Sono passati cinque anni da quando il Museo Mercedes Benz, opera degli olandesi UN Studio, ha aperto i battenti e una cosa va riconosciuta: ledificio ha finora soddisfatto al meglio tutte le aspettative. Grazie ai circa 650.000 visitatori nel 2010, il museo ha potuto registrare un successo sempre crescente, determinato anche dallaumento di ospiti stranieri che hanno raggiunto il 27% dei visitatori totali.
Sono numeri che parlano da soli riguardo alla capacità di attrazione che esercita il museo, ma in che cosa consiste esattamente questa capacità? Il nuovo edificio è sorprendentemente poliedrico, nella sua essenza è totalmente compatibile con i più diversi tipi di visitatori: tutto può avere luogo qui, dalla festa di compleanno per bambini fino alla conferenza con esperti di settore. Il principio stesso di non focalizzarsi solo sulla storia dellautomobile ma di creare un collegamento anche con gli avvenimenti di ogni epoca, facendovi riferimento con unattenta scelta del materiale, sottolinea più che mai la varietà contenutistica del museo. È evidente il messaggio per cui qui non si tratta solo di auto ma anche del loro legame con la storia e, senza dubbio, quello che convince è la possibilità di prendere coscienza degli oggetti esposti dalle più diverse prospettive. Infatti, scendendo dalle rampe curve, si comincia a scorgere i veicoli da una posizione sopraelevata e ancora un po distante; passo dopo passo ci si avvicina alle auto elegantemente esposte e poco per volta si giunge al loro livello.
Infine eccoci di fronte alle automobili tirate a lucido, con la possibilità di osservarne da vicino i dettagli. Questo passaggio graduale di conoscenza, inscenato ad arte e legato alla dinamica del visitatore in avvicinamento, rappresenta una delle qualità peculiari del museo.
In realtà, il valore del Museo Mercedes Benz trova facile conferma grazie a un confronto. Dal gennaio 2009 da Stoccarda si guarda con simpatia anche a Zuffenhausen, dove Delugan Meissl Associated Architects ha realizzato lo spettacolare Museo Porsche. In questo nuovo edificio linteresse si focalizza sulla storia dellautomobile sportiva, senza un minimo riferimento a questioni politiche o sociali. Inesistente è anche la graduale scoperta degli oggetti esposti, dal momento che tutte le auto si trovano una vicina allaltra sullo stesso livello. Ma il chiaro contrasto con il progetto di UN Studio non si evidenzia solo per questi particolari. Nel Museo Porsche è facile vedere uomini che cadono in ginocchio di fronte alle auto per cercare di catturare la miglior foto possibile. Di rado i visitatori del Museo Mercedes cedono a tale atteggiamento di sottomissione.
Tuttavia, mentre la visita al Museo Porsche avviene in maniera chiara e scorrevole, non pochi visitatori hanno lamentato qualche problema nellorientarsi allinterno del Mercedes Benz. La suddivisione tra il livello «Collectors» e il livello «Mythos» non è affatto chiara. Già al termine della prima rampa «Mythos» (siamo saliti con lascensore e abbiamo incominciato il viaggio nella storia dellautomobile) ci si pone la domanda fatidica: «Vado a sinistra o a destra?» Spiegazioni non ce ne sono: chi segue la luce approda velocemente allarea «Collectors»; chi si fa attirare dalla rampa successiva rimane un po di sorpresa nellarea «Mythos». Il sistema-guida delle lettere bianche «E MC» (Ebene [livello] Mythos, Collectors) rimanda più alla teoria della relatività di Albert Einstein che non allorientamento che dovrebbe offrire. Tuttavia, in qualche modo, i visitatori sopportano questa situazione di leggera confusione, probabilmente anche perché, a oggi, le sale del museo non hanno perso niente del loro fascino iniziale e non mostrano neanche segni di usura, cosa che non si può dire del Porsche, in cui già dopo poche settimane si notavano numerose crepe nei pavimenti bianchi. Lidea di UN Studio di dare tridimensionalità alla pianta con la «geometria topologica» della doppia elica non si percepisce certamente in ogni angolo delledificio, ma i corpi curvi in cemento armato a vista che si presentano al visitatore durante il suo giro creano un notevole effetto tridimensionale ed esprimono grande dinamica. I numerosi percorsi del museo che ruotano attorno allatrio centrale aperto possono essere esplorati più e più volte senza provare la benché minima noia, e anche questo è importante ai fini di una passeggiata che è lunga in tutto tra gli 1,5 e i 2 chilometri. Come sempre il punto critico è la questione di un futuro ampliamento: dopo soli cinque anni il mondo automobilistico ha già registrato alcuni cambiamenti, ma la doppia elica cronologicamente articolata termina al piano interrato con le concept cars del futuro. Il viaggio nel tempo si conclude qua sotto e non offre molte possibilità di crescita o cambiamento. Potrebbe essere una bella sfida per il museo.
(Visited 108 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Venezia esagera: per la Biennale Arte più di 150 mostre 22 Aprile 2026
- Un patto per i patrimoni: l’Agenzia del Demanio e i Piani città 22 Aprile 2026
- New Design for a New World, l’invisibile in mostra 22 Aprile 2026
- Modena ricorda Ada Defez: progetti politici 20 Aprile 2026
- Max Bill, la bellezza concreta del colore 19 Aprile 2026
- Speciale Giornata mondiale dell’acqua 2026 15 Aprile 2026
- Nuovi, celebrati, già demoliti. La strana parabola dei parcheggi di Christian Kerez 14 Aprile 2026
- Quo vadis architetto? Antoni Gaudí, visioni tra passato e futuro 14 Aprile 2026
- Mario Carrieri (1932-2026) 14 Aprile 2026
- Il concorso per il Corso. Vicenza e l’ex Cinema, futuro hub culturale 11 Aprile 2026
- Ritratti di città. Jakarta, capitale (la più grande) che affonda 11 Aprile 2026
- Vivere sul confine. Dove una linea divide le case, e una biblioteca unica 8 Aprile 2026
- Lella e Massimo Vignelli, la chiarezza di traiettorie trasversali 8 Aprile 2026
- DDL sul Codice edilizia, i rischi nelle osservazioni dell’INU 8 Aprile 2026
Tag
abitare
alejandro aravena
allestimenti
anniversari
arte contemporanea
biennale venezia 2016
bologna
Chiese
cina
compatibilità ambientale
concorsi
congressi
coronavirus
Dalle Aziende
fiere
firenze
fotografia
francia
germania
infrastrutture
INU
lettere al Giornale
libri
Milano
mostre
musei
napoli
paesaggio
parigi
Pianificazione
premi
recupero
reporting from the front
restauro
rigenerazione urbana
ritratti di città
Ri_visitati
roma
sicilia
spazio pubblico
territorio fragile
torino
triennale milano
università
venezia
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata




















