La Sig.ra Phyllis Lambert, prima di esprimere giudizi oltraggiosi nei confronti degli architetti italiani e delle loro opere, forse dovrebbe leggere il saggio sull’architettura moderna americana dal provocatorio titolo ‘La forma segue il fiasco. Perché l’architettura moderna non ha funzionato’, dell’artista pop inglese Peter Blake. Nel libro di Blake, scritto negli anni settanta, già si trovano alcune critiche al movimento moderno, ed in particolare a tutta l’architettura americana post bellica.
Ma la nota archistar, va ben oltre quelli che potrebbero essere gli opinabili ragionamenti sul modernismo, per sottolineare il contrasto tra i molti meravigliosi centri storici, ad esempio nei dintorni di Vicenza, o nellarea di Lecce e in tutta la Puglia, e la pessima qualità di molte aree residenziali intorno a essi. Viene da chiedersi dove abbiano studiato gli architetti che le hanno progettate, o forse molti di loro non erano nemmeno architetti.
Probabilmente la nostra pseudo esperta è un po daltonica, ovvero avrebbe bisogno di uno specchio per accertarsi che il naso sia ancora lì, in mezzo al volto.
Gli architetti di cui si parla hanno studiato nelle stesse facoltà che hanno dato i natali a Carlo Scarpa, Renzo Piano, Mario Botta, Aldo Rossi, e i non architetti nelle stesse accademie di Michelangelo, Giotto, Raffaello, Leon Battista Alberti, Leonardo. La Vicenza di cui si scrive è la stessa Vicenza che ebbe l’onore di tenere in grembo un certo Andrea Palladio, lo stesso inimitato ed inimitabile Andrea Palladio, così maldestramente scimmiottato dagli americani, con quello stile palladiano che ancora oggi grida vendetta.
Probabilmente la Nostra dimentica che anche nell’antichità non esistevano soltanto gli scintillanti e sfavillanti centri storici, ma c’erano anche le capanne e le stalle dei mendicanti, o le grotte in cui si rifugiavano i meno abbienti.
Nostra cara Sig.ra Lambert, quella da lei definita pessima qualità di molte aree residenziali italiane, è certamente più aggraziata e di gran lunga più seducente delle bidonville americane.
Negli ultimi anni cresce il numero di baraccopoli e tendopoli (shanty towns e tent city, detto in inglese dà perfino lidea di qualcosa di suggestivo) che nascono spontaneamente nellinterland di Los Angeles, California. La mitica California. E sono così tanti che lefficienza americana è corsa subito ai ripari istituendo dei posti di controllo allentrata delle tendopoli. Camper abbandonati che sono diventati alloggi di fortuna, baracche improvvisate con materiali di scarto, lamiere, plastiche, tante piccole tende che hanno sostituito il tetto, latrine da campo, fango e condizioni igieniche precarie. Immagini dal giudizio universale… Siamo nel sud della California, e la tendopoli accoglie nuovi rifugiati, di giorno in giorno. Ma come si vive? Senza elettricità, alcuni dormono nelle automobili, gli attacchi acqua sono pochissimi. Inutile dire che si vive in condizioni da Terzo mondo. Così le tendopoli continuano a sorgere, come funghi: a Sacramento, Fresno, San Francisco, nei canyon nei dintorni di San Diego. Nel frattempo il numero delle tendopoli come quella di Ontario continua ad aumentare esponenzialmente, e oggi sono centinaia di migliaia le persone diventate homeless, assistite dalle associazioni di volontariato. La situazione continua a peggiorare, ma non senza aspetti cinicamente surreali. Ne è un esempio quello che accade, non solo in California, ma anche nel Michigan…
Mi ripeto, probabilmente la nostra pseudo esperta è un po daltonica, ovvero avrebbe bisogno di uno specchio per accertarsi che il naso sia ancora lì, in mezzo al volto.
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