Fenomenologia dell’affermazione dello studio danese Schmidt Hammer Lassen in Cina, senza dimenticare i tedeschi von Gerkan, Marg und Partner e gli statunitensi Skidmore Owings and Merill
Un progetto non convenzionale porterà la firma dello studio Schmidt Hammer Lassen, vincitore insieme a Gottlieb Paludan della competizione internazionale per la realizzazione del più grande termovalorizzatore del mondo a Shenzhen (immagine di copertina). L’impianto, pensato come un complesso circolare aperto ai visitatori, coniuga le esigenze industriali e tecnologiche alla funzione educativa e rappresenta solo uno degli interventi recentemente progettati da Schmidt Hammer Lassen per clienti cinesi. Con base ad Ahrus, Copenaghen, Londra, Shanghai e Singapore, lo studio danese ha infatti consolidato negli ultimi anni il proprio peso professionale al di fuori dell’Europa, aggiudicandosi incarichi di grande visibilità.
È a Shanghai che Schmidt Hammer Lassen ha ottenuto ampi spazi d’azione per interventi di trasformazione cruciali per la città. Qui prenderà infatti parte all’operazione di rinnovamento urbano chiamata Dream Center, che prevede la costruzione di un nuovo complesso dedicato a media digitali, tecnologia e arti performative nel centralissimo Bund, oltre a realizzare un imponente polo culturale nel distretto di Putuo e un museo d’arte sulle rive del fiume Huang Pu.
Molti siti di progetto sono accomunati dal passato industriale e dalla prossimità del fiume; aspetti ricorrenti in numerosi interventi di Schmidt Hammer Lassen anche in Europa (come la rigenerazione dei waterfront delle città di Aarhus e Straume). L’interesse dei committenti cinesi si basa quindi in prima battuta sull’esperienza dello studio danese nel gestire progetti pubblici di notevole portata e nel fronteggiare le esigenze della grande scala.
Oltre al riconoscimento di competenze specifiche, un fattore essenziale del successo è però la presenza in Cina. Dall’apertura della sede di Shanghai nel 2011, l’elenco degli incarichi ricevuti ha registrato una notevole impennata. I progetti cinesi sono sempre il frutto della collaborazione tra gli uffici danesi e quello di Shanghai, che ha visto lievitare il proprio staff negli ultimi anni da 3 a 22 persone, diventando base strategica per promuoversi dall’interno e confrontarsi direttamente con il mercato locale.
Strutturarsi in Cina permette infatti ai professionisti stranieri di agevolare la relazione con i clienti e la necessaria cooperazione con i partner locali, i Design Institute, cui spetta per legge il controllo del progetto esecutivo. Stringere un dialogo diretto fin dalle prime fasi progettuali favorisce quindi l’avanzamento del lavoro ed è garanzia di qualità.
Anche il fattore tempo gioca un ruolo determinante. Gli studi meglio radicati sono quelli che operano in Cina ormai da decenni, avendo puntato sulle occasioni offerte e maturato una comprensione maggiore delle sue dinamiche. Tra questi, i tedeschi GMP (Architekten von Gerkan, Marg und Partner), rappresentano una delle realtà più consolidate. La Cina è il paese in cui GMP conta il maggior numero di sedi dopo la Germania, con uffici a Pechino, Shanghai e Shenzhen, gli unici tra quelli internazionali ad avere un socio addetto esclusivamente alla loro gestione.
Uscendo dall’Europa, il caso più straordinario è rappresentato invece dallo storico colosso statunitense SOM (Skidmore Owings and Merill LLP). Con un’esperienza cinese ormai quarantennale, è stato uno dei primi a guardare verso l’Asia strutturando solide collaborazioni, realizzando edifici simbolo del Paese odierno come il China World Trade Center nel distretto degli affari di Pechino (2010-2016).
Oltre a un consistente investimento di risorse, la visione strategica degli studi implica quindi una dedizione nei confronti della Cina che riguarda la sua interpretazione, la costruzione di relazioni e l’affermazione di competenze, coltivando costantemente il terreno per nuove opportunità.




























