Offerta ipertrofica attorno a “In Minor Keys”, la 61° Esposizione Internazionale d’Arte. Ecco una mappa per non perdersi tra le decine di iniziative e di installazioni temporanee sparse per i Sestieri
VENEZIA. Rallentare il passo per sintonizzarsi sulle frequenze minori. Con questo approccio il 9 maggio apre al pubblico la 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia dal titolo “In Minor Keys” (pre-vernice 6, 7 e 8 maggio). Un messaggio intimo e meditativo che sfida l’accelerazione del tempo presente, elaborato dalla curatrice Koyo Kouoh prematuramente scomparsa nel maggio scorso e portato avanti dal team da lei designato: Gabe Beckhurst Feijoo Marie Hélène Pereira, Rasha Salti, Siddhartha Mitter, Rory Tsapayi.
Centoundici partecipanti (nessun italiano, si è polemizzato per settimane, ma all’interno di una cornice “transtorica, magica, afrodiscendente, critica verso la cultura occidentale”, per riprendere Pierluigi Panza sul Corriere della Sera, c’era anche da aspettarselo), 100 partecipazioni nazionali e 31 eventi collaterali. In una scansione che non procede per sezioni ma per ambiti di priorità e in un allestimento firmato Wolff Architects (Città del Capo, Sudafrica) l’idea curatoriale ci anticipa un percorso ritmato da riferimenti letterari (“Beloved” di Toni Morrison e “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez), shrines (altari), processioni, scuole come ecosistemi radicati nei territori, spazi dedicati al riposo e alla contemplazione (il giardino creolo e il cortile), performance. Una partitura collettiva oscurata dalla drammatica situazione geopolitica internazionale e da un flusso polemico (partecipazione russa e quella di Israele primis) che promette un crescendo, tutt’altro che in tono minore. Uno “spettacolo dell’orrore” di cui quest’edizione, contestazioni incluse, dovrà inevitabilmente tener conto.


Un’offerta ipertrofica
Intanto in città l’offerta espositiva è ipertrofica. Mai negli ultimi anni si era verificata una così alta concertazione di mostre in corrispondenza di una Biennale Arte: se nel il calendario del 2024 la programmazione semestrale contava 130 proposte principali, quella attuale, in progressivo aggiornamento, supera le 150. Kapoor, Abramović, Baselitz, Saville, Boetti, Kosuth, Jafa (solo per citarne alcuni) si alternano a installazioni temporanee in città: da Dale Chihuly con le sue monumentali sculture vitree lungo il Canal Grande (“Torre d’Oro”, “Torre Blu e Verde”, “Lampadario Fine del Giorno”) a “Marea” di Melissa Mc Gill a Castello (Corte Nova, 30 aprile-10 maggio) fino alla video proiezione (evento collaterale ufficiale) “If all the time is eternally present” sulla facciata di Palazzo Nervi-Scattolin (Campo Manin, 9 maggio-7 giugno). E se già nelle edizioni passate avevamo evidenziato il fenomeno, il sovradimensionamento dell’offerta 2026 (mediato da grandi fondazioni straniere e gallerie internazionali) rischia l’effetto di disperdersi e auto annullarsi.
Come ogni anno, di seguito una parziale ma ragionata selezione organizzata per itinerari e Sestieri, per aiutarvi ad orientarsi in Laguna.


Cannaregio
Palazzo Manfrin
Anish Kapoor: Palazzo Manfrin
6 maggio-8 agosto
Dopo la monumentale esposizione del 2022 Anish Kapoor torna a Palazzo Manfrin (futura sede della sua fondazione) con una seconda grande proposta. Il restauro dello storico edificio (affidato a Giulia Foscari, UNA/UNLESS, che firma anche l’exhibit design di quest’ultima mostra) è ancora in progress ma memori della precedente esperienza ciò potrebbe ulteriormente enfatizzare il risultato finale. “Per molto tempo ho pensato al mio lavoro come a un’architettura potenziale. Sono sempre stato convinto che per creare nuova arte, si debba creare nuovo spazio.” Dichiara Kapoor. A palazzo le proposte per progetti su scala architettonica -realizzati o irrealizzati- si aggiungono alle viscerali composizioni in cemento di Ga Gu Ma (2012), ad una versione in pigmento nero di At the Edge of the World (1998), del diametro di otto metri sospesa al soffitto e all’eterea opera monocromatica Violet Pearl over Burple (2013).
