Il testo a seguire è stato scritto nel momento in cui lOAT ha deciso di fare propria la voce di gruppi di iscritti che chiedeva il ritiro del ddl sullampliamento delle competenze dei geometri. Non è parsa sufficiente garanzia, per affrontare il tema generale della riforma delle professioni, la disponibilità della senatrice Simona Vicari a sospendere il ddl in attesa di ricevere emendamenti da parte del Consiglio Nazionale; impegno assunto in occasione di un incontro tra la senatrice firmataria del decreto e lo stesso CNAPPC. LOAT ritiene quindi necessario riprendere il tema delle competenze professionali e chiede al CNAPPC, prima di sedersi al tavolo di lavoro tra le quattro categorie tecniche, di discuterne approfonditamente con tutti gli Ordini degli Architetti italiani, già nella prossima Conferenza degli Ordini, da convocare il più rapidamente possibile, posponendo a una successiva riunione ogni altro argomento. LOAT, in accordo con lOrdine degli Ingegneri di Torino e con le rispettive Federazioni degli Ordini del Piemonte e della Valle dAosta, ha inoltre invitato venerdì 5 marzo i parlamentari piemontesi eletti alla Camera e al Senato per chiedere il ritiro del ddl 1865 e per consegnare il documento che riportiamo in questa stessa pagina. Lesito dellincontro è raccontato su www.to.archiworld.it La Senatrice Simona Vicari (Pdl eletta in Sicilia, architetto, iscritta allOrdine degli Architetti di Palermo) è la prima firmataria del ddl 1865 sulle competenze professionali dei geometri, dei geometri laureati, dei periti industriali con specializzazione in edilizia e dei periti industriali laureati. È un provvedimento che intende dare «certezza del diritto ai geometri ed ai periti industriali» circa le competenze professionali, e che persegue inoltre lobiettivo di rivitalizzare (sic) «linteresse degli studenti iscritti agli istituti tecnici che vedranno il loro futuro professionale con maggiori e più sicure prospettive di lavoro». Lo strumento previsto è lampliamento delle competenze professionali sia per la progettazione architettonica e strutturale (con soli limiti in altezza) che per la progettazione urbanistica attraverso piani di lottizzazione o piani di recupero. Si tratta di uniniziativa inaccettabile e foriera di ulteriori gravi conseguenze per la professione tecnica in Italia e premessa di ulteriori gravi disastri per il nostro territorio: anziché affrontare in modo responsabile e serio il problema della qualità della produzione edilizia e urbanistica si aprono spazi (di evidente interesse elettorale) a ulteriori ondate di produzione di «villette, edifici mono o bifamigliari, complessi produttivi» di scarsa qualità. La stessa logica che sta dietro alla riproposizione di nuovi condoni edilizi sta dietro allapertura delle responsabilità progettuali a tecnici diplomati: nessun rispetto per il bene comune rappresentato dal territorio e dal paesaggio, ridotti a puro contenitore sul quale tutti sono titolati a depositare i risultati della propria attività! In questo senso si muovono le facoltà di Architettura italiane, che nella riorganizzazione dei percorsi formativi moltiplicano i corsi di studio senza interrogarsi se esista una rispondenza tra i laureati licenziati ogni anno, tra il loro numero e il loro livello di preparazione e le esigenze di un mondo della professione che richiede altre e più elevate capacità e che fa grande fatica a garantire una dignitosa attività agli attuali 140.000 (!) architetti (cinque volte più numerosi in Italia rispetto alla media europea). In questo senso è già oggi presente una grande e inaccettabile situazione di confusione nellesercizio dellattività professionale tecnica sulla quale un po di chiarezza era stata portata da una recente sentenza della Corte di Cassazione nel settembre 2009: e invece di procedere a una rivisitazione attenta delle competenze legate ai percorsi formativi si sceglie di aprire a tutti, con buona pace della qualità delle trasformazioni del nostro territorio e delle nostre città. A quale modello europeo stia guardando il nostro legislatore è fin troppo facile arguirlo: certo non guarda i modelli più virtuosi!
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