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Michele RodaWritten by: Reviews

Franco Purini vs Andrea Branzi, dualismi concettuali

Due prolifici autori affrontano l’instabilità dell’architettura contemporanea, con sguardi diversi e soluzioni alternative

 

Ricostruire l’unità dell’architettura dopo la sua frammentazione in saperi specialistici autonomi”, scrive Franco Purini. Abitare senza architettura, titola il primo testo (firmato dalla curatrice, Elisa Cattaneo) Andrea Branzi. Sembrano raccontare due mondi antitetici gli ultimi libri di due tra gli autori più prolifici della cultura architettonica italiana. Leggerli insieme significa abbracciare gran parte di quella cultura, testarla dopo l’esperienza Covid e scoprirla, forse, non così lontana.

Sono volumi che, anche graficamente, riflettono in maniera esemplare la personalità e le esperienze degli autori.

Purini pubblica un libro piccolo, compatto ed elegante (Discorso sull’architettura. Cinque itinerari nell’arte del costruire, Marsilio, 2022, 128 pagine, € 15). Argomenta con le parole – composte in capitoli chiari e sintetici, oltre a un’introduzione e alla conclusione – più che con le immagini: 7 schizzi autografi in bianco e nero (l’ottavo, il disegno “Gli strumenti del mestiere”, del 1972, è in copertina) a scandire la struttura del volume.

Già dalla copertina si capisce che con il libro di Branzi (Interni o esterni. Per una nuova Carta d’Atene, a cura di Elisa Cattaneo, Libri Scheiwiller, 2022, 160 pagine, € 34,90) siamo sintonizzati su una frequenza diversa: immagine a colori (dal lavoro La metropoli merceologica (Città reale), 2010), come tante sono quelle riprodotte all’interno. Disegni, fotografie, progetti, suggestioni a costituire un immaginario ibrido e cangiante.

Entrambi i lavori riconoscono questa fase storica come un momento di svolta e, quindi, intendono il libro una sorta di manifesto, una summa delle riflessioni condotte negli ultimi anni. Come fossero una tappa (certamente non l’ultima) di un percorso in atto, di un processo in ulteriore progressiva, inevitabile, evoluzione.

Nella conclusione (per Purini) e nell’apertura (per Branzi, dal titolo Dentro o fuori l’architettura) questa condizione viene illustrata con chiarezza. Il primo la intende come una necessaria ridefinizione del ruolo dell’architettura e del progetto: “È quindi urgente tentare di ridelineare accuratamente, e con orientamenti concettuali corretti, il campo tematico, riportandolo ai suoi reali confini, per impedire che si dissolva definitivamente”. Una correzione di rotta che rimette la disciplina al centro, minimizzando ruolo e impatto degli specialismi. A questa operazione di sintesi si contrappone invece l’accumulazione di Branzi: “Quello che potremmo definire progetto contemporaneo è un’ecologia del mondo artificiale, ossia quell’insieme di oggetti domestici, costruiti con materiali e tecnologie diverse, ma che nel loro insieme creano un equilibrio indispensabile all’abitabilità. Si tratta di oggetti in parte artigianali, in parte industriali, in parte storici, in parte inutili, in parte tecnologici, che nel loro insieme costituiscono un repertorio contraddittorio, simile all’ecologia del mondo naturale…”. Con tanto di punti di sospensione a marcare, appunto, la diversità di prospettiva: rigore contro ibridazione, linearità contro movimenti ondulatori.

E il corpus dei libri rispecchia questi sguardi divergenti. Purini argomenta il suo riallineamento in 5 capitoli che hanno l’obiettivo di “ritrovare i contenuti più autentici e invarianti nell’architettura”, con titoli che ben lo illustrano: “Origine e inizio”; “Vuoto e pieno”; “Tempo e spazio”; “La città del bene e la città del male”; “Foreste e metropoli”. I 7 capitoli di Branzi sembrano invece scaturire dalla tensione tra quell’interno e quell’esterno che si ritrovano nel titolo: “Dal concetto di popolo al concetto di moltitudine”; “Lo spazio domestico. Una storia difficile”; “Le civiltà non architettoniche”; “Gli interni come interni, o la sindrome dell’esclusione”; “Gli interni come esterni, o la sindrome dell’inclusione”; “Gli esterni come interni, o la sindrome della perimetrazione”. E l’ultimo – la presa d’atto finale, “Né interni né esterni” – che si conclude con la proposta di una nuova Carta d’Atene, composta da 10 “non principi ma più modestamente consigli”.

Consigli scritti, parole che raccontano l’esigenza di riformare e di rifondare architettura e città attraverso concetti nuovi e/o rivisitati. E su questo orizzonte si pongono Purini e Branzi, condividendo, questo sì, il punto di osservazione.

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Last modified: 6 Giugno 2022