Scorrendo la rassegna stampa dellExpo 2015 si nota come oggi persino leffimero appaia troppo duraturo. Quel che rimane di una lettura sinceramente sconfortante, non è infatti la banalità di quasi tutti gli attori in scena: il politico che si crede astuto; il cortigiano chiamato a proclamare le sorti dellevento straordinario; la controfigura di Shylock (nel shakespeariano Mercante di Venezia) impegnato a rassicurare che in città sempre più appesantite da appartamenti vuoti il futuro sia una nuova bolla immobiliare; lo sdegnato fustigatore dei possibili sprechi e dei sicuri stravolgimenti ambientali. Né lo sono gli immaginari poveri e ripetitivi che accompagnano la discussione: le torri, le sfere, i canali dacqua, i parchi – con lescamotage di cambiarne la scala da urbana a rurale – o le rues des nations, riemerse da polverosi magazzini ottocenteschi.
Colpisce la povertà, se non lassenza, dei due temi che, in qualche misura, potevano dare senso al tempo che precede e forse seguirà quello effimero dellEsposizione. Come si costruisce una scienza dellalimentazione in una società di sprechi e fondamentalismi? Come il più elementare dei diritti, quello alla vita, si può praticare in una società che ha radicalizzato le diseguaglianze? In fondo, per una volta, la forza del tema poteva mettere in gioco la tirannia più feroce in cui viviamo: quella della distanza tra la parola e i fatti – nel nostro caso quella che tra la grande bouffe e la burocrazia della Fao – e restituire alle parole la loro tragicità: fame, miseria, malnutrizione, limite delle risorse, conflitto. Pier Carlo Palermo – e con lui ormai molti intellettuali – quasi alzano le spalle di fronte a quanto accade a Milano: è un gioco che interessa solo la valorizzazione delle aree, al massimo un piccolo afflato di un keynesismo solo patetico e di facciata. Forse hanno ragione. Al tavolo si gioca con carte segnate e, ancor più, le regole di quella partita poco hanno a che spartire con linsegna al neon che campeggerà sullentrata di quel futuro luna park milanese. Ma, forse, questa volta lamarezza è ancor più profonda. In un momento in cui è difficile trovare valori per cui valga la pena almeno credere, lalimentazione potrebbe aiutarci a uscire da troppi fondamentalismi, in primis quello di un relativismo consolatorio.
La discussione, oggi ancora possibile, potrebbe vedere a confronto scienza e tecnologie, economie e giurisprudenze. Potrebbe diventare loccasione per far uscire le biotecnologie dagli arsenali degli eserciti delle multinazionali, ma anche da paure millenariste; riportare le Esposizioni universal i alla più antica scommessa di rianimare un progresso amico di un uomo eguale almeno nel suo bisogno di sopravvivere; ricondurre le tecnologie a un confronto tra problemi cui dare una risposta non solo fondata sugli indici di produttività, ma sulla destinazione del prodotto. Potrebbe servire a verificare se davvero leconomia politica che è entrata in crisi di legittimità ritroverà la radice smithiana che animava loriginale scrittura della Ricchezza delle nazioni. E ancor a riportare le scienze dei diritti sulla strada della forza del diritto e non dellargomentazione sempre più retorica e sofisticata. Certamente, lo sconforto che la rassegna stampa restituisce è anche quello dellattuale povertà di una pubblicistica che subisce lopinione pubblica, in un ribaltamento delle parti che forse solo lusciere del teatro dei Sei personaggi in cerca dautore potrebbe degnamente introdurre. Ma questa china può ancora essere ribaltata se, per una volta, a un marketing che sta popolando di fallimenti Hannover, Siviglia e, quasi sicuramente Shanghai, si contrapponesse, come avvenne a Londra nel 1851 o a Parigi nel 1867, lanima più profonda della rivoluzione scientifica: quella dei conflitti che apre, degli attori che mette in gioco, di una rivoluzione che si fonda su quanto siano contesi i beni comuni e le risorse limitate. Loggetto di una rappresentazione che leffimero può ridurre a retorica o aiutare a far capire nei suoi possibili esiti, tuttaltro che scontati, lineari e spesso consolatori. UnExpo che non neghi i conflitti, le diseguaglianze, le paure, anche dentro le scienze e le economie, ma che proprio per questo possa diventare il centro di un dibattito non scontato, appassionato, fondato su quanto si conosce e quanto ancora signora. E soprattutto non destinato a esaurirsi con lo spengersi delle luci del luna park su una nuova distesa dinutili capannoni.
(Visited 92 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- La nuova Capanna Carrel al Cervino: le sfide del progetto e del cantiere 15 Settembre 2026
- La torre del presidente 15 Settembre 2026
- Ticino, attraverso la storia materiale del costruito 15 Settembre 2026
- Polvere, macerie, progetti, ricostruzione 14 Settembre 2026
- Milano, nello studentato più discusso d’Italia 9 Settembre 2026
- Canton Ticino: prendersi cura del territorio. Insieme 9 Settembre 2026
- Elia Zenghelis (1937-2026) 8 Settembre 2026
- Natura e clima: 800 anni di lezione francescana 8 Settembre 2026
- Quando si progettava il welfare: Pesaro ricorda Carlo Aymonino 7 Settembre 2026
- La montagna che non è più: un dramma senza fine 7 Settembre 2026
- Dall’idea al catalogo: come nasce una slot online e come arriva sui portali autorizzati 2 Settembre 2026
- Isola di luce. Homo Faber illumina Venezia 1 Settembre 2026
- Chiara Curti: il mio Gaudí, libero e medievale 31 Agosto 2026
- Dear Architect, le chiese del cardinale Lercaro 31 Agosto 2026
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata




















