Le illuminanti intuizioni spaziali di Nanda Vigo

by • 4 Settembre 2019 • Design807

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Forme, spazi, luce, colori sono i soggetti privilegiati della mostra “Nanda Vigo. Light Project”, fino al 29 settembre al Palazzo Reale di Milano

 

MILANO. Nel 1997 l’artista e architetta che da sempre lavora al confine tra arte, architettura e design, aveva curato nello stesso luogo l’allestimento della mostra “Piero Manzoni – Milano et Mitologia”, che le era valso il premio Koinè. Ora ritorna nelle splendide sale di Palazzo Reale in veste di protagonista con la prima retrospettiva antologica dedicatale da un’istituzione italiana.

Dopo la laurea al Politecnico di Losanna nel 1959, Nanda Vigo apre il proprio studio a Milano, sua città natale nel 1936. Da quel momento il tema essenziale della sua arte diventa il rapporto tra luce e spazio, che Nanda utilizza nel proprio lavoro sia come architetta sia come designer. È protagonista dei movimenti artistici d’avanguardia, italiani ed europei, a partire dagli anni ’60, lavorando in modo interdisciplinare tra arte, design e architettura, con un’attenzione particolare alla poetica della luce in relazione allo spazio e al tempo. Attraverso l’uso di materiali industriali come il vetro e l’alluminio, Vigo realizza opere che si pongono come filtri visivi della realtà in cui siamo immersi. La percezione del reale è in questo modo alterata, affinché possiamo vivere impressioni inedite e impensate. Frequenta lo studio di Lucio Fontana prima, e poi si avvicina agli artisti che avevano fondato la galleria Azimut a Milano, Piero Manzoni ed Enrico Castellani. In quel periodo, tra i diversi viaggi per le mostre in tutta l’Europa, conosce gli artisti e i luoghi del movimento ZERO in Germania, Olanda e Francia. Nel 1971 viene premiata con il New York Award for Industrial Design per il suo sviluppo delle lampade (come la “Golden Gate”) e nello stesso anno realizza uno dei suoi progetti più spettacolari per la Casa-Museo Remo Brindisi a Lido di Spina (Ferrara). Nel 1976 vince il primo Premio Saint Gobain per il design del vetro e nel 1982 partecipa alla 40° Biennale di Venezia. Dal 2013 alcune sue opere sono presenti nella collezione del Ministero degli Affari esteri, mentre l’anno successivo espone al Guggenheim Museum di New York nella retrospettiva dedicata a ZERO e nel 2015 all’interno del programma della mostra ZERO, Die Internationale Kunstbewegung der 50er & 60er jahre, espone al Martin-Gropius-Bau di Berlino e allo Stedelijk Museum di Amsterdam. Nel 2015 realizza diverse personali: “Affinità elette” al Centro San Fedele di Milano, “Zero in the mirror” alla Galleria Volker Dhiel di Berlino e al MAC di Lissone, oltre a quella più recente nella galleria Sperone Westwater di New York.

A cura di Marco Meneguzzo, la mostra, in collaborazione con l’Archivio Nanda Vigo esplora, attraverso l’esposizione di circa ottanta opere, l’eccezionale percorso di ricerca dagli esordi, alla fine degli anni ’50, sino alle esperienze più attuali con progetti, sculture e installazioni: una vita intera dedicata al progetto. Centro del percorso espositivo è un ambiente cronotopico, che occupa l’intera stanza degli specchi. Tra le opere merita particolare attenzione l’esperienza offerta dall’ambiente intitolato “Global Chronotopic” (1967). Il visitatore, da solo, è accolto in una stanza specchiante che meglio di ogni altro riassume tutti i temi dell’arte di Vigo. Percorrendo le sale si è completamente immersi tra specchi, luci filtrate da superfici in vetro trasparenti, opache od ondulate e quindi naturalmente avvolti nell’arte, nel design, nell’architettura, nello spazio, nella luce, nei colori, del mondo suggestivo e coinvolgente di Nanda.

 

Immagine di copertina: Nanda Vigo, “Arch/arcology, 2” (foto Marco Poma – Courtesy Archivio Nanda Vigo)

“Nanda Vigo. Light Project”
a cura di Marco Meneguzzo
fino al 29 settembre 2019
Palazzo Reale – Milano

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