Il Planetario di Cosenza, solenne e… maggiorenne

by • 5 Novembre 2019 • Mosaico, Progetti825

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Visita al Museo della Scienza e Planetario di Monestiroli Architetti Associati, finalmente completato a 18 anni dal concorso

 

COSENZA. Come per il ponte di Calatrava, anche il nuovo Museo della Scienza e Planetario, esito di un concorso del 2001 a firma di Monestiroli Architetti Associati, giunge al completamento a distanza di circa 18 anni dal progetto. Un destino comune, che come già detto in occasione del ponte, ha il paradosso di rappresentare la contemporaneità con uno scarto sedimentale di circa vent’anni ma, che forse, dobbiamo ancora accogliere con positività.

Una grande cupola, incastonata all’interno di una struttura bianca in acciaio, diviene il luogo didattico e scientifico che custodisce la scienza. Intitolato a Giovan Battista Amico, astronomo e studioso cosentino del Cinquecento, il museo ambisce a divenire un nuovo polo culturale per la città. Si conclude con quest’opera un sistema che, assieme al citato ponte, connette due punti focali importanti per Cosenza, la via Reggio Calabria con la contrada Gergeri (uno dei quartieri maggiormente degradati), in un disegno certamente più ampio che si va delineando in un tempo lento, quanto incisivo per la stessa.

Recentemente altri progetti, come ad esempio il concorso della “Città dello sport”, ovvero la riqualificazione dello stadio Luigi Marulla vinto da Atelier(s) Femia e Rudy Ricciotti (2019), paiono forse chiudere una stagione intensa di proposte e realizzazioni nella città Bruzia, lasciando sospesi, per alcuni casi, interrogativi di tipo programmatico ed economico.

«L’idea centrale di questo progetto – afferma lo stesso Antonio Monestiroli – è quella di esporre i modelli luminosi dei sistemi celesti in un grande spazio vuoto così che risultino “sospesi” come realmente sono. La stessa cupola del planetario sarà evocativa, all’interno del museo, di un corpo celeste. Ne risulterà un luogo spettacolare, libero da arredi fissi e disponibile a manifestazioni diverse, di volta in volta allestite all’interno di una festosa allegoria dell’universo».

Una rampa centrale supera l’altezza del basamento e definisce l’accesso al planetario, tagliando il volume in due parallelepipedi trasparenti. Lo spazio interno vuoto, alto circa 15 metri, accoglie con eleganza la cupola, attorno alla quale si dispongono, sospesi, i modelli dei pianeti del sistema solare. È un percorso circolare, che attraverso quattro accessi ne permettono la visita all’interno. Qui un sofisticato sistema di lenti Zeiss e proiettori di ultima generazione riescono a combinare immagini di altissima risoluzione, assieme a riproduzioni di suoni e proiezioni di nebulose e galassie. Il basamento solleva l’architettura ospitando i servizi e i vani tecnici necessari al funzionamento del planetario, conferendone monumentalità e distacco.

L’architettura mostra così la sua natura di scrigno che custodisce l’infinito, ma è anche macchina e meridiana che ne misura il tempo, le ombre, le proiezioni e i riflessi di luce durante la giornata; mentre di notte, diviene elemento di raffinata composizione di luce.

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