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Gli edifici hanno frange, ciuffi, capelli(sembrano piante, ma è l’architettura che respira)

Gli edifici hanno frange, ciuffi, capelli(sembrano piante, ma è l’architettura che respira)

Francoforte sul Meno (Germania). Che ne è stato del tipico modello urbanistico dell’età moderna? Dove sono finiti gli ampi spazi verdi ben separati tra di loro dai quali s’innalzano a grandi distanze grattacieli in ordine rigorosamente geometrico? Molti visitatori di questa mostra saranno tentati di porsi domande simili e non pochi di loro mostreranno sorpresa di fronte a questo nuovo tipo di architettura visibilmente «verde»: gli edifici non sono i soliti corpi lisci, dagli spigoli vivi, ma hanno frange, ciuffi, capelli, attributi con i quali di sicuro non s’identifica l’architettura. Ma se si parla di case che possono addirittura «respirare», ecco emergere allora queste caratteristiche e questa estetica dell’architettura, così diversa perché strettamente legata alle piante e alla loro crescita.
«Riconquista della città attraverso la natura»: con questa chiave si possono leggere i progetti che gli architetti Wong Mun Summ e Richard Hassell (studio Woha) di Singapore espongono al Deutsches Architekturmuseum, dove non si tratta assolutamente di città abbandonate o atrofiche dei cui edifici spossati la natura sta lentamente riprendendo possesso. Lo studio di architettura Woha antepone all’immagine della città verde un concetto completamente diverso: ciò che conta per l’architetto cinese e il suo partner australiano è la compenetrazione tra edifici e paesaggio, che si esplicita nella simbiosi tra architettura e natura. Per esempio, al clima tropicale del Sud-est asiatico, costantemente caldo-umido, gli architetti non rispondono solo con un’ombreggiatura naturale di piante ma anche con costruzioni dalla struttura aperta e porosa, per ottimizzare la circolazione dell’aria. In questo modo viene meno la tipica conformazione del grattacielo: qui, corridoi aperti che «respirano» e torri slanciate collegate da ponti e terrazze costituiscono la struttura portante della casa. Nella torre «Newton Suites», costruita nel 2007 a Singapore, ogni 4 dei 36 piani esistenti gli abitanti hanno a disposizione una spaziosa terrazza comune con alberi. Inoltre, grazie a un graticcio su cui piante rampicanti colorano di verde una parete alta 100 m, si gode di un piacere abitativo senza paragoni. Oltre a questi giardini di uso comune, ogni appartamento dispone di un proprio balcone. Le superfici verdi sia orizzontali sia verticali sono pari al 130% dell’area costruita. Non solo, per quanto riguarda progetti come il grattacielo di 30 piani Oasia Downtown, la cui conclusione del cantiere è prevista quest’anno, gli architetti pianificano una copertura verde pari addirittura al 750% dell’area costruita.
In totale sono 19 i progetti esposti attraverso gigantografie molto convenzionali, tra cui anche quella della torre «The Met» a Bangkok, premiata nel 2010 con l’Internationaler Hochhauspreis. Notevoli sono i modelli esposti, che se da una parte ben rappresentano il concetto di compenetrazione tra architettura e natura, dall’altra, nella loro attenzione al dettaglio che arriva fino alla presenza dell’acqua nelle piscine, non rispecchiano assolutamente i classici modelli architettonici. L’architettura visionaria che si distingue per i progetti volti al clima, agli impianti di depurazione dell’acqua e all’energia solare non è una novità per i nostri due architetti, che infatti si occupano di questi temi cruciali fin dalla nascita del loro studio nel 1994. In un primo tempo il fulcro del loro lavoro è stato la costruzione di strutture per il turismo e ville, a cui sono seguiti progetti per case multipiano e grattacieli. «I nostri edifici», dice Hassell, «piacciono perché grazie all’elemento verde appaiono molto romantici e più morbidi rispetto agli altri». Sebbene i progetti architettonici dello studio Woha e il suo metodo di costruzione così arioso non possa essere adattato facilmente alle esigenze delle aree climatiche europee, tuttavia non c’è dubbio che anche per noi costituiscano un approccio estremamente interessante che, come dimostra questa esposizione, può essere in grado di mutare definitivamente l’immagine di città a noi finora familiare da un punto di vista non solo climatico ma anche creativo.
«WOHA. Architektur amet.», a cura di Michaela Busenkell, Deutsches Architekturmuseum, Francoforte sul Meno. Fino al 29 aprile
www.dam-online.de

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Last modified: 21 Luglio 2015