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Scritto da: Progetti

Josep M. Rovira rivisita il Mercato di Santa Caterina di Barcellona

A 5 anni dall’entrata in funzione, il mercato di Santa Caterina, nell’omonimo quartiere di Barcellona, mostra una vitalità notevole dovuta ai prezzi bassi che attirano clienti anche da altri quartieri. Un ristorante piuttosto frequentato completa un quadro di densità, sebbene l’involucro presenti già numerose forme di degrado (pilastri arrugginiti, intonaci scrostati ed efflorescenti, elementi lignei eccessivamente deteriorati dal sole e dalle intemperie). Frutto di un concorso del 1997, l’architettura dello studio Embt condotto da Enric Miralles (1955-2000) e dalla moglie Benedetta Tagliabue parte da una premessa, senza la quale è difficile rendersi conto di come il progetto sia rimasto incompiuto.
Un mercato è una natura morta. Vi si espongono i cadaveri che noi umani compriamo per il nostro consumo. Natura morta, un genere pittorico che molti artisti, da Caravaggio agli olandesi a Cézanne, hanno esemplificato rappresentandolo come una caduta inesorabile: la buccia di limone che minaccia di distruggere un intero quadro o le tavole con mele e tovaglie che si sfaldano recano quel messaggio. Nella biblioteca di Miralles i libri sulla morte abbondano. Programma, luogo e alcune inclinazioni dell’autore ci conducono verso mondi che dovranno essere unitari.
Ma tutta questa morte doveva sostenersi in qualche modo e Miralles progetta la struttura più adatta allo scopo, ovvero quella che può offrire il necessario significato: tre enormi archi a persiane, senza alcuna simmetria, sorreggono la copertura che si «raggrinzisce» in sezione per offrire delle varianti o spiegarne gli sbandamenti come derivanti da tanto trambusto. Una copertura che mostra alcuni complessi pilastri della facciata su Avenida Cambó inclinarsi pericolosamente, oppressi da tutto quel peso. Una copertura da contemplare come uno spettacolo, come l’offerta di una mescolanza cromatica che cerca di riprodurre i banchi di frutta presenti in tutto il mercato. Un’altra natura morta da contemplare, funzione che non ci sarà tuttavia possibile svolgere.
La Municipalità di Barcellona, infatti, non ha voluto saperne di nessuna delle proposte che andassero al di là dell’ordinario valore di cambiamento, che pure esiste in ogni mercato. Ha costretto in un recinto qualunque possibilità di contemplare le rovine antiche presenti nell’area, non ha costruito la veranda per contemplare la copertura e ha fatto sparire la pergola che prolungava il mercato fino alla cattedrale. Tre assenze che fan sì che la proposta di Embt rimanga incompiuta, lontana dalla sua volontà. Non importa. Le si vedrà da qualche altra parte. La funzione di evocare la morte non deriva solo dall’edificio. Si riferisce alla morte stessa dell’architetto e alla morte di un modello di città che voleva abbagliare il mondo e c’è mancato poco che ci riuscisse.
Oggi va di moda l’esibizione grossolana d’immagini senza contenuto, e Barcellona ha cominciato a farlo a partire dalle Olimpiadi. Una città penosamente decaduta, che si è trasformata in un posto per turisti di bassa lega e in cui il nostro sindaco perde vergognosamente nelle consultazioni popolari che tenta di promuovere, come l’ultima, sulla modifica dell’Avenida Diagonal. L’incompiutezza della proposta di Miralles e Tagliabue è il finale deplorevole di un qualcosa che forse era già partito male e che la maggior parte della critica ha preferito ignorare. http://www.mirallestagliabue.com

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Last modified: 14 Luglio 2015