Lungo il Canal Grande
Palazzo Flangini
Gianni Berengo Gardin. La Venezia del maestro del bianco e nero
fino al 30 giugno
La nuova sede della Fondazione di Venezia dedica un omaggio alla fotografia di Gianni Berengo Gardin. 34 scatti (per la curatela di Denis Curti) ritraggono la città lagunare nella sua dimensione più autentica. Punto d’osservazione privilegiato: una finestra affacciata sul Canal Grande, quella di Palazzo Bollani (a Rialto) che fu temporanea dimora di Pietro Aretino. Un reportage poi confluito nel progetto “La più gioconda veduta del mondo”. L’obiettivo di Gardin interseca idealmente scorci di una Venezia cinquecentesca narrando scenari del tempo presente.
Ca’ Pesaro
Jenny Saville
fino al 22 novembre
Dagli esordi negli anni Novanta la monografica (a cura di Elisabetta Barisoni) ripercorre la carriera dell’artista britannica. Nudi monumentali, ritratti dal forte impatto emotivo, esaltati da una matericità del colore pregnante su volti, epidermide, dettagli. In tutto trenta dipinti e disegni ben noti tra cui Propped (1992) e Hybrid (1997). Particolarità dell’esposizione veneziana: la presenza di alcuni lavori inediti ai quali è dedicata l’ultima sala della Galleria Internazionale di Ca’ Pesaro.
Fondazione Prada
Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince
9 maggio – 23 novembre
Un dialogo creativo finora inesplorato. Così Fondazione Prada presenta la proposta dedicata ad Arthur Jafa e Richard Prince. Ad avvicinare i due artisti è un approccio radicale nell’appropriazione e manipolazione di immagini tratte da film, romanzi pulp, fumetti, video YouTube, racconti di fantascienza, cimeli di celebrità e post sui social media. Miti e perversioni della cultura popolare americana in cinquanta opere, tra fotografie, video, installazioni, sculture e dipinti che ne mettono a nudo crudezza e inganni.
Palazzo Pisani Moretta Van Noten
The Only True Protest Is Beauty
25 aprile – 4 ottobre
Dopo l’acquisto ufficializzato nel maggio scorso (di cui si vociferava da tempo) di Palazzo Pisani Moretta, lo stilista belga Dries Van Noten è pronto ora ad aprire una nuova fondazione veneziana che porterà il suo nome. Inaugurazione al pubblico il 25 maggio per svelare un ambizioso ed originale progetto che in parte riprende il messaggio della grande esposizione biennale di Homo Faber (in calendario in laguna quest’anno dal primo al 30 settembre): esaltare l’eccellenza artigianale nella sua accezione creativa più alta. L’intento è fare del palazzo “uno spazio di transizione” in cui riunire nomi noti e talenti emergenti in campi diversi, tra cui arte, design, moda, architettura attraverso proposte espositive, incontri, progetti di residenza. Nella mostra inaugurale (a cura di Dries Van Noten con Geert Bruloot) oltre 200 opere e oggetti intersecano moda (Christian Lacroix e Rei Kawakubo per Comme des Garçons), design (Ettore Sottsass), alto artigianato applicato anche a vetro (Alexander Kirkeby, Ritsue Mishima) e gioielli. Seguiranno l’intervento di restauro del palazzo (a firma di Alberto Torsello) e l’apertura di uno spazio complementare, un laboratorio anche per workshop e residenze ridisegnato da Giulia Foscari: Studio San Polo.
