Barcellona. In una città che deve molto al suo passato industriale ma che si è sempre poco interessata alla conservazione delle sue vestigia, fa ben sperare il Piano strategico della cultura messo a punto dalla Municipalità catalana. Presentato nel 2008, prevede la conversione di una decina di ex fabbriche in contenitori di laboratori artistici grazie allo stanziamento di 117 milioni.
Sembrano lontani i tempi delle demolizioni portate a termine frettolosamente per lasciare spazio alla Villa Olimpica allinizio degli anni novanta, o quelle indiscriminate effettuate nel quartiere 22@ in concomitanza con il Forum 2004, che hanno cancellato definitivamente i resti di un operoso passato dindiscusso valore architettonico. Fortunatamente, negli ultimi anni sono stati portati a termine alcuni prestigiosi interventi di riqualificazione di questo patrimonio, uno per tutti il Caixaforum, che occupa gli spazi dellex fabbrica tessile Casaramona (cfr. «Il Giornale dellArchitettura», aprile 2008).
Le filature Fabra i Coats rappresentano un altro complesso industriale sopravvissuto al piccone demolitore, grazie anche alla pressione esercitata da agguerrite piattaforme cittadine. Sorta a partire dal 1839 nel nucleo di Sant Andreu, fu la prima e più importante fabbrica di fili in cotone di Spagna. Le innovazioni introdotte dai soci britannici a partire dal 1903 le conferirono tratti simili a una colonia industriale, arrivando a dar lavoro a tremila operai. Con la crisi del settore tessile catalano iniziata negli anni settanta, la fabbrica ha cessato progressivamente la sua attività. Grazie anche alle rivendicazioni dei cittadini, il Comune ha acquisito il complesso e nel 2001 una parte è stata trasformata in centro civico su progetto di Moisés Gallego, Tomàs Morató e Jaume Arderiu, mentre gli spazi restanti sono stati destinati a servizi culturali ed educativi, residenze per giovani e artisti. Fabra i Coats è il più grande tra gli opifici inclusi nel Piano strategico comunale, che ha previsto per il corpo di fabbrica principale un uso polivalente quale polo dattrazione per attività creative. Si tratta, nello specifico, di ospitare un centro di formazione e uno spazio di produzione nelle discipline della danza, teatro, musica, audiovisivi e nuove tecnologie, frequentato da artisti, allievi e imprenditori. Sono previsti anche due spazi pubblici destinati ad accogliere piccoli progetti culturali, un auditorium e una caffetteria.
Lanno scorso il Comune ha bandito il concorso per il recupero della filatura, vinto da Manuel Ruisánchez e Francesc Bacardit. Lintervento, a impatto minimo, che sispira a quello di Lacaton & Vassal per il Palais de Tokyo di Parigi, prevede il consolidamento strutturale e la conservazione del corpo di fabbrica da 12.600 mq formato da due edifici adiacenti, caratterizzato da grandi open space distribuiti su quattro livelli e punteggiati da una foresta di pilastri metallici. Proprio intorno ai pilastri ruota la proposta di compartimentazione degli interni, al fine di consentire ai diversi gruppi di coesistere. Come richiesto dal bando, Ruisánchez e Bacardit hanno conferito una polivalenza diafana allo spazio sfruttando gli elementi verticali come supporti per una serie di pannelli mobili leggeri che garantiscono, a poco prezzo, intimità e flessibilità. A un estremo degli open space, alcuni volumi in legno isolati acusticamente permettono un ulteriore grado di privacy. Al piano terra sono ricavati lauditorium e la caffetteria, oltre ai due spazi comuni aperti al resto del recinto e, in occasioni particolari, alla città.
I lavori, che costeranno al Comune 10 milioni, stanno cominciando in queste settimane e saranno portati avanti per fasi, in modo da consentire luso progressivo degli spazi: entro lanno dovrebbe essere completato il 40%, mentre la conclusione del cantiere è prevista per il 2012.
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