Buenos Aires. Dal 21 al 25 maggio lArgentina ha festeggiato il bicentenario dalla Revolutión de Mayo che, con la destituzione del vicerè spagnolo, segnò lavvio dellindipendenza dalla Spagna ottenuta poi il 9 luglio 1816. Fra le tante manifestazioni, di particolare significato culturale e simbolico è stata la riapertura del Teatro Colón di Buenos Aires, uno dei più prestigiosi al mondo, amato dai massimi cantanti e musicisti, con la grande sala in velluto rosso e decori in oro, dallacustica perfetta, che accoglie 2.600 spettatori.
Iniziato nel 1889 su progetto dellarchitetto marchigiano Francesco Tamburini (morto lanno dopo), rielaborato dallarchitetto piemontese Vittorio Meano (autore anche del Palazzo del Congresso, scomparso nel 1904), fu completato dallarchitetto belga Jules Dormal, per essere aperto il 25 maggio 1908.
Tre anni fa il Governo della Città autonoma di Buenos Aires dette una svolta al cantiere, iniziato da anni su masterplan del 2001 ma fermo, decidendone la conclusione per il bicentenario. Il ministro dello Sviluppo urbano Daniel Chain, cui lopera venne affidata, costituì unUnità speciale di progetto (Upe), con un modello di gestione capace di mettere a sistema tutte le discipline e gli attori del complesso intervento, ricomponendo léquipe tecnica, ridandole entusiasmo e rimettendo ordine nel pregresso. Scelse inoltre dintrodurre la figura del project manager per il coordinamento dellesecuzione dei lavori, che fu ricercato con licitazione internazionale, vinta dallargentina Syasa SA. Tutto il 2008 passò nellimpostare questa nuova organizzazione. I lavori ripresero ai primi del 2009: sono quindi durati solo un anno e tre mesi, con il lavoro contemporaneo di diverse imprese ed équipe, che nel febbraio e marzo scorsi hanno messo allopera più di mille addetti.
I vari responsabili – del sistema di gestione (per lUpe, il direttore Sebastian Maronese e la coordinatrice tecnica Sonia Terreno), i tecnici e direttori lavori di Syasa, gli specialisti di riqualificazione tecnologica, di tecnologia scenica, di acustica, di restauro dellimmobile (Eduardo Scagliotti, Myriam Ferreyra e Giuseppina Manfredi) e delle sue varie componenti – hanno presentato il loro lavoro in un seminario (5, 6 e 7 maggio) che ha affrontato il tema del restauro e rifunzionalizzazione degli edifici monumentali, fornendo anche un ampio quadro dello stato dellarte dei massimi teatri mondiali (sono stati illustrati gli interventi al Liceu di Barcellona, al San Carlo di Napoli, alla Fenice di Venezia, alla Scala di Milano) e accogliendo le riflessioni conclusive dellargentino, ma docente a Harvard, Jorge Silvetti, e delluruguayano Rafael Viñoly.
I lavori svolti al Colón, con la ricca documentazione di cantiere, mostrano che grande impegno è stato dedicato alla composizione fra le necessità di salvaguardia e restauro del monumento e quelle di messa in sicurezza e aggiornamento tecnologico, in base alla ricca messe di studi, indagini, campionature (come ad esempio quelle dellIcr sulla finta pietra delle facciate eseguita a fine anni ottanta) e confronti con altri grandi teatri del mondo, svolti in fase di progettazione.
Accurati gli interventi su materiali e componenti originali: intonaci, marmorini, stucchi lucidi, pavimenti a mosaico, velluti, riprodotti a San Leucio (la manifattura storica presso la Reggia di Caserta) per essere ignifughi, soffitto della sala, poltrone, gran lampadario. Per molti lavori, il risultato è stato garantito dalla scelta della ditta appaltatrice di coinvolgere la Cooperativa del restauro di Milano, attiva alla Scala, che vi ha lavorato con Giuseppina Manfredi, capace di preparare i materiali non presenti sul mercato locale, in breve diventata il riferimento dei tanti giovani restauratori argentini attivi nel cantiere e non solo.
Contemporaneamente, i lavori di messa in sicurezza e riabilitazione funzionale hanno potuto fruire dei grandi volumi (35.000 mq) al di sotto delle aree libere adiacenti il Colón, che negli anni 1935-1938 e 1968-1972 ne avevano raddoppiato le dimensioni. Ciò ha permesso di realizzare, con interferenze con ledificio monumentale di gran lunga minori che altrove, gli spazi necessari alla grande fabbrica di produzione culturale che è il teatro, dotato di due orchestre, un coro polifonico, un corpo di ballo, lIstituto superiore darte, il Centro di sperimentazione e innovazione. Il cantiere ha acceso in città un vasto interesse intorno alle tematiche del restauro, del concetto di minimo intervento, dellattenzione ai materiali come documenti al punto da innescare, da un lato, polemiche contro la pratica di scarso rispetto delleccezionale patrimonio di architettura otto-novecentesca che caratterizza gli anni doro di Buenos Aires e da presupporre, dallaltro, lauspicio di maggiore attenzione e di crescita per questo delicato settore lavorativo.
Per tutti coloro che vi hanno lavorato, il Colón è stato aperto in anteprima la sera del 5 maggio con la Nona di Beethoven. Linaugurazione ufficiale è avvenuta la sera del 25, con un grande spettacolo di balletto e opera, per iniziare dal 26 la sua nuova vita, con la programmazione della Bohème.
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