A Barcellona, tra fine giugno e inizio luglio, il Congresso mondiale dell’Union International of Architects: “Architectures for a planet in transition”. Momento globale di confronto e dibattito. Sullo sfondo un avvenire insicuro e una trasformazione inevitabile
BARCELLONA (Spagna). Barcellona è di nuovo l’epicentro del dibattito architettonico internazionale, con un UIA World Congress dal formato inedito: dibattiti trasversali, ricerche in progress e una curatela corale che scommette sull’incertezza del divenire. L’appuntamento è dal 28 giugno al 2 luglio 2026. Seguiremo, come di consueto, l’evento con articoli e interviste, curati dalla nostra collaboratrice e inviata Francesca Comotti, grazie anche alla media partnership che abbiamo siglato con l’Unione Internazionale degli Architetti.
Una metropoli, tre sedi
Ci sarà la luna piena durante i giorni del congresso. Un valore aggiunto suggestivo, visto che il programma prevede di concludere le giornate nell’Open forum, l’anfiteatro temporaneo all’ombra dell’affascinante scenario post industriale dell’ex centrale termoelettrica delle Tres Xemeneies del Besós, di fronte al mare. Lo spazio non sarà soltanto una piattaforma di dibattito informale a più voci che segna la fine di ogni giornata – e ne mette in crisi i contenuti – , ma anche una location d’eccezione dove intessere relazioni “con un bicchiare in mano” al ritmo della musica; una cornice monumentale che sottolinea la volontà di presentare la città non come vetrina del “modello Barcellona”, bensì come laboratorio in progress.
Il congresso si svolge in tre sedi decentralizzate: oltre alle Tres Xemeneies (futura Catalunya Media City con progetto di Garcés de Seta Bonet Arquitectes), nel Centro Congressi Internazionale di Barcellona (CCIB) presso il Forum e nel Disseny Hub (Dhub); tre edifici ubicati sul fronte marittimo più periferico, in una zona in trasformazione. Non a caso, “Becoming” è la matrice concettuale intorno a cui si costruisce questo congresso, che vuole interrogarsi su come reagire a un mondo in trasformazione.
Trent’anni dopo, scenari ribaltati
Se nel 1996 Barcellona organizzava un evento dedicato all’evoluzione delle metropoli, con le archistar come richiamo, trent’anni dopo non solo il tema cambia, ma lo fa la struttura stessa del congresso. Barcellona UIA 2026 estende i confini del dibattito all’intero pianeta, ridefinendo il ruolo dell’architetto come mediatore capace di dar forma alle soluzioni alle sfide globali.
UIA 2026 si interroga su come la disciplina possa adattarsi e trasformarsi in uno scenario di cambiamenti costanti a livello globale e propone 6 assi tematici che affrontano in modo trasversale le principali sfide contemporanee: Becoming More-than-human mette in campo la relazione tra architettura, ecologia e clima superando l’antropocentrismo; Becoming Circular affronta il tema del riutilizzo e dei cicli vitali dei materiali puntando sull’economia circolare e la riduzione dell’impronta di carbonio; Becoming Embodied analizza l’impatto degli spazi abitati dal punto di vista emotivo, biologico e materiale; Becoming Interdependent riflette sulle politiche sociali legate all’edilizia abitativa e allo spazio pubblico, in un’ottica di condivisione e di giustizia sociale; Becoming Hyper-Conscious si concentra su dati, geopolitica e legislazione; Becoming Attuned conclude mettendo in relazione il progetto con le condizioni ambientali, culturali e sociali del presente. Ciascuno dei 6 argomenti verrà presentato e dibattuto in parallelo nelle 8 sale del CCIB nell’arco di mezza giornata. Selezionati per introdurre e condurre ogni sessione saranno un centinaio tra host e moderatori, intercambiabili e organizzati secondo una struttura fluida.