Palazzo Erizzo Ligabue
Collecto
7 maggio-24 maggio
La Fondazione Giancarlo Ligabue, a 10 anni dalla sua istituzione, apre nella storica sede sul Canal Grande il Palazzo delle Arti e delle Culture: un nuovo percorso che ne valorizza la collezione permanente inaugurando al tempo stesso una nuova scansione periodica delle molteplici attività di ricerca e divulgazione. “Collecto” è un viaggio oltre 400 opere e reperti tra paleontologia, archeologia ed arte, che da un lontanissimo passato di 4,5 miliardi di anni fa, a partire da un affascinante meteorite pallasite (tra i più rari), giunge all’oggi, con opere di Arcangelo Sassolino, Nico Vascellari, Giorgio Andreotta Calò, passando per l’arte precolombiana, africana, oceanica, ma anche per Ambrogio Lorenzetti, Leonardo, Gian Battista Piazzetta e Giambattista Tiepolo. Un percorso a cui si aggiunge la residenza d’artista della giovane veronese Marta Spagnoli (classe1994).
Gallerie dell’Accademia
Transforming Energy
6 maggio-19 ottobre
Dopo il Modern Art Museum di Shanghai, “Transforming Energy” di Marina Abramović , arriva a Venezia alle Gallerie dell’Accademia per abitare gli spazi dedicati alle esposizioni temporanee entrando anche in dialogo con la collezione permanente. Curata da Shai Baitel in stretta collaborazione con l’artista (che quest’anno festeggia il suo 80º compleanno) la proposta invita i visitatori a “sperimentare una serie di Transitory Objects interattivi -letti e strutture in pietra con cristalli incastonati- sdraiandosi, sedendosi o rimanendo in piedi su di essi, attivando quella che l’artista definisce una trasmissione di energia”. Opere iconiche tra cui Imponderabilia (1977) e Balkan Baroque (1997) si affiancano a proiezioni di performance storiche, mentre Pietà (with Ulay) (1983) dialoga direttamente con la pietà del Tiziano.
Peggy Guggenheim Collection
Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista
25 aprile – 19 ottobre
La breve e intensa attività di Guggenheim Jeune, prima galleria di Peggy Guggneheim attiva a Londra tra il 1938 e il 1939 al 30 di Cork Street, è protagonista dal 25 aprile a Palazzo Venier dei Leoni. Oltre 20 mostre in 18 mesi segnarono la scena artistica britannica di allora tra cui la prima personale nel Regno Unito di Vasily Kandinsky e una monografica dedicata a Jean Cocteau. Ora un centinaio di opere provenienti da importanti istituzioni internazionali e collezioni private, ricostruiscono quella felice esperienza (per la curatela di Gražina Subelytė e Simon Grant), riunendo a Venezia parte di un corpus che animò quelle “mostre pionieristiche” e che segnò la futura parabola collezionistica di Peggy.
Palazzo Grassi e Punta della Dogana
Palazzo Grassi
Michael Armitage. The Promise of Change
Amar Kanwar. Co-travellers
fino al 10 gennaio 2027
Punta della Dogana
Lorna Simpson. Third Person
Paulo Nazareth. Algebra
fino al 22 novembre
La proposta di Fondation Pinault, sembra captare i movimenti di quel sensibile sismografo rappresentato dalla Biennale e sceglie l’anglo-keniota Michael Armitage accompagnato dal regista indiano Amar Kanwar per Palazzo Grassi riservando Punta della Dogana all’afroamericana Lorna Simpson con il brasiliano Paulo Nazareth. Armitage in “The Promise of Change” (a cura di Jean-Marie Gallais) traspone tensioni sociopolitiche, crisi migratoria globale, le promesse ingannevoli perpetrate durante campagne elettorali della sua terra, violenze e degrado attraverso un linguaggio a tratti visionario ed evanescente. A corollario le installazioni multimediali di Kanwar dedicate alla lotta per la democrazia in Birmania e ad una riflessione contemporanea “sulla morte, l’impermanenza e il ciclo della vita”.
Simpson (per la curatela di Emma Lavigne) pervade Punta della Dogana con pittura, sculture, istallazioni, collage e film mentre Nazareth (per la curatela di Fernanda Brenner) dal suo peregrinare nel sud del mondo affronta temi migratori, razzismo, colonialismo. Il gesto più forte nell’ex Dogana da Mar: una lunga scia di sale che ne percorre il pavimento del secondo piano tracciando la sagoma d’un imbarcazione, memoria identitaria del sito e al contempo rimando alle navi negriere che solcavano l’Atlantico.
