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Uberto Visconti di MassinoScritto da: Città e Territorio

Il modello olandese

In Olanda il 35% del totale delle abitazioni è di tipo sociale: si tratta del paese europeo dall’esperienza maggiormente sviluppata. Nel 2007 le associazioni per l’housing hanno investito 305 milioni, con l’obiettivo di aumentare la qualità della vita e il livello di sicurezza nelle aree di proprietà, con conseguente rivalutazione degli immobili. A partire dal 1995 le associazioni hanno perso in toto il finanziamento pubblico, ciononostante sono riuscite a garantire la continuità e lo sviluppo grazie ai canoni di affitto in essere e alla dismissione di alcuni immobili, unitamente a prudenti scelte di gestione economico-finanziaria. Le associazioni (circa 450) hanno l’obbligo di registrarsi presso il ministero della Casa e attenersi al codice Housing Act and Social Housing Management. I prestiti bancari erogati alle associazioni sono garantiti da un fondo no-profit costituito dalle stesse e supportato dal governo, chiamato Guarantee Fund for Social Housing (Wsw). Il successo del modello olandese è riassunto nel numero di unità prodotte: 2,4 milioni di alloggi, ovvero 155 alloggi sociali ogni 1.000 abitanti (in Italia sono 16). Partendo da modelli olandesi, da novembre Fakton Bv ha introdotto in Italia una tipologia d’intervento denominata «Robin Hood Business Case», ossia progetti a due facce: una «dolce» (attività profittevoli, quali i centri commerciali urbani, per un’utenza «ricca») e una «amara» (per le classi sociali sfavorite). Il tutto per predisporre business cases realizzabili, ristrutturare o riproporre immobili esistenti e offrire al tempo stesso una soluzione per cittadini in difficoltà. (Nella foto, il progetto di riqualificazione urbana Transvaal all’Aia, della società Staedion, appena concluso).

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Last modified: 17 Luglio 2015