Ho sempre sostenuto con forza la necessità di trovare un nuovo equilibrio tra tutela e gestione. La tutela è (dovrebbe essere) compito di un giudice imparziale (vocazione di uno Stato ideale), la gestione sarebbe auspicabile fosse invece affidata a entità private.
Sono da poco terminate le giornate del FAI (Fondo per l’ambiente italiano) e mi sono posta alcune domande, tentando di comprendere, senza pregiudizio, le due correnti di pensiero sulluso del volontariato nel settore dei Beni culturali. Il metodo FAI, guardato con interesse da varie amministrazioni pubbliche, prevede la partecipazione di volontari per la gestione del patrimonio storico artistico. La cosa, di primo acchito, piace molto, è la manna che si contrappone alla mannaia dei tagli economici al settore dei Beni culturali; eppure, come sempre, le cose non si possono leggere da un unico puto di vista. Fin troppo facile è sostenere che, mancando i finanziamenti, al volontariato non cè altra alternativa che lagonia e loblio dei nostri monumenti, siti archeologici e tutto il vasto patrimonio culturale ma, legittimamente, tanti professionisti del settore che non possono accettare di lavorare gratuitamente, lanciano lallarme di uninevitabile concorrenza sleale che li vedrebbe soccombere in una situazione di mercato già particolarmente critica.
Che situazione difficile
Si rischia di cadere nella banalità della contrapposizione tra difesa dei Beni culturali e difesa dei professionisti del settore. La questione però, dal mio punto di vista, deve essere focalizzata sul soggetto, i Beni culturali appunto, e proprio per questo non si può sottovalutare la necessità di competenza di chi opera in questo settore. E dunque la vera domanda è: i volontari hanno competenza?
Ma spingiamo oltre il nostro sguardo. Il FAI, nobilissima e benemerita fondazione, come opera? Sono tutti volontari o risulta piuttosto unorganizzazione con un vasto numero di stipendiati? E chi sono, cosa fanno, quali sono le loro mansioni, come sono reclutati, selezionati, scelti? Mi si dirà che, essendo una fondazione privata, può organizzarsi come meglio crede, ma resta legittimo chiedersi perché alcuni settori, generalmente quelli legati alloperatività diretta sui Beni culturali, debbano essere svolti a titolo gratuito e altri incarichi debbano essere retribuiti. Il volontariato è unottima cosa ma si deve fare attenzione: fa più danno un improvvisato restauratore non pagato che un addetto alla segreteria remunerato.
Non chiudo con una risposta; pongo delle domande e auspico maggiore attenzione nella scelta dei metodi.
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