Sei curatori catalani, spazio ai collettivi
In questa edizione vengono introdotti format inediti rispetto alle precedenti, a cominciare da una curatela a 6, risultato di un concorso internazionale aperto. Pau Bajet e Maria Giramé (Bajet Giramé), Mariona Benedito, Tomeu Ramis (FLEXOarquitectura), Pau Sarquella e Carmen Torres (Sarquella + Torres Architects) sono sei architetti catalani che integrano pratica professionale, insegnamento e ricerca accademica, e si propongono come un’equipe orizzontale e collaborativa, con un approccio trasversale a tutti i temi.
Il team ha introdotto l’altra grande novità: i Research by Design, un laboratorio curatoriale di ricerca attraverso il progetto, in cui 12 pratiche selezionate (di cui tre vincitrici di un concorso) hanno sviluppato durante un anno una ricerca originale, commissionata – 6 su Barcellona e 6 su contesti internazionali – legata a uno dei 6 assi tematici.
Il risultato non verrà presentato durante il congresso come punto di arrivo della ricerca, ma forma parte di un processo in divenire che, in quanto tale, resta aperto a esiti inattesi. L’idea, infatti, è che le ricerche possano proseguire anche a congresso concluso, ciascuna con la propria modalità. I 12 nomi selezionati sono: Forensic Architecture, Atelier Bow-Wow, Brandlhuber+ con HouseEurope!, Bruther, Colectivo C733, H Arquitectes, Anna Puigjaner con Care, MAIO e Pol Esteve, Eva Franch i Gilabert con TAKK, Baukunst + Structural Xploration Lab, A JDVIV / IVJDV A, BC architects & studies & materials, Dirk Sijmons + HH+N+S.
Nel solco del concetto di Research by Design, non si tratta di studi di architettura nel senso tradizionale del termine, bensì di collettivi, piattaforme di ricerca, laboratori ibridi e alleanze temporanee dalla forte connotazione etica e politica, che condividono un approccio in cui il progetto non è l’esito della ricerca, bensì lo strumento.
Meno relatori, più Critical Antagonist
Il formato punta a minimizzare le conferenze individuali, offrendo un ventaglio di dibattiti a più voci, che mettono a confronto premi Pritzker, nomi riconosciuti, collettivi e pratiche emergenti, giovani architetti e professionisti consolidati. Come novità anche l’introduzione della figura del Critical Antagonist, una voce critica proveniente da discipline diverse che ha il compito di “rendere il congresso un luogo di confronto invece che di consenso“. Saranno loro a guidare le sessioni plenarie che aprono e chiudono ogni giornata, mediare il dialogo con i Research by Design e moderare il dibattito tra i Workshop Leader delle sei linee di Becoming.
Tra i numerosi nomi le italiane Giovanna Borasi e Matilde Cassani, Marina Tabassum, Timothy Morton.
In agenda sono un centinaio gli incontri previsti nei tre giorni del congresso, con una line-up di più di 250 speaker, selezionati attraverso call e da comitati internazionali. Non mancano alcuni grandi nomi di riferimento dell’architettura internazionale, come Junya Ishigami, Lacaton & Vassal, Smiljan Radić (Pritzker 2026), Shigeru Ban, Amateur Architecture Studio, Jan de Vylder & Inge Vinck (Mies van der Rohe 2026), Xu Tiantian e Jan Gehl, ma il criterio curatoriale dominante si focalizza principalmente sulla capacità di produrre ricerca e dibattito degli invitati. I ruoli dei partecipanti non sono separati rigidamente: host, moderatori e critical antagonist sono inseriti all’interno di una struttura fluida, in cui assumono ruoli multipli a seconda del contesto e del formato.
Calendario e appuntamenti
Il Congresso inizia ufficialmente domenica 28 giugno con la cerimonia inaugurale presso l’edificio delle Tres Xemeneies. Ma già dal 18 giugno sono in corso i 12 International Emerging Workshop, che coinvolgono 180 tra studenti e neolaureati (su 500 candidature pervenute), guidati da 12 Workshop leader. Pensati come laboratori intensivi di tipo collaborativo, lavorano su 6 contesti specifici dell’area di Barcellona e 6 di respiro internazionale, esplorando le stesse linee di ricerca dei 12 Research by Design. Il fine è quello di produrre ipotesi e letture progettuali in condizioni reali, che saranno presentate e discusse durante il congresso.
