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Anna Vittoria ZulianiScritto da: Reviews

Modena ricorda Ada Defez: progetti politici

Modena ricorda Ada Defez: progetti politici
La biblioteca Poletti apre il suo archivio presentando il percorso professionale dell’architetta napoletana di nascita, emiliana di adozione. Una piccola preziosa mostra che rivela una figura femminile pionieristica e un contributo di pensiero e di opere rivolte alla collettività

MODENA. La mostra “Ada Defez. Progetti, architetture, impegno civile”, allestita presso la Biblioteca civica d’arte e architettura “Luigi Poletti” di Modena, rappresenta un passaggio del processo di riscrittura della storia dell’architettura italiana del secondo Novecento.

L’esposizione restituisce visibilità a una figura femminile rimasta – come molte altre – ai margini della narrazione ufficiale, pur avendo contribuito in modo incisivo alla costruzione della città contemporanea.

L’idea di un percorso espositivo nasce da un testo su Ada Defez scritto da Andrea Costa, Francesco Fantoni e Silvia Sitton pubblicato sul volume “Donne in architettura” promosso dalla Direzione Generale Creatività contemporanea del Ministero della Cultura, e si fonda sul recente riordino dell’archivio professionale di Ada Defez, donato nel 2007 alla Biblioteca Poletti e oggi pienamente accessibile. Disegni, schizzi, fotografie, appunti e corrispondenza permettono di ricostruire una traiettoria progettuale articolata, che attraversa contesti geografici e scale operative differenti, mantenendo costante l’intreccio tra pratica architettonica e impegno civile.

Una storia di sinistra

Nata a Napoli nel 1931 e formatasi in un ambiente segnato dall’esperienza delle leggi razziali e della Resistenza, Defez sviluppa precocemente una consapevolezza politica che accompagnerà tutta la sua attività. L’adesione al Partito Comunista Italiano, all’Udi e alla Cgil non costituisce un elemento accessorio, ma una matrice che informa il suo modo di intendere il progetto come strumento di trasformazione sociale.

I primi lavori, realizzati nell’area napoletana con Vittorio Caruso e altri progettisti, con i quali dà vita per alcuni anni al collettivo c.a.m., evidenziano una notevole capacità di operare su più livelli: dall’architettura d’interni alla scala urbana. In questa fase emerge una ricerca linguistica aperta, non riconducibile a un unico codice stilistico, ma piuttosto orientata a un dialogo critico con il contesto, in linea con la lezione di Luigi Cosenza.

 

Case, spazi pubblici e (tanta) collettività

Il trasferimento a Modena nei primi anni Sessanta, dove il marito Caruso vince il concorso come capo servizio urbanistica del Comune, segna un passaggio decisivo. Inserita in un contesto amministrativo e culturale particolarmente fertile, caratterizzato dalle politiche riformiste del Pci e dalla stagione dei PEEP, Defez contribuisce alla definizione di nuovi modelli insediativi. Il Villaggio Giardino costituisce uno degli episodi più emblematici: qui la progettista lavora sul rapporto tra spazio pubblico, verde e residenza, sperimentando soluzioni tipologiche diversificate e un uso consapevole dei dispositivi distributivi, come le logge e le articolazioni volumetriche.

Accanto alla produzione residenziale, la mostra mette in luce la rilevanza delle architetture per l’educazione e i servizi collettivi, come la scuola materna di Savignano sul Panaro, impostata su una interessante e rigorosa geometria circolare e su una concezione dello spazio scolastico come luogo comunitario e flessibile.

Analogamente, il complesso de Le Piramidi di Modena evidenzia una tensione sperimentale che si traduce in una forte caratterizzazione plastica, attraverso l’uso del cemento a vista e la costruzione di volumi articolati. Una sezione dell’esposizione è dedicata agli interventi di restauro, nei quali Defez dimostra una capacità di mediazione tra conservazione e innovazione, come nel recupero del Teatro Herberia a Rubiera (Reggio Emilia), dove l’inserimento di dispositivi contemporanei si confronta con il rispetto della struttura storica.

 

Dimensione femminile pionieristica

Il valore della mostra risiede non solo nella ricostruzione monografica, ma anche nella possibilità di rileggere, attraverso la figura di Ada Defez, una stagione cruciale dell’urbanistica italiana e di recuperare una concezione dell’architettura come pratica collettiva, capace di tenere insieme qualità formale, responsabilità sociale e dimensione politica.

Come donna, operare in un ambito professionale fortemente maschile negli anni del boom urbanistico, significava non solo affermare competenze progettuali, ma anche conquistare legittimità e spazio pubblico.

In una testimonianza raccolta poco prima della scomparsa, Defez ricorda: “Eravamo le prime, le prime che si erano buttate nel mondo degli uomini, perché fare l’architetto era un azzardo, quindi lo dovevi fare, lo dovevi fare bene, dovevi tendere a prenderti i tuoi spazi“.

La sua esperienza restituisce con chiarezza la dimensione pionieristica di una generazione di progettiste che ha contribuito a ridefinire, dall’interno, il ruolo professionale e culturale delle donne nell’architettura italiana.

Immagine di copertina: mostra “Ada Defez. Progetti, architetture, impegno civile”, Modena, 2026

 

“Ada Defez. Progetti, architetture, impegno civile”
Biblioteca pubblica “Luigi Poletti”

A cura di: Andrea Costa, Francesco Fantoni e Silvia Sitton
7 marzo – 6 giugno 2026
Largo Porta Sant’Agostino 337, Modena
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Tag: , , , , Last modified: 20 Aprile 2026