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Scritto da: Professione e Formazione

E intanto Lavazza sceglie Zucchi nel concorso a inviti per il suo nuovo quartier generale

Da 115 anni radicata a Torino e giunta alla quarta generazione d’imprenditori, dopo essersi avvalsa, per la comunicazione aziendale, del lavoro di Armando Testa, Lavazza punta sull’architettura di qualità per la sua nuova sede. Il sito prescelto per unificare gli uffici, attualmente distribuiti in tre diverse location, è quello dell’ex centrale elettrica Enel tra via Bologna, largo Brescia e corso Palermo: a nord della città, in prossimità del fiume Dora e delle aree interessate proprio dal concorso «La metamorfosi». Con un investimento previsto intorno ai 130 milioni, l’intervento dovrebbe svilupparsi su quasi 30.000 mq di s.l.p., con un mix di destinazioni che prevede circa il 60% di uffici direzionali, oltre a spazi residenziali, commerciali e a servizi pubblici e privati.
A novembre 2009 la famiglia Lavazza e il Cda hanno illustrato a 4 studi italiani di fama (del bolognese Mario Cucinella, del milanese Cino Zucchi e dei torinesi Vanja Frlan Jansen e Luciano Pia) il programma di progetto e le «linee guida di architettura coordinata» (non resi pubblici), che rappresentano il pensiero aziendale nella configurazione degli spazi Lavazza in Italia e all’estero. Assistiti da una commissione tecnica composta da Carlo Alberto Barbieri, Antonio De Rossi e Marco Filippi (tutti docenti al Politecnico), e da Pietro Rousset (consulente per l’edilizia direzionale), Virginio Briatore (consulente di design per Lavazza) e Cristiano Picco (incaricato della variante urbanistica al Prg), il 6 maggio i vertici aziendali hanno comunicato gli esiti della consultazione.
La richiesta della sostenibilità energetica e ambientale dell’intervento è risolta da tutte le quattro proposte con ariose coperture-terrazzo verdi raggiungibili da rampe e passerelle per la ricreazione e l’organizzazione di eventi, mentre l’integrazione con il tessuto urbano esistente, nella configurazione degli spazi pubblici, è declinata in maniere diverse. Zucchi, vincitore (che si è avvalso della collaborazione di Ai Engineering per le tecnologie e strutture, di Manens-Tifs per le strategie ambientali e gli impianti, e di Atelier G’Art per il verde), gioca sulla libera sinuosità planimetrica dei volumi, svincolata dalle preesistenze industriali tardo ottocentesche da valorizzare (che dovrebbero accogliere servizi d’interesse generale da concertare con la Città). Gli altri tre concorrenti si concentrano invece sulla reinterpretazione dell’isolato torinese, più o meno permeabile in funzione delle piazze e/o delle corti ideate: la coraggiosa proposta di Pia meglio risolve la ricerca di un rapporto con la Dora; Cucinella, accanto al ricostituzione del volume-cortina, sottolinea il valore tipologico delle preesistenze di pregio facendone il verso (mentre gli altri due le integrano, o «fagocitano», nel costruito ex novo); Frlan lavora mirabilmente sul blocco unitario del «palazzo di rappresentanza» scavato da corti che, con un’azzeccata metafora legata ai chicchi del caffè, alla sua coltivazione e all’epopea dell’azienda, ben tematizzano la storia del marchio (altra richiesta della committenza).

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Last modified: 14 Luglio 2015