La stessa Sala delle turbine delle Tres Xemeneies, sede dei Workshop, ha accolto tra il 24 e il 26 di giugno, le conferenze gratuite e aperte al pubblico, tenute dai 12 Workshop leader di altrettanti studi emergenti. Come gratuita e aperta al pubblico durante il mese è la mostra centrale, sempre situata all’interno dell’ex complesso industriale: 4.000 metri quadrati dove sono esposti i risultati del programma Research by Design, tra modelli, prototipi, audiovisivi di grande formato e installazioni. Un’ampia diversità di formati, “come la professione stessa”, per citare i curatori. Lo spazio accoglierà anche i risultati dell’International Emerging Workshop e una selezione di progetti del Concorso Studentesco UNESCO-UIA.
Il Disseny Hub (Dhub) sarà invece la sede di UIA Member Sections Exhibition, che riunisce la rappresentanza istituzionale e il meglio della produzione architettonica recente dei 54 paesi aderenti all’Unione Internazionale degli Architetti. Sempre al Dhub, visitabile fino al 6 di settembre, “Seny i Rauxa. Novità dell’architettura catalana” (Buon senso e impeto, in catalano). Aperta a tutti, la mostra presenta l’essenza dell’architettura locale dalla fondazione della Scuola di Architettura nel 1875 ai giorni nostri, con un’ampia selezione di materiali diversi e uno sguardo che associa il patrimonio artistico a quello architettonico al di là di confini stilistici o temporali.
Oltre il calendario congressuale è previsto un ampio ventaglio di itinerari opzionali (a pagamento) di cui 6 principali legati ai 6 assi tematici, che espandono il Congresso negli spazi reali della città. In totale una settantina di percorsi intesi come traiettorie tematiche e spaziali che, combinando sessioni, workshop e Research by design, moltiplicano le possibili letture della città.
La guida ufficiale del Congresso, già disponibile, non vuole essere né un catalogo né un compendio di progetti. Una parte significativa è costituita dalla mappatura degli itinerari architettonici organizzati in occasione del Congresso, tra Barcellona e l’area metropolitana, a cui si aggiungono le mostre e la programmazione degli eventi speciali. La linea editoriale si sviluppa intorno ai 6 assi tematici principali e alle diverse macro-sezioni, dedicandovi un capitolo approfondito: 340 pagine di saggi e interviste, immagini e prototipi, frutto delle 12 Research by Design e del pensiero dei Critical Antagonist: “Il libro abbraccia l’incertezza: nessuno può garantire che le proposte funzionino, ma vale la pena provarci“, hanno scritto i curatori.
Il conferimento della Medaglia d’Oro UIA 2026 a Eduardo Souto de Moura e dei premi triennali della UIA avverrà il 30 giugno nella cornice emblematica della Sagrada Familia. Un palcoscenico altamente simbolico che consacra un momento istituzionale, ma che allo stesso tempo risuona con il tema del congresso: architettura come processo, del tempo lungo. I partecipanti al congresso potranno inoltre godere della magia di una cena di gala nel castello di Montjuic (con prenotazione e a pagamento) la sera prima della cerimonia di chiusura, prevista per la mattina del 2 luglio.
Con quasi 12.000 partecipanti (di cui la metà studenti) nel 1996 i numeri furono da record. Alla vigilia del World Congress UIA 2026 ne conta 7.500, ma le iscrizioni non sono chiuse. L’evento potrebbe anche essere il termometro della forza di richiamo del “modello Barcellona”.
Immagine di copertina: Barcellona, Tres Xemeneies, il futuro Catalunya Media City, progetto di Garcés de Seta Bonet Arquitectes (courtesy UIA World Congress)



















