Le nuove relazioni tra architettura, ecologia e territorio nella Riserva di Santo Pietro, alle porte di Caltagirone, in Sicilia: cultura, didattica, ricerca intorno ad un patrimonio da curare, con strumenti e metodi alternativi
CALTAGIRONE (Catania). Negli ultimi anni il panorama italiano delle scuole estive di architettura si è molto ampliato: workshop, cantieri sperimentali, programmi di autocostruzione e laboratori interdisciplinari hanno moltiplicato le occasioni di confronto tra università, professionisti e giovani progettisti.
Accanto a iniziative prevalentemente formative, alcune esperienze si configurano come veri e propri dispositivi di ricerca, nei quali il workshop rappresenta soltanto uno dei momenti di un processo più ampio: è in questa prospettiva che può essere letto Bosco Colto che, dal 2022, ha progressivamente costruito un campo di sperimentazione progettuale nell’entroterra siciliano.
Paesaggio infrastruttura di conoscenza
Il Campus, che dal 30 luglio al 9 agosto 2026 tornerà a svolgersi nel Bosco e nel Borgo di Santo Pietro, nel territorio di Caltagirone, utilizza il formato della summer school come strumento di ricerca sul rapporto tra architettura, paesaggio e trasformazioni ecologiche.
Promosso da Makramè APS e ideato da Marco Navarra, il progetto è sviluppato in collaborazione con il Dicar dell’Università di Catania nell’ambito di “Errare – Terre Fragili Terre Fertili” e del progetto PRIN PNRR “TEArch – Verso un’architettura terrestre”, con il coordinamento scientifico di Marco Navarra, Dario Felice, Antonio Scarponi e Beatrice Fontana.
La scelta del Bosco di Santo Pietro non risponde a una semplice esigenza logistica. La Riserva Naturale Orientata si estende per oltre 6.500 ettari tra Caltagirone e Mazzarrone e conserva una delle più estese sugherete della Sicilia. Il suo interesse risiede soprattutto nella natura composita del paesaggio: bosco, aree agricole, insediamenti rurali, infrastrutture e attività produttive costituiscono un sistema nel quale processi naturali e trasformazioni antropiche convivono da secoli.
Più che l’immagine di una natura incontaminata, è il carattere di paesaggio culturale a rendere il Bosco di Santo Pietro un contesto di particolare interesse per la ricerca progettuale. Il territorio viene assunto come un’infrastruttura ecologica e sociale nella quale architettura, pratiche agricole, ricerca scientifica e comunità sono parte di uno stesso sistema.
Nella Musssolinia di cartone
A questa dimensione naturale si affianca quella del Borgo di Santo Pietro, che riflette alcune delle principali trasformazioni delle aree interne siciliane nel Novecento. Antico feudo appartenuto al demanio di Caltagirone, negli anni Venti fu scelto dal regime fascista come sede della progettata Mussolinia di Sicilia, città rurale destinata a rappresentare il programma di colonizzazione agricola del regime. In occasione della visita di Benito Mussolini furono predisposti edifici e allestimenti provvisori per simulare uno stato di avanzamento dei lavori ben più consistente di quello reale. Il progetto si interruppe poco dopo, lasciando le tracce di una città mai realizzata. La vicenda, ripresa anche da Leonardo Sciascia (nel libro “La corda pazza”), è diventata uno degli episodi più emblematici delle incompiute urbanistiche del Novecento siciliano.
Nel Borgo è inoltre tuttora attiva la Stazione Consorziale Sperimentale di Granicoltura per la Sicilia, fondata nel 1927, che custodisce una delle più importanti banche del germoplasma cerealicolo dell’isola, contribuendo alla conservazione di numerose varietà storiche di frumenti e leguminose.
Bosco, borgo e stazione sperimentale delineano così un unico sistema territoriale nel quale patrimonio naturale, memoria storica, ricerca scientifica e patrimonio costruito si intrecciano. È proprio da questa lettura che nasce la prospettiva di Casa Bosco Colto, oggi in fase di sviluppo attraverso un partenariato speciale pubblico-privato, che prevede il recupero di alcuni edifici pubblici del borgo per ospitare residenze, laboratori, attività formative e programmi di ricerca.
In questa prospettiva il Campus rappresenta soltanto una delle componenti del progetto. L’obiettivo non è consolidare una sede permanente della summer school, ma costruire un’infrastruttura culturale capace di mettere in relazione ricerca, formazione, patrimonio pubblico e sviluppo locale, estendendo le attività lungo tutto l’arco dell’anno. Saranno la continuità delle iniziative, il coinvolgimento delle comunità, la sostenibilità gestionale e la capacità di produrre effetti durevoli sul territorio a misurare l’efficacia di questa sperimentazione.
La relazione con Caltagirone rafforza ulteriormente questa prospettiva. La città, nota per la tradizione ceramica ma anche storico centro dell’entroterra siciliano, costituisce il naturale punto di connessione tra il patrimonio ambientale del bosco e quello storico, produttivo e culturale del territorio. Nel più ampio dibattito sul futuro delle aree interne, Bosco Colto propone così una lettura del paesaggio non soltanto come bene da tutelare, ma come risorsa attiva per produrre ricerca, formazione e nuove forme di sviluppo.
