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Sanzia MilesiWritten by: Città e Territorio Mosaico

Ritratti di città. Pesaro tra cultura e bicicletta/1

Candidata a Capitale italiana della Cultura 2024, la città interviene su luoghi iconici del centro storico. Dall’ex manicomio San Benedetto al Museo Oliveriano, passando per il progetto di una Cittadella della musica

 

Città Creativa Unesco della musica dal 2017, ma anche Città della bicicletta per la sua proposta di mobilità alternativa del 2005, Pesaro sembra in questi tempi tentare la volata per suonarla alle rivali. Promossa in tandem con il co-capoluogo di provincia Urbino, la candidatura congiunta di Pesaro-Urbino a Capitale europea della Cultura 2033, si è così candidata a Capitale italiana della Cultura 2024, in un percorso che si concluderà in ottobre con la consegna del dossier al Ministero della Cultura.

Seconda città marchigiana per popolazione con 96.000 abitanti, in un territorio di oltre 152.000 Kmq, che affaccia dal Mare Adriatico al Parco Regionale del San Bartolo, Pesaro preannuncia che parteciperà guardando ai 50 Comuni della Provincia – spiegano gli amministratori – “Non come in una gara di bellezza, perché non si vince partendo solo da questo, bensì con una visione strategica che è il racconto dell’identità di un territorio che punta sulla cultura e coinvolge spirito, energia e visioni di chi vive la città”. Ecco perché, nella serie di nuovi interventi architettonici che coinvolgono il centro storico – e per cui il Comune ha fatto incetta di finanziamenti – quello della cultura è un trait d’union progettuale, che prevede fruizione pubblica di eventi ma anche residenze di artisti e atelier di artigiani. Per una città che cambia, il suo look.

 

Come recuperare il San Benedetto

Il San Benedetto è un edificio monumentale di quattro piani tra corso XI Settembre e la via Belvedere degli Orti Giuli, con un vasto parco che comprende il Barchetto, restaurato su commissione dei Della Rovere dall’architetto Girolamo Genga. Ospedale provinciale de’ mentecatti in Pesaro, a partire dal 1828, dal 1929, ospedale psichiatrico provinciale. Chiuso dal 1981, in forza della Legge Basaglia che ha rivoluzionato la psichiatria e, da allora, sostanzialmente lasciato andare in rovina. Incartato in progetti di recupero, che ad oggi mai hanno visto la luce, da parte dei tre soggetti coinvolti: Comune, Regione e Azienda Sanitaria Regionale, proprietaria del complesso.

La svolta imminente sembra ora averla portata la pandemia, con gli stanziamenti del Recovery Plan. Il progetto attuale è spacchettato in quattro: alloggi pubblici, appartamenti privati, uffici sanitari e cultura all’ex lavanderia. In realtà, ancora si attende il concretizzarsi d’intenzioni e stanziamenti di Asur e Regione per il ripristino degli spazi di competenza, e mancherebbe quindi un piano coordinato di intervento dei tre enti che, sin dall’inizio e di concerto, definisca le diverse fasi di recupero per l’intero bene. Intanto però, il Comune sembra pronto a partire. Finanziato per 15 milioni dal bando Pinqua (Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare), il Comune interverrà su un’area di 5.755 mq, più di un terzo del totale, su 15.000 mq di superficie calpestabile. Nuova edilizia residenziale pubblica, e poi gli amministratori promettono “un nuovo polmone per la cultura”.

Inserito il San Benedetto tra i progetti di rigenerazione urbana in chiave culturale della Regione Marche, il Comune attende infatti anche le risorse necessarie per intervenire sull’area dell’ex lavanderia, che il protocollo prevede le sia ceduta da Asur. Come spiega il vicesindaco Daniele Vimini, non per nulla anche Assessore alla Bellezza, con delega a cultura e turismo: “Botteghe e piccoli atelier di sapienza artigianale per giovani creativi, che lavorano dalla pelle alla ceramica. Residenze per artisti e studenti d’arte. Un luogo dove la storia della musica possa trovare casa, non solo con uffici, ma anche spazi performativi e di prova, a pochi metri dal Centro arti visive Pescheria. Così da diventare un hub residenziale per progetti di arte contemporanea”.

 

Riaprire il Museo Oliveriano

Dal 1892 Palazzo Almerici, uno degli edifici più importanti del Settecento locale, ospita il Museo archeologico Oliveriano e i suoi tesori. Nel 2012 venne reso temporaneamente inagibile da alcune infiltrazioni d’acqua. Dopo una breve riapertura del maggio 2014, da marzo 2015 è chiuso per lavori di ristrutturazione che ancora oggi lo vedono inaccessibile. Ultima variazione di bilancio a fine luglio, l’inaugurazione – spostata di anno in anno – è adesso prevista per i primi mesi del 2022. Ad occuparsi dell’allestimento, lo studio di architettura Startt, di concerto con la Soprintendenza. Si parla di spazi rinnovati, più ampi, interattivi e accessibili, pronti ad ospitare inediti ritrovamenti storici e accogliere studenti e visitatori con nuovi pannelli didattici, armadietti, bagni e bookshop, sino ad ora mancanti.

