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Scritto da: Professione e Formazione Reviews

Gite nella giungla, sincronie e intermezzi

Gite nella giungla, sincronie e intermezzi
Dalla Pimpa di Altan ad Atelier Bow-Wow. La sessione del Congresso UIA 2026 “Becoming Attuned” è una riflessione sull’architettura come pratica di ascolto. Matilde Cassani propone un contributo sulla capacità di sincronizzarsi con luoghi, comunità e trasformazioni attraverso memoria, rituali e nuove forme di adattamento 

 

Nel programma del Congresso Mondiale UIA 2026, i curatori (qui la nostra intervista) hanno introdotto la figura dei Critical Antagonist. Tra loro Matilde Cassani, che, nell’ambito della media partnership che abbiamo siglato con l’Unione Internazionale degli Architetti, ci propone una riflessione ampia e stimolante.

 

Pimpa è una celebre cagnolina bianca a pois rossi creata da Francesco Tullio Altan nel 1975. Protagonista di numerose avventure fantastiche, in un episodio, mentre passeggia nella foresta amazzonica, sente la voce di un camaleonte, ma non riesce a vederlo, scoprendo che, ogni volta che si sposta, assume il colore dello sfondo per sfuggire ai predatori. Pochi istanti dopo, un animale carnivoro emerge dalla vegetazione e Pimpa, terrorizzata, assume il colore della giungla, si mimetizza, ovvero si “sincronizza” con essa. Essere in sincronia (“being attuned”, definizione che ricorda il titolo della sessione plenaria del 1 luglio del Congresso UIA) può essere inteso come la consapevolezza dell’identità di un luogo, delle sue caratteristiche storiche, culturali, naturali e sensoriali. Il concetto trascende lo spazio fisico per radicarsi in qualcosa che è al tempo stesso iperlocale e globale, micro e macro, transcalare. Come suggerisce Christian Norberg-Schulz, l’architettura non dovrebbe limitarsi a fornire un riparo funzionale, ma aiutare le persone a orientarsi e identificarsi con un luogo.

Nel libro “Echo of Space / Space of Echo” (2009), Atelier Bow-Wow descrive un’esperienza di sincronia vissuta in un lodge nella giungla costaricana. Attraverso un’analisi architettonica etnografica si immergono nella giungla, coniugando forma dell’essere e forma dell’agire. Il disegno e la fotografia d’architettura hanno tradizionalmente rappresentato una forma compiuta come esito del progetto, ma forse dovrebbero essere considerati provvisori, dipendenti da ciò che si incontra sul posto e capaci di registrare comportamenti umani e non umani, come nel progetto “Nocturnal Tokyo” di Atelier Bow-Wow per il Congresso Mondiale UIA.

Pensare all’architettura come a una serie di corpi nello spazio rimanda a Maurice Merleau-Ponty, secondo il quale il mondo è un tessuto sensibile al quale apparteniamo, dove la carne del corpo e quella del mondo sono intercambiabili e costantemente in relazione. Esseri umani, tempo e spazio derivano dallo stesso magma e si definiscono reciprocamente. Questa sincronia coinvolge anche l’individuo nella folla: nella massa si segue un obiettivo comune, sperimentando un temporaneo distaccamento dalle gerarchie sociali e dalle priorità individuali. Raduni pubblici e rituali ravvivano la partecipazione dei cittadini, rafforzano i legami sociali e manifestano necessità e visioni della comunità con implicazioni spaziali.

La ricerca di questa sincronia era evidente in “Tutto” (2018), la mia installazione multimediale per “Manifesta 12” a Palermo, che reinterpretava il Barocco siciliano attraverso il caso della comunità induista che ha inglobato il culto di Santa Rosalia, condividendolo con i fedeli cristiani. Ciò dimostra come una celebrazione descriva trasformazioni sociali che si riflettono, o si rifletteranno, nel tessuto urbano.

Come sostiene Maurice Halbwachs, la memoria collettiva non è un archivio statico, ma un processo dinamico e socialmente costruito che aggiorna il passato per allinearlo al presente. In questo senso, le celebrazioni, come nel Barocco, diventano agenti di trasformazione urbana: gli atti performativi anticipano la città futura, mentre l’effimero delle festività rende manifeste le conseguenze del cambiamento climatico, delle scelte politiche e delle battaglie sociali destinate a plasmare le future architetture.

 

Intermezzo

Un intermezzo musicale è un brano, generalmente strumentale, eseguito tra due atti di un’opera lirica o tra i movimenti di una composizione. Delinea una pausa, una sospensione dell’azione o un collegamento drammatico. Nel Settecento era anche un momento comico; in epoca romantica e moderna indica un “ponte” tra due parti di un’opera. Molti intermezzi sono diventati iconici. Quello della “Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni (1890) accompagna i titoli di apertura di “Toro Scatenato” (1980) e la scena finale de “Il Padrino Parte III” (1990). Può essere anche un semplice intervallo tecnico o un momento di pausa e riflessione per il pubblico. Connessione spaziale, collegamento funzionale, pausa: definizioni del termine musicale facilmente applicabili all’architettura.

Il Palais des Expositions di Charleroi (Chapex), progettato da AM Architecten Jan De Vylder Inge Vinck, A JDVIV e AgwA e completato nel 2025, interpreta l’intermezzo come elemento marginale che diventa identitario. La trasformazione dello spazio espositivo riconnette i due lati della città servendosi esclusivamente dell’architettura e di ciò che già esiste. De Vylder Vinck definisce questa operazione un “ENTR’ACTE”: un intervento selettivo, misurato e poetico che “opera in tempi di scarsità, trasformando il bisogno in una pratica migliore, ma mai senza bellezza”. Conservando la materia esistente, il progetto sincronizza l’edificio con il proprio contesto.

Prima del cambiamento climatico, per molte culture la notte rappresentava un intermezzo. Oggi, in alcune regioni del mondo, è sempre più spesso il momento più produttivo della giornata. Nel film “La Notte” di Michelangelo Antonioni (1961), sospende la routine cittadina e rende possibili comportamenti e interazioni che il giorno non consente. “Nocturnal Tokyo” di Atelier Bow-Wow immagina un urbanismo notturno come adattamento al cambiamento climatico. Ripensando orari, trasporti e rituali dopo il tramonto, la ricerca mette in evidenza la necessità di una nuova sincronia urbana, nella quale l’intermezzo diventa forma di vita collettiva.

Nella proposta per UIA Barcelona, Bangkok Tokyo Architecture esplora un’architettura della pluralità, in cui il processo rimane negoziabile. Nel laboratorio Collective Completions, la forma architettonica continua ad aggiornarsi attraverso il lavoro condiviso, incarnando una possibile sincronia alternativa al sempre più inquietante settore delle costruzioni. “Elements of Dissidence”, il workshop guidato da BeAr, sostiene che il souvenir sia la più piccola unità esportabile dell’identità di un luogo: un condensatore in cui la memoria collettiva ricostruisce il passato in funzione del presente. Nuovi souvenir convivono con le repliche dei monumenti, interrogando la sincronia tra passato e presente di una città come Barcellona.

Anche il Congresso Mondiale UIA di Barcellona è un intermezzo: uno spazio di incontro e di attrito tra prospettive differenti, una celebrazione collettiva. Essere in sincronia significa osservare i momenti che definiscono un luogo in un determinato momento storico. Il Congresso riunisce una molteplicità di contesti non solo per discutere di architettura, ma per viverla collettivamente.

Immagine di copertina: “Tutto” installazione di Matilde Cassani per Manifesta 12

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Tag: , , , , Last modified: 27 Giugno 2026