Lo schermo urbano di Diller Scofidio + Renfro

by • 14 Maggio 2016 • Mosaico, Progetti1438

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Completato in California il nuovo Berkeley Art Museum & Pacific Film Archive

 

BERKELEY (CALIFORNIA). Negli anni recenti lo studio newyorkese Diller Scofidio + Renfro (DS+R) sta firmando una serie di interventi di rinnovamento e ampliamento legati a committenze culturali: basti pensare all’ampliamento del MoMA a New York, o al Broad Museum di Los Angeles. L’ultimo intervento, da poco concluso, riguarda l’ampliamento per il nuovo Museo di arte e gli archivi cinematografici nel campus universitario di Berkeley.

Fino a due anni fa il Berkeley Art Museum & Pacific Film Archive (BAM/PFA) si trovava sul Bancroft Way, all’interno di un edificio in stile brutalista – progettato dall’architetto di San Francisco Mario Ciampi e spesso paragonato per prestigio al Guggenheim di Frank Lloyd Wright a New York -, poi chiuso per problemi di sicurezza sismica nel 1997. Un primo progetto di rinnovo risalente al 2008 e firmato da Toyo Ito, fu interrotto a causa dell’elevato budget.

Il progetto di DS+R si trova ora nel centro della cittadina californiana, quasi 8.000 mq che includono spazi espositivi, due teatri (da 232 e da 33 posti), una biblioteca di arte, un cinema, una sala di lettura, un laboratorio artistico, e altri spazi educativi e per incontro. Gli architetti hanno integrato il vecchio e il nuovo in una dinamica struttura che ingloba un preesistente edificio Art Déco di 4.500 mq, una vecchia stamperia dell’Università della California (UC) di Berkeley, e una nuova struttura di 3.500 mq. La distintiva copertura della stamperia, sul lato nord, è stata mantenuta e permette di avere luce naturale nelle gallerie al piano terreno. La nuova struttura è invece un volume curvilineo in acciaio inossidabile, come un prosieguo contemporaneo dell’edifico Déco del 1939. Quest’ultima si estende sulla fabbrica originaria a formare un piccolo volume a forma di cuneo che aggetta sulla strada. La spina longitudinale della nuova struttura inizia con il bar sopraelevato che demarca l’entrata dell’edificio a nord-est e culmina in un teatro interno dalla parte opposta. Uno schermo per proiezioni cinematografiche chiude poi l’edificio all’esterno, creando una sorta di teatro all’aperto. In questo modo l’intervento si propone come operazione sia architettonica che d’integrazione urbana: molto spesso infatti i campus universitari offrono un’alternativa di spazi pubblici, non necessariamente indirizzati solo a studenti ma anche ai cittadini.

Il progetto, fortemente voluto dalla comunità, è costato 112 milioni di dollari ed è stato principalmente finanziato grazie a una campagna filantropica e a risorse private.

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