in un luogo inaspettato: nel “generico” quartiere milanese di Cascina Merlata
MILANO. Nel 1900, il compositore Nikolai Rimsky-Korsakov ci propone uno sguardo originale sul mondo naturale con il brano “Il volo del calabrone”, un’imitazione virtuosa, basata sull’agilità, che simula il movimento incessante delle ali mettendo a dura prova l’esecutore.
Per generazioni, e in particolare nell’era moderna, arte e architettura hanno tratto grandissima ispirazione dalla natura ma, allo stesso tempo, l’hanno lasciata estranea e distaccata dalla vita urbana. Traditi dall’idea che la città moderna dovesse essere pulita e separata dal sistema biologico primario, abbiamo creato una netta separazione tra ciò che è realizzato dall’uomo e ciò che è naturale. La città finisce proprio dove la natura inizia.
Per chi voglia fare una passeggiata (c’è tempo fino a domenica 14 giugno) nel Parco di Cascina Merlata a Milano, l’installazione Hexa, una piccola casa sviluppata da Ricehouse e Apicoltura Urbana, propone una visione diversa di questo rapporto alienante. Le api qui non vengono invocate od imitate, ma integrate direttamente nella struttura stessa, rendendo così labile il confine natura e artificio, tra costruito urbano e ambiente biologico.
L’edilizia sostenibile, i materiali biodegradabili e la sostenibilità in genere sono ormai concetti onnipresenti nel discorso architettonico odierno, ma spesso rimangono confinati a metriche tecniche, a soluzioni ingegneristiche o, peggio, ad espedienti comunicativi. HEXA, un abitacolo di 6 metri quadrati, posata in un prato, offre un approccio alternativo, spostando di nuovo l’attenzione sull’esperienza. La microstruttura è costituita da un piccolo, accogliente spazio interno dove materie di costruzione e biologia convergono per generare un’esperienza fisica e sensoriale di effettiva potenza.
I visitatori si tolgono le scarpe, entrano in tre o quattro e si immergono in una mezz’ora di quiete e ascolto. Sullo sfondo il costante ronzio delle api che emana dagli alveari integrati nelle pareti e a contatto, sicuro, con l’ambiente interno: siamo tutti un poco storditi dall’aroma della propoli (etimologicamente “ciò che sta davanti alla città”, ma guarda…), dalla sua materialità grezza e da una coibentazione acustica che ci estranea dal rumore urbano circostante. Invece di imitare la natura, questa piccola architettura rende visibili e vivibili i processi biologici che, tipicamente, rimangono celati nella città.
Si tratta di una transizione verso un design che non guarda alla forma, ma che si focalizza sulla creazione di un ambiente sensoriale immersivo fatto di profumi e suoni. L’effetto è così convincente che ci si potrebbe dimenticare che questi risultati provengono da un impegno che vede Ricehouse, azienda radicata a Biella, produrre da un decennio materiali e componenti da costruzione tratti dai residui – principalmente paglia e bucce, la lolla o pula – della coltivazione del riso, sviluppata nel nord Italia così come in molte altre parti del mondo. La struttura è realizzata con semplicità ed onestà nel rispetto della verità dei materiali impiegati che si traduce in una qualità anche estetica.
Al cospetto delle materie prime derivate dalla coltivazione del riso, tutti i sensi impegnati, non si può non andare col pensiero ai lunghi decenni nei quali la plastica imperava come materiale miracoloso che si offriva al consumo in abbondanza, economica, adatta ad ogni uso e dalla vita eterna. Proprio sulla durabilità si sono poi infranti i problemi di smaltimento e sostenibilità che ci affliggono, problemi che, invece, i materiali naturali affrontano con grandi possibilità, generando entusiasmo per affrontare virtuosamente abbondanza e sprechi. L’architettura cerca, e trova in questo caso, materiali che sappiano scomparire e tornare a far parte della terra, trasformando, ad esempio, i rifiuti della coltivazione del riso in pannelli isolanti ad alte prestazioni. Non è una forma di nostalgia rurale, ma bensì una ridefinizione del progresso: un risultato tecnologico misurato dalla capacità di non lasciare residui e rifiuti ineliminabili.
Hexa si colloca a Cascina Merlata non senza sollevare qualche interrogativo. Un nuovo quartiere, nato con Expo 2015 del quale è presto rimasto orfano, è laboratorio urbano che possiede anche una certa qualità generica. Gode di un disegno pulito, meticolosamente pianificato, che potrebbe stare ovunque interpretando una periferia moderna ancora alla ricerca della propria identità e umanità.
È vero che il piccolo padiglione costituisce un momento di riconnessione fra i visitatori e la natura nonché fra le persone stesse, ma la vera forza del progetto risiede nel fatto che la microarchitettura, proprio come il quartiere, può essere collocata ovunque nel senso positivo del termine, offrendo una piattaforma mobile per generare ascolto e attenzione ai temi della natura, della reale sostenibilità ambientale e del benessere.
Immagine di copertina: Padiglione Hexa, Milano, 2026 (@Beatrice Arenella)
La struttura
Un progetto di Ricehouse in collaborazione con Apicoltura Urbana nel quartiere UpTown, Milano, via Pierpaolo Pasolini, Milano. Apertura al pubblico fino 14 giugno 2026, ingresso gratuito su prenotazione.
























