Di calcio non me ne intendo, solo una volta mi è capitata loccasione di andare allo stadio, la partita era tra Inter e Juve a San Siro e devo dire che lo spettacolo si è rivelato molto più coinvolgente di quanto mi aspettassi. Le scalinate gremite, un anello di singoli tramutati in massa, emanavano un unico roboante suono simile alleco di una valanga. Nessuna tensione, latmosfera era carica solo di grande entusiasmo.
Ho costatato che il calcio può essere divertente.
Invece, ecco che, laltra sera, la partita Napoli Fiorentina ha mostrato il peggio del calcio. La metafora calcistica è talmente abusata da risultare fastidiosa ma i fatti, vergognosi, accaduti allo stadio, grazie alla mia incompetenza in tema calcistico, mi hanno suggerito una lettura ampia, alternativa rispetto allanalisi dei vari commentatori.
Il tifoso che ha tenuto in scacco gli inermi rappresentanti delle istituzioni, ai miei occhi, rappresenta perfettamente tutto il degrado che questo Stato supinamente accetta. In quelle scene ho rivisto i figuranti gladiatori e le bancarelle di cianfrusaglie che appestano gli spazi prospicenti il Colosseo, gli abusivi che speculano su Pompei, le grandi navi che violentano Venezia, tutti vincitori rispetto a uno Stato impotente, che guarda dagli spalti trattative gestite da altri, improvvisate e senza regole.
Insomma, abusata, fastidiosa o no, mi avvalgo anchio della metafora calcistica per denunciare la pessima gestione dei nostri Beni Culturali, che meriterebbero una gestione attenta e intelligente per giocare una partita di rilancio, carica di entusiasmo.
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