Isola di San Giorgio Maggiore
Stanze del Vetro
1948-1958 Il vetro di Murano e la Biennale di Venezia
19 aprile – 22 novembre 2026
Terzo e ultimo capitolo della triplice proposta (a cura di Marino Barovier) dedicata alla presenza dell’arte vetraria all’interno della Biennale di Venezia. L’arco temporale tra il 1948-1958, successivo alla conclusione del secondo conflitto, si concentra su un decennio cruciale per Murano –segnato dalla ripresa delle attività espositive della Biennale e dalla scelta, nel 1952, del Padiglione Venezia come sede interamente destinata alla Mostra del vetro muranese-. Oltre 180 opere raccontano “un’epoca straordinaria di grande libertà, inventiva ed entusiasmo dove convivono inedite interpretazioni di antiche tecniche, nuovi processi di lavorazione e sperimentazioni”. Tra i protagonisti: Venini, AVEM, Barovier & Toso, Seguso Vetri d’Arte, Barbini, Archimede Seguso e artisti come Vinicio Vianello.
Stanze della Fotografia
Horst P. Horst. La Geometria della Grazia
fino al 5 luglio 2026
Una rilettura del lavoro di Horst Paul Albert Bohrmann attraverso 400 opere curata da Anne Morin in collaborazione con Denis Curti. Le stanze della Fotografia si riconfermano anche quest’anno imprescindibile tappa. In un allestimento versatile che si adatta e rinnova ritmato dalle singole proposte, composizioni “costruite come vere architetture visive” rimandano a quell’esercizio di armonia che caratterizza il lavoro del fotografo tedesco, formatosi con Walter Gropius e Le Corbusier prima di intraprendere la sua ascesa con Vogue. Il percorso in mostra ci conduce dall’influenze del Bauhaus alla costruzione architettonica dell’immagine sino alle fotografie di moda, ai ritratti (tra cui Ingrid Bergman, Coco Chanel, Karl Lagerfeld, Yves Saint Laurent) e alle nature morte.
Fondazione Giorgio Cini
Georg Baselitz. Eroi d’Oro
6 maggio – 27 settembre
“Ho una lunga biografia alle spalle. (…) Ora che sono più o meno alla fine della mia attività di pittore, ho pensato che fosse il momento di trarre una sorta di conclusione. In altre parole, una sintesi dei quadri che ho realizzato”. La proposta alla fondazione Cini a cura di Luca Massimo Barbero si concentra sulla più recente produzione del tedesco Georg Baselitz. Denominatore comune: le grandi dimensioni dei dipinti, i fondi dorati e su di essi linee rette che compongono corpi fluttuanti. Tra questi anche “autoritratti più grandi del naturale, nonché numerose rappresentazioni della moglie dell’artista, Elke, sua compagna di vita e modella ricorrente”.
Area Marciana
SMAC
Alighiero Boetti
7 maggio – 22 novembre 2026
Cento opere in otto sale coprono la produzione artistica di Alighiero Boetti dalla fine degli anni Sessanta ai primi anni Novanta. È la proposta cardine di SMAC, San Marco Art Centre, inaugurato lo scorso anno in occasione della 19.Biennale Architettura e al secondo piano delle Procuratie Vecchie. La grande retrospettiva a cura di Elena Geuna è “concepita come una sorta di costellazione che invita il pubblico ad abitare lo spazio tra idea e forma, ordine e disordine”. Dai lavori come Autoritratto (1969) e Gemelli (1968) agli Aerei (dal 1977-), e ai Calendari (1974-) sino alle opere seriali su carta realizzate negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta.
Palazzo Ducale
Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari
fino al 29 settembre
Il rapporto tra l’uomo e la valenza sacrale attribuita all’elemento acqueo scandisce una doppia narrazione. La sfidante proposta allestita a Palazzo Ducale è di fatto il progetto scientifico più alto della stagione espositiva dei Musei Civici veneziani (costellata da presenze contemporanee disseminate nelle altre sedi), per la curatela di Margherita Tirelli , Chiara Squarcina con la collaborazione della Fondazione milanese Luigi Rovati . Due macrosezioni scandiscono il percorso che incontra dapprima la civiltà etrusca e poi il popolo dei Veneti antichi, antecedente la romanizzazione. Tra i reperti anche la nota testa femminile raffigurante Leucotea (350 a.C. ca), protettrice dei naviganti e proveniente dal monumentale tempio etrusco A di Pyrgi e gli inediti reperti frutto di ulteriori scavi stratigrafici nell’area di San Casciano dei Bagni.
