I dati che le tabelle ci propongono consentono alcune non marginali osservazioni. La prima, più banale, è la tenuta della domanda che, con un debole incremento sullo scorso anno, conferma un trend ormai decennale.
La seconda è lo sconforto di fronte a unofferta che si frammenta ulteriormente. Oggi, senza contare le varie succursali, sono 36 le sedi in cui esiste un percorso di laurea in Architettura. Non solo, in 7 di queste cè anche la doppia offerta, di Architettura e Ingegneria edile-architettura. Sembra che alle dichiarazioni (di universitari e politici) dellavvio di un processo di razionalizzazione non seguano i fatti. Non solo, le sedi che hanno un numero discritti compreso tra 100 e 150 sono 23 e toccano tutte le regioni dItalia, salvo pochissime eccezioni.
La terza osservazione è la grande differenza che esiste nelle preiscrizioni tra Architettura e Ingegneria edile-architettura. Lattrattività della prima rimane indiscussa, con punte che segnalano le facoltà «storiche». E questo nonostante la continua apertura, di nuovi corsi in Ingegneria edile-architettura.
La quarta osservazione riguarda le geografie, anchesse confermate, con il primato, che si accentua, del Politecnico di Milano, anche se il dato va riequilibrato per la presenza del Design. Non solo esiste una scarsa mobilità, ma il fiorire di corsi ormai quasi «di quartiere», mi si scusi lironia, non mette minimamente in discussione le scelte degli studenti. I pochi dati che si hanno sulle provenienze, per almeno i due Politecnici di Milano e Torino, per le facoltà di Roma e per Venezia, confermano che si è rimessa in moto anche una mobilità territoriale, sia pur debole, legata soprattutto allistituzione delle lauree magistrali.
Lultima osservazione riguarda un dato su cui sarebbe necessaria una riflessione approfondita. Se si distinguono i dati relativi ai corsi di laurea in Architettura e quelli in Ingegneria edile-architettura, il trend di Architettura perderebbe quella tonalità cupa di una fucina di troppi disoccupati e, se confrontati con i dati delle decadi di età dei professionisti in attività, garantirebbe il turn over, passata londa dei babyboomers, che non interessa solo Architettura. Primo tassello di un ragionamento molto più complesso che riguarda: la garanzia, che forse troppe realtà stanno sottovalutando, che bisogna offrire agli studenti sulla qualità della didattica (lo impongono i descrittori di Berlino); il processo di pensionamento di docenti, ordinari e associati, e persino di ricercatori (che fa di questarea una delle più esposte di fronte alle infinite e reiterate lentezze anche solo nel bandire i concorsi); la concorrenza europea, che porta gli studenti a scegliere università straniere, al Nord Europa ma non solo. Processi che contrastano oltre tutto con la centralità della questione urbana su quasi tutti i piani, dallambiente al clima, dagli stili di vita alla sostenibilità. Ma questa è unaltra storia, come osserva, melanconico, Amasa Delano chiudendo il Benito Cereno di Herman Melville.
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