A Venezia l’offerta culturale ed espositiva si arricchisce ulteriormente grazie alla presenza di numerosi enti privati: sedi prestigiose e programmi ambiziosi e altisonanti. Visita delle nuove location, in città e all’Isola di San Giacomo in Paludo
VENEZIA. Il proliferare di nuove fondazioni nel contesto lagunare non è certo un fenomeno nuovo. Da anni Venezia attrae investitori e soggetti stranieri che sempre più spesso acquistano Palazzi per farne sede di attività culturali ed espositive quando non anche, in parte, la propria temporanea residenza.
Realtà da lungo integrate nel contesto cittadino sono Fondation Pinault, Fondazione Prada, TBA21 (Thyssen-Bornemisza Art Contemporary). Altre più recenti, come Fondazione dell’Albero d’Oro e il Berggruen Arts & Culture vanno man mano consolidandosi o non hanno ancora una sede stabile in laguna (come l’ucraina Victor Pinchuk Foundation), mentre per la Anish Kapoor Foundation ancora si faticano ad identificare mission e programmazione. In concomitanza della Biennale d’Arte sono ben tre le nuove realtà che hanno deciso di inaugurare allineandosi al richiamo mediatico della kermesse veneziana: la Fondazione Dries Van Noten (aperta dal 25 aprile), la Fondazione dell’artista curdo-turco Ahmet Güneştekin (inaugurata il 6 maggio) e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (inaugurata il 7 maggio) cui si aggiunge l’apertura al pubblico della già radicata Fondazione Giancarlo Ligabue.
Realtà distinte e non comparabili ma che dovranno rispondere a quel necessario processo di inclusione che ne determinerà il reale valore. Perché se c’è una cosa che il tessuto sociale lagunare rigetta con sempre più determinazione è la presenza di corpi estranei incapaci di essere realmente permeabili a comunità e visitatori.
Tappa 1: Palazzo Pisani Moretta
Per la Fondazione Van Noten, che ha sede a Palazzo Pisani Moretta dove l’omonimo stilista ha preso residenza, le aspettative erano molto alte, incentivate da una strategia mediatica ben orchestrata da mesi: affissioni in città, interviste, campagne social, anticipazioni che rivelavano la volontà di fare del Palazzo un laboratorio di sperimentazione dedicata all’eccellenza artigianale come identità culturale.
Ma “The only true protest is beauty”, mostra inaugurale in calendario fino al 4 ottobre (modalità d’accesso al comune visitatore: 20 euro per una card che dovrebbe fidelizzare senza però offrire per ora nulla più della proposta attuale) delude presentandosi come un incrocio tra una wunderkammer, Homo Faber e un succinto compendio di haute couture. Lo spettacolare apparato decorativo di Palazzo Pisani Moretta è poco leggibile, avvolto nella penombra, in un percorso scandito per temi tra cui provocations, light and darkness, nature morte, chairs variations and deviations, language of flowers.
Abiti di Comme des Garçons e Christian Lacroix dialogano con gioielli, assemblaggi di Peter Buggenhout, scatti di Steven Shearer, creazioni in vetro di Ritsue Mishima, Wave Murano Glass, Ettore Sottsass. L’impressione, pur nell’apprezzabile sforzo di far dialogare contenuto e contesto, è un dejà vu di cui ci rimane impressa solo la scacchiera del giovane Joseph Arzoumanov “l’Échiquier des Songes” dove un braccio robotico regolato dall’Intelligenza artificiale muove preziosissimi personaggi-pedine in oro giallo, argento, zaffiri, smeraldi, rubini, topazi.

Tappa 2: Palazzo Erizzo
Diverso l’approccio della Fondazione Giancarlo Ligabue a Palazzo Erizzo, presente da 10 anni in laguna che con “Collecto” apre per la prima volta al pubblico un percorso dedicato al frutto della passione collezionistica di Giancarlo e portata avanti dal figlio Inti. Sale tematiche con un allestimento impeccabile in cui basamenti in bronzo acidato, micro supporti, mensole in acciaio conferiscono una leggerezza a selezionatissimi reperti.
Nella prima sala scatti di Mimmo Jodice con “Atleti della Villa dei Papiri” s’alternano ad esempi di terracotta policroma del IX–VIII secolo a.C., kylix e anfore attiche, manufatti etruschi. In quella successiva un meteorite pallasite di 4,5 miliardi di anni fa troneggia tra il globo celeste di Vincenzo Coronelli (1698) e “Avvenimento n. 317” (1958) di Edmondo Bacci. Nella “biblioteca mesopotamica”, sono 150 i manufatti tra bassorilievi, statue, tavolette in argilla, sigilli cilindrici sumeri, assiri, siriani, Né mancano esempi di arte oceanica, reperti dalle culture meso e sudamericane e un raffinato studiolo dedicato all’ “arte antica occidentale” con preziosi disegni di Leonardo, Tiepolo, Dorigny, Giulio Romano, figure caricaturali di Giambattista Tiepolo.
Il contemporaneo non è incursione ma audace accostamento mentre l’opera della giovane artista Marta Spagnoli si pone come frutto di una residenza d’artista. Modalità d’accesso: gratuito su prenotazione fino al 24 maggio; dal 17 settembre riapertura con ingresso a pagamento.
Tappa 3: Isola di San Giacomo in Paludo
Da ultimo, l’attesissimo avamposto (dopo Torino e Guarene) di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo sull’Isola di San Giacomo in Paludo, nella laguna Nord. Acquistata da Cassa Depositi e Prestiti nel 2018, la piccola isola condivide un passato consimile a tante altre tra quelle dimenticate nella laguna veneziana.
Il primo insediamento risale al 1046 quando vi venne eretto un convento per pellegrini e viaggiatori. Seguirono presenze cistercensi e dei Frati minori conventuali sino a diventare presidio militare in età napoleonica e all’abbandono nel 1961. Ora il progetto di recupero sviluppato in collaborazione con Asja Energy (presieduta da Agostino Re Rebaudengo) promette l’autosufficienza energetica al 100% grazie a risorse rinnovabili. Le due ex polveriere est e ovest, recuperate, fungono da spazio espositivo (attualmente per le mostre “Don’t have hope, be hope!”, con opere della Collezione Sandretto Re Rebaudengo e la personale di Matt Compson “Fanfare/Lament” fino al 12 settembre) mentre la terza accoglie la residenza privata della famiglia.
Atri edifici fungono da project space (con documentazione fotografica dell’intervento di recupero), meeting room, residenze d’artista (realizzate ex novo e in fase di completamento). Tutt’attorno le installazioni di Hugh Hayden, Goshka Macuga, Claire Fontaine, Mario Garcia Torres, Thomas Shutte, Pamela Rosenkranz. Negli intenti il programma punta a favorire dialoghi e incontri tra artisti e artiste, teorici e studiosi di tutte le discipline ma la sfida sarà quella di rendere davvero accessibile al pubblico l’isola (in forma gratuita e su prenotazione).
Dare concreta attuazione, come promesso da comunicato stampa, alla convenzione con il Comune di Venezia per la fermata a richiesta sulla tratta Murano-Burano (linea 12 actv) sarebbe la prima vera conquista di questa nuova presenza piemontese in laguna.
Immagine di copertina: Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Isola di San Giacomo, performance di Eun-Me Ahn, Biennale Arte 2024. Foto di Jacopo Trabuio






