Castello
Ocean Space, Chiesa San Lorenzo
Tide of Returns
fino all’11 ottobre
Una risposta collettiva al rimpatrio di beni culturali attraverso atti cerimoniali di riparazione pervade le due navate dell’ex chiesa che fu scenario, nel 1984 del Prometeo di Luigi Nono (e riproposto nel gennaio 2024). L’originale e sensibile ricerca della TBA21–Academy per questa nuova stagione espositiva da voce a Repatriates Collective, un collettivo di artiste e artisti provenienti dal Pacifico del Nord dell’Australia, dall’Africa meridionale e occidentale, dall’Europa e dall’America Latina (per la curatela di Khadija von Zinnenburg Carroll). Dune di sabbia punteggiate da migliaia di piccole bambole fatte di conchiglie e tessuto della tradizione aborigena abitano la navata ovest. La loro valenza rituale e simbolica è racchiusa nel video che accompagna l’installazione. Nella navata est, un’installazione tessile di Verena Melgarejo Weinandt ripercorre gesti di cura, appartenenza e guarigione.
Dorsoduro
IUAV, Magazzino 6
100 disegni per 100 anni
fino al 31 luglio
In occasione del centenario della sua fondazione, l’Università Iuav di Venezia ripercorre la propria storia attraverso i preziosi disegni del suo Archivio progetti. Una selezione di 100 elaborati (per gran parte provenienti dall’Archivio); un corpus eterogeneo dal 1926 ad oggi (per la curatela di Gabriella Liva, Marzia Marandola, Gundula Rakowitz) che consente di osservare anche il mutamento di linguaggi e strumenti tra schizzi, studi urbani, diagrammi, mappe interpretative, esercizi didattici e raffigurazioni sperimentali. Dal manifesto di Brenno Del Giudice per la XV Biennale d’Arte di Venezia ai concorsi architettonici del primo dopoguerra (Giuseppe Torres e Carlo Keller per il nuovo fabbricato viaggiatori della stazione di Firenze S. Maria Novella; Virgilio Vallot per la nuova stazione veneziana di Santa Lucia). Non mancano il contributo di Carlo Scarpa e gli adeguamenti per le storiche sedi IUAV, che vedono coinvolti in proposte e soluzioni progettuali gli stessi docenti.
Isola di San Giacomo in Paludo
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
dal 7 maggio
Inaugura ufficialmente al pubblico il 7 maggio l’avamposto lagunare della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo sull’isola abbandonata nel 1961 e acquistata nel 2018 dalla Agoren spa di Agostino Re Rebaudengo (società dedicata alla progettazione e costruzione di impianti di energia rinnovabile e di immobili a basso impatto energetico) . Interessata da un progetto di recupero e restauro (che speriamo di approfondire), sino ad ora è stata teatro di temporanee performance solo in occasione dei giorni di prevernice di ogni Biennale. Il programma prevede installazioni diffuse, “Fanfare/Lament”, mostra personale dell’artista Matt Copson, a cura di Hans Ulrich Obrist, “Don’t have hope, be hope!”, selezione di opere della Collezione Sandretto Re Rebaudengo e “Isola di San Giacomo 2022–2026, a story in images”, dedicata al processo di trasformazione dell’isola e il restauro delle architetture preesistenti. A parte press preview, feste inaugurali e la visita con posti limitati del 7 pomeriggio non è però ancora chiaro come avverrà la fruizione da parte del pubblico. L’isola difatti non è raggiungibile dai mezzi pubblici veneziani. Una dicitura sul sito della fondazione accenna a visite guidate per gruppi organizzate su prenotazione. Confidiamo in aggiornamenti futuri.
Immagine di copertina: Repatriates Collective, “From My Mother’s Country”, 2026. Vista della mostra “Tide of Returns” [Onde di Ritorni], Ocean Space, Venezia. Commissionata e prodotta da TBA21–Academy (© Jacopo Salv)































