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Written by: Design Reviews

Per una cultura del costruito: tre passerelle a Padova

Una mostra riflette sul valore e l’attualità delle infrastrutture metalliche leggere sospese

 

Le passerelle, così come i ponti, le opere di ingegneria, le infrastrutture, gli interventi a grande scala, quelli eseguiti con tecniche tradizionali o con tecniche e materiali innovativi, sono parte della nostra cultura costruttiva e come tali parte del nostro patrimonio culturale, delle nostre tradizioni. Per il loro valore scientifico, culturale e anche sociale, vanno preservate e salvaguardate. Questi concetti sono in linea con la Dichiarazione di Davos del 2018, quando i ministri della cultura dei paesi europei si sono riuniti per definire il concetto di “Cultura del costruito” (Baukultur, Culture du bâti).

Una storia della cultura tecnica non è nuova in Italia, anche se mai sufficientemente valorizzata nelle scuole di architettura e ingegneria. Tra i pionieri è stato Enzo Siviero, ingegnere dell’Università IUAV di Venezia, che intraprese un’estesa ricerca sull’ingegneria e i suoi protagonisti trasmettendone il valore non solo scientifico, ma anche storico e culturale. Ma anche il dottorato di Storia delle scienze e delle tecniche costruttive fondato da Edoardo Benvenuto e Salvatore Di Pasquale già nel 1984. Ora Tullia Iori, prima con Sergio Poretti, all’Università di Roma Tor Vergata è alla guida di un’imponente ricerca sulla storia dell’ingegneria strutturale in Italia nell’Ottocento e nel Novecento.

Attraverso la storia, la Dichiarazione di Davos guarda al presente e al futuro. Il modo in cui realizziamo e gestiamo il nostro ambiente costruito è espressione della nostra cultura edificatoria, che deve trovare la sua affermazione secondo un preciso piano politico. Si tratta infatti di promuovere strategie che riconoscano il valore culturale della conservazione, della pianificazione territoriale e della costruzione per la realizzazione di una cultura della costruzione di qualità.

 

Tre passerelle della ditta Ingg. Enzo e Aldo Romaro

Tali riflessioni trovano un riconoscimento nell’allestimento di una mostra (a cura dell’Associazione “Archivio Romaro: per una storia delle strutture metalliche del Novecento”) dedicata a tre passerelle metalliche sospese costruite negli anni cinquanta a Padova dall’allora ditta Ingg. Enzo e Aldo Romaro di Padova.

Nei ponti a tipologia sospesa le funi di sospensione sono disposte secondo una serie di parabole che sostengono un impalcato rigido tramite una cortina di tiranti verticali o leggermente inclinati. Le tre passerelle padovane, quella di Roncajette (1948) e la Goito (1956), con luci della campata centrale di 27,4 m, e la Benetti (1956), con 70 m di luce, sono interamente a struttura metallica, sia per le stilate che per l’impalcato a travata irrigidente.

Nell’Italia del secondo dopoguerra l’esperienza e, quindi, la “confidenza” nell’uso dell’acciaio, così all’avanguardia nell’ambito delle costruzioni ad uso civile, era piuttosto limitata per le infrastrutture, che privilegiavano il calcestruzzo armato. D’altra parte, l’acciaio consentiva la realizzazione d’impalcati dal limitato spessore, soddisfacendo le esigenze d’ingombro minimo: opere leggere, dal basso impatto ambientale. Fu la risposta innovativa, funzionale ed economica dell’ingegner Giorgio Romaro a un problema che la città viveva in quel momento storico.

 

Un valore storico, culturale e urbanistico ancora attuale

Il valore delle passerelle di Padova, tuttavia, oltrepassa quello puramente tecnico per assumerne anche gli aspetti storico, sociale e urbanistico. Fin dalla costruzione infatti si legge che, per quanto riguarda la passerella di via Goito, “la notevolissima attività edilizia nella zona ha richiamato l’attenzione dell’Amministrazione Comunale sulla necessità di affrontare il problema delle vie di comunicazione tra il lato sinistro e quello destro del Bacchiglione nel lungo tratto compreso fra il ponte del Bassanello e quello della Specola”. Così viene salutata su “Il Gazzettino” del 12 settembre 1956 la nuova passerella, che permetteva la mobilità lenta tra le due sponde del fiume, ossia tra i neonati quartieri di case Ina e Incis (queste ultime progettate da Giuseppe Samonà) e il centro città. Del resto Padova è, e soprattutto era, una città di vie d’acqua. Era essenziale quindi provvedere ad attraversamenti dei fiumi e canali tramite infrastrutture essenzialmente ciclopedonali per agevolare la comunicazione fra i diversi quartieri e gli spostamenti dei pendolari non ancora automuniti.

Le passerelle sono ancora attuali rispetto alla condizione urbanistica odierna. In effetti, gli obiettivi del Piano degli interventi della Città di Padova, redatto recentemente dallo studio Stefano Boeri Architetti, si concentra tra l’altro sulla mobilità sostenibile, allo scopo di favorire “la «città dei 15 minuti”, ovvero una città dove il verde pubblico e i servizi indispensabili siano posizionati in un raggio di 15 minuti a piedi, accessibili a tutti i cittadini”.

Immagine di copertina: la passerella di via Goito (© Archivio Romaro)

 

“Funi di passaggio. Le passerelle sospese degli anni ‘50 a Padova”

11 novembre – 18 dicembre 2022
Palazzo Angeli, Prato della Valle, 12 – Padova
Comitato scientifico: Carmelo Majorana, Carlo Pellegrino, Stefano Zaggia (Dipartimento ICEA dell’Università di Padova); Lucio Bonafede, Mauro Braggion, Laura Ceriolo, Antonio Cestarollo e Chiara Romaro (Associazione Archivio Romaro)

 

Cent’anni di storia delle strutture metalliche

Dichiarato di particolare interesse storico da parte della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Veneto e del Trentino-Alto Adige, l’Archivio Romaro conserva circa cent’anni di storia delle strutture metalliche: un’eccellenza poco conosciuta a livello locale ma nota internazionalmente. I materiali d’archivio permettono di ricostruire dal punto di vista più specificatamente tecnico il percorso della costruzione in acciaio in Italia, e in parte anche in Europa, attraverso foto, disegni, relazioni di calcolo relativi all’attività di progetto e direzione lavori dell’ingegnere Giorgio Romaro e in parte minore dell’ingegnere Aldo Romaro, che furono a pieno titolo tra i protagonisti di questa storia. L’associazione “Archivio Romaro. Per una storia delle strutture metalliche del Novecento – Associazione di promozione sociale” nasce nel 2019 con lo scopo di valorizzare e rendere fruibile l’opera e il patrimonio progettuale e documentale presente nell’archivio.

 

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Last modified: 9 Novembre 2022