Dopo diverse generazioni di studi incentrati con sguardi panoramici sul fenomeno delle sole avanguardie, stiamo assistendo negli ultimi anni, grazie alla maggiore accessibilità delle fonti archivistiche e al crescente interesse da parte degli studiosi, a una graduale riscrittura della storia artistica, architettonica e culturale dellUnione Sovietica tra gli anni venti e cinquanta. Studi che suggeriscono analisi storiografiche non più (o non tanto) focalizzate sul mito delle avanguardie, quanto sulla comprensione dei contesti nei quali esse nascono, sulla considerazione e la disamina di vicende, periodi e figure che li definiscono, e che sono stati finora quasi totalmente trascurati. Grazie a queste rinnovate analisi storiche, sinizia a rivelare un contesto sempre più ampio e sfaccettato, nel quale la produzione stessa degli architetti acquisisce nuove complessità e altri valori, e nel quale le consolidate ramificazioni – tra costruttivisti, razionalisti e produttivisti, tra architettura davanguardia e il realismo socialista – cominciano finalmente a essere ridiscusse, in favore di una più articolata lettura dei singoli fenomeni, ben oltre le rassicuranti ma insufficienti etichette interpretative offerte dalla storiografica classica.
Il principale merito dellimponente monografia dedicata a Ivan Leonidov e curata da Alessandro De Magistris e Irina Korobina non risiede soltanto nella seppur notevole mole di documentazione esibita: lultimo studio su Leonidov, pubblicato nel 1988 da Andrej Gozak e dal figlio Andrej Leonidov, si era già distinto per la presentazione della ricca e inedita testimonianza proveniente dallarchivio familiare. Il valore di questo libro consiste soprattutto nellinterpretazione di tali fonti e nellapprofondita contestualizzazione storiografica dellattività di Leonidov. Unattività che non viene solamente collocata nelle vicissitudini dello sviluppo della cultura architettonica russa tra gli anni venti e cinquanta, ma diventa essa stessa la preziosa chiave di lettura per interpretare le fasi cruciali che hanno caratterizzato quel contesto. La più alta riflessione formale di Leonidov coincide con queste fasi e risponde a esse, come dimostra il libro, in maniera tuttaltro che visionaria, spiazzante o estranea dalle riflessioni coeve; accuse queste che ne hanno affossato inizialmente le leggittimità, e che sono state in parte contenute nelle interpretazioni successive.
Ai capisaldi della produzione di Leonidov sono infatti dedicati approfonditi saggi critici. Di estremo interesse gli studi dedicati ai progetti per il ministero dellIndustria pesante e la Città del sole, rispettivamente di De Magistris e di Nicoletta Misler. Particolarmente convincente il primo, che analizza con attenzione la complessità architettonica del progetto, rivelandone sfondi e originalità. Il libro si arrichisce inoltre di alcuni aggiornamenti e traduzioni di fondamentali analisi svolte dagli storici russi nel recente passato. Da una parte lo studio seminale di Vigdarija Khazanova sul ruolo sociale, politico e urbanistico dei club operai nella pianificazione del socgorod (finalmente tradotto in una lingua occidentale), così ben ricondotto alle riflessioni del Gruppo Asnova e di Nikolaj Ladovskij sullo spazio urbano e lurbanistica del primo piano quinquennale, e che inquadra precisamente lo sfondo dei progetti di Leonidov per il palazzo della Cultura e per il quartiere Proletarskij. Dallaltra, la biografia di Leonidov a cura di Khan-Magomedov, imprescindibile fonte di conoscenza del contesto sovietico, autore di monumentali e preziosi studi, anche se datati dal punto di vista dellintepretazione storiografica. Impaginato con grande perizia dallo studio Tassinari-Vetta, il libro ci presenta unesaustiva schedatura dellopera finora conosciuta di Leonidov, oltre a preziose traduzioni di documenti e articoli, parzialmente inediti in occidente, ampliando così la conoscenza del suo lavoro, soprattutto per quanto concerne gli anni trenta e cinquanta. Consegnandoci una tuttaltro che lineare, ma non per questo incoerente, immagine di Leonidov: una delle figure più straordinarie provenienti dalla cultura architettonica sovietica del Novecento.
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