 

Dare forma alla Cittadella della Musica

Riportare a splendore due palazzi strategici del centro storico, con un investimento complessivo di 3 milioni, per farne “un nuovo polo musicale attrattivo, anche dal punto turistico e commerciale”. È questa la Cittadella della musica, che prevede il restauro di Palazzo Ricci per la creazione del campus della musica e il ritorno all’agibilità dell’Auditorium Pedrotti di Palazzo Olivieri, con tanto di scala esterna e 493 posti a sedere, riqualificando la facciata di quel lato del Conservatorio musicale Rossini. Tra i lavori, anche un collegamento porticato tra i due edifici; una biblio-mediateca con sala d’ascolto e consultazione, archivio e Centro di documentazione musicale (50.000 referenze del Conservatorio e 10.000 della Fondazione Rossini); il recupero dell’ex limonaia, come sala backstage e mostre; un auditorium all’aperto da 200 posti al giardino Riz Ortolani.

Presentato in maggio il primo stralcio dei lavori del più ampio Investimento Territoriale Integrato (ITI), sono previste due gare e due interventi paralleli, poi seguirà il bando per la realizzazione di residenze per studenti e artisti.

 

Inaugurare il Ridotto del Teatro Rossini

Costruito come Teatro del sole nel 1637 e riedificato nel 1818 come Teatro nuovo (inaugurato con La gazza ladra diretta dal compositore Gioachino Rossini nella sua città natale), prese il nome di Teatro Rossini a partire dal 1854. Capienza di 860 posti, con un auditorium a ferro di cavallo di quattro ordini e loggione, ora il Teatro avrà un suo Ridotto. Uno spazio predisposto per 140 posti presso la Sala della Repubblica, con un investimento complessivo di poco più di 2 milioni. Nato nell’ambito delle celebrazioni rossiniane tra Comune e Regione Marche, il progetto ha già ottenuto 716.000 euro per il primo stralcio dei lavori di revisione modulare degli spazi. Un intervento previsto in tre fasi dall’importante valore ingegneristico che consentirà di portare su un unico livello il piano di calpestio, aumentare i volumi, sviluppare l’ambiente in altezza e consentire l’applicazione di strutture innovative per l’isolamento acustico, oltre a valorizzare esteticamente la sala e i suoi rivestimenti originali.

 

Vivere il centro storico

Altri 15 milioni del bando Pinqua vanno poi all’asse centralissimo costituito da tre vie nevralgiche della città: via Mazza, via Castelfidardo e via Passeri. Anche qui, residenze, cultura e servizi, con interventi di modifica sostanziale degli spazi: ad esempio la palestra di via Mazza trasformata in un parcheggio multipiano. Tra giardino delle mura romane e abitazioni di Palazzo Aymonino; residenze sociali alle ex Vetrerie e quelle per studenti di Palazzo Ricci; l’appartamento di via Cattaneo e le residenze teatrali nella ex lavanderia del San Benedetto; il centro studi all’interno degli Orti Giuli e i locali Fai da realizzarsi al San Giovanni.

Mentre ancora restano un po’ di questioni da risolvere. Ad esempio, l’intervento nell’area di Piazzale Primo Maggio, che ha portato residenze e spazi commerciali, ma dove non è affatto conclusa la riqualificazione dell’ex carcere minorile. A fine aprile, l’ultima ipotesi del Comune era una “scuola di creatività”, in un piano per gli istituti superiori cittadini. Mentre in maggio, l’amministrazione ha acquistato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro l’antico monastero medioevale di San Domenico per un milione, e ora occorre metterci mano. Fine dicembre 2020, era partita la progettazione per l’efficientamento energetico e la valorizzazione dell’Osservatorio Valerio (603.000 euro totali) e sono stati stanziati fondi (250.000 euro) per il recupero degli Orti Giuli. E proprio lo studio di progetti coordinati per Orti Giuli, Osservatorio Valerio, San Benedetto, ex carcere minorile, Palazzo Almerici, Palazzo Mazzolari-Mosca, San Domenico e pure per il Conventino di Monteciccardo, sempre alla fine dello scorso anno, sono stati affidati all’architetto Marco Tamino, pesarese d’adozione, già coordinatore del rinnovo di Stazione Termini a Roma.

La città di Pesaro”, conclude il vicesindaco Vimini, “si è impegnata negli ultimi anni in una progettazione innovativa per la qualità del vivere, tra mobilità sostenibile e rigenerazione urbana. A Pesaro è possibile dividere la sfida europea della «città dei 15 minuti» addirittura per tre. Qui è possibile vivere, dormire, lavorare, divertirsi e fruire delle produzioni culturali, in 5 minuti. Ed è possibile farlo a emissioni zero, a piedi o in bici.” Così il rinnovamento dell’identità urbana non rimane circoscritto al pentagono delle antiche mura roveresche, e nel dialogo tra città storica e contemporanea con le sue nuove funzioni e relazioni, un ruolo integrato di questa “città smart” come organismo sociale lo giocano quartieri più periferici, tra Bicipolitana ed Extrapolitana.

LEGGI LA SECONDA PARTE DEL RITRATTO

Immagine di copertina: © Eugenio Mazzone

 

 

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Last modified: 22 Settembre 2021