Dalla terra al cielo, tutti i temi
Le diverse edizioni del Campus hanno progressivamente ampliato il campo di ricerca, spostando l’attenzione dal rapporto con la materia ai processi attraverso i quali il progetto continua a evolversi nel tempo. Se le prime esperienze erano orientate soprattutto all’autocostruzione e alla sperimentazione di microarchitetture, negli anni la riflessione si è estesa ai temi della permanenza, della manutenzione, del riuso e della costruzione di relazioni tra comunità, paesaggio e sistemi ecologici.
Nel 2022 “Rasoterra” ha esplorato il rapporto con la terra e con le materie primarie, assumendo la costruzione e il confronto con i materiali come strumenti di apprendimento. Con “Post Occupancy” (2023) l’attenzione si è spostata sul tempo dell’architettura, interpretando il progetto come un processo aperto, destinato a trasformarsi attraverso l’uso e la manutenzione.
“Re-Assemblage” (2024) ha affrontato il tema della ricomposizione, mettendo al centro il riuso e la capacità di ricostruire connessioni tra materiali, luoghi e comunità. Con “L’Arte di Sopravvivere” (2025) la ricerca si è confrontata con gli effetti della crisi climatica, ampliando il dialogo con la permacultura, la produzione alimentare, il suono, la scrittura e le arti visive. Il Campus ha progressivamente sviluppato pratiche e dispositivi destinati a proseguire oltre la durata del workshop, facendo delle installazioni soltanto una delle componenti di un più ampio processo di ricerca. In questo quadro, “Thinking with Animals“, tema dell’edizione 2026, si inserisce in continuità con il percorso precedente, spostando ulteriormente l’attenzione sulle relazioni tra esseri umani, ambiente e altre specie.
Campus 2026, si pensa con gli animali
“Thinking with Animals” invita a interrogare il progetto a partire dalle relazioni che rendono possibile l’abitare, assumendo come riferimento l’insieme dei processi ecologici che attraversano il territorio. Negli ultimi anni il rapporto tra esseri umani, ambiente e altre specie è entrato con crescente intensità nel dibattito architettonico e paesaggistico, mettendo in discussione una concezione del progetto centrata sull’uomo.
Il tema si inserisce nel più ampio ripensamento del rapporto tra progetto ed ecologia che attraversa la ricerca architettonica internazionale, come stiamo documentando nel nostro Speciale “Animal Farm” ; in questa prospettiva il paesaggio si configura come un sistema di relazioni nel quale componenti naturali, attività umane e altre specie partecipano alla costruzione dell’ambiente. Bosco Colto sceglie di tradurre queste riflessioni in pratiche progettuali piuttosto che in una discussione esclusivamente teorica. I workshop affrontano il tema da prospettive differenti, mettendo in relazione architettura, arti visive, design, ecologia, pratiche agricole, ricerca sonora e produzione culturale.
Tra le attività figurano il laboratorio dedicato al Satoyama siciliano con Yoshiharu Tsukamoto (Atelier Bow-Wow), le ricerche sulla ceramica e sul suono di Domenico Mangano e Marieke van Rooy, gli osservatori ambientali di Food Hack Lab e una serie di laboratori dedicati alle forme di convivenza tra comunità umane e altre specie.
Ne emerge un programma interdisciplinare nel quale il progetto diventa soprattutto uno strumento di osservazione, interpretazione e costruzione di conoscenza. Un’impostazione che riflette una trasformazione più ampia delle pratiche di ricerca, nelle quali il workshop diventa occasione per sperimentare metodi, costruire relazioni e produrre strumenti di lettura del territorio.
A 5 anni dalla prima edizione è ancora presto per formulare un bilancio. Bosco Colto ha tuttavia progressivamente definito una propria identità, collocandosi in una posizione intermedia tra summer school, laboratorio di ricerca e progetto territoriale. Il Bosco di Santo Pietro non è solo il luogo che ospita un evento annuale, ma il contesto entro il quale verificare, nel tempo, ipotesi progettuali, strumenti di ricerca e modalità di collaborazione tra discipline differenti.
La prospettiva proposta dialoga con alcune delle questioni oggi al centro del dibattito architettonico – crisi climatica, futuro delle aree interne, ecologie del progetto, relazioni tra esseri umani e altre specie, trasformazioni delle pratiche didattiche – costruendo un contesto nel quale tali temi possono essere esplorati attraverso il progetto e la sperimentazione.
Come altre esperienze fondate sulla ricerca, anche Bosco Colto sarà valutato soprattutto per la capacità di produrre effetti durevoli sul territorio. La sfida riguarda la possibilità di trasformare un’esperienza formativa in un’infrastruttura culturale stabile, capace di incidere sulle dinamiche delle aree interne. Sarà il tempo a chiarire se il percorso intrapreso riuscirà a consolidarsi e quale contributo potrà offrire al dibattito sul ruolo che ricerca, progetto e formazione possono assumere nella costruzione di nuove relazioni tra architettura, paesaggio e territori fragili.
Immagine di copertina: workshop a Bosco Colto, una fase di autocostruzione (© Piermanuele Sberni)





























