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Ground Zero, attività zero

Si commemora l’ottavo anniversario dell’attentato in cui morirono circa tremila persone e nella voragine di 64 mila mq lasciata da quel mattino di distruzione non si vedono quasi progressi nei lavori: è praticamente tutto fermo rispetto a un anno fa. Una situazione scandalosa in una città così dinamica.
Gli abitanti della Grande Mela assistono demoralizzati agli scontri tra uomini politici, burocrati, architetti, famigliari delle vittime e un gran numero di protagonisti di un progetto che dai 9.600 milioni di euro iniziali ha raggiunto la cifra di 12.350. Oltre all’importanza simbolica, Ground Zero doveva contribuire a dare una nuova spinta culturale alla città. Tuttavia, i problemi economici e politici hanno cancellato dal progetto originario il centro culturale ideato da Frank Gehry e le torri per uffici di Fumihiko Maki, Richard Rogers e Norman Foster.
Secondo un recente sondaggio, il 63% dei newyorchesi ritiene che a otto anni di distanza dagli attentati i lavori di ricostruzione vadano «molto male» e il 60%  pensa che non verranno rispettate le scadenze previste per l’inaugurazione dei due elementi più simbolici, il monumento alle vittime, che doveva essere finito nel 2011, e la Freedom tower, che ora dovrebbe prendere il nome di «1 World Trade Center» prevista per il 2013.
In realtà, nemmeno i responsabili della ricostruzione ci credono. Un recente rapporto confidenziale elaborato dal Lower Manhattan Construction Command Center (una delle diciannove agenzie implicate nella ricostruzione), ha lasciato trapelare le proprie previsioni rispetto alla fine dei lavori: nessuna coincide con le date annunciate nel 2008 dalla Lower Manhattan Development Corporation, l’agenzia responsabile dell’intero progetto.
I ritardi oscillano fra i due e i cinque anni a seconda degli edifici. In base alle nuove stime, il monumento alle vittime non sarà finito prima del 2013, sebbene l’inaugurazione nel decimo anniversario rivesta una grande importanza politica. «È probabile che non si riesca a finirlo, ma sicuramente nel 2011 potremmo inaugurare almeno una parte e commemorare così l’anniversario nel modo dovuto». Lee Ielpi perse suo figlio Jonathan, pompiere, negli attacchi dell’11 settembre. Oggi presiede l’Associazione dei famigliari delle vittime ed è consulente del futuro National September Memorial and Museum. Ielpi non critica gli uomini politici, dato che considera il sindaco Michael Bloomberg come il «vero propulsore» della costruzione di un monumento al quale ha collaborato persino di tasca sua. In realtà, prima che Bloomberg s’impegnasse personalmente i lavori non erano neanche iniziati. E questo avvenne nel 2008, quattro anni dopo che Michael Arad e Peter Walker avevano vinto il concorso per il progetto di questo spazio, denominato Reflecting Absence, che consiste in una serie di piscine che seguono il tracciato delle Torre Gemelle, e una piazza «verde». I 686 milioni di euro inizialmente previsti si sono via via ridotti a 240 milioni, ma almeno, dice Ielpi, «abbiamo questi soldi per mandare avanti il progetto».
Diversa e molto peggiore è la situazione dell’insieme del progetto Ground Zero, colpito in pieno dalla crisi essendo scomparsi i potenziali acquirenti del milione di metri quadri destinati a uffici nei cinque edifici previsti. Un sesto grattacielo, il 7 World Trade Center di David Childs, l’unico effettivamente costruito e finito nel 2006, non ha ancora trovato inquilini per riempire tutti i piani, per cui Larry Silverstein, il promotore, si è visto costretto a chiedere un credito di 1.372 milioni di euro per costruire gli edifici 2, 3 e 4. Non è chiaro però se riuscirà a dare le necessarie garanzie senza contratti di vendita all’orizzonte. Per il momento ha deciso di chiedere a un giudice di imporre all’Autorità portuaria, proprietaria dei terreni, di cofinanziare il progetto.
La Freedom Tower, ora chiamata 1 World Trade Center, che fra il 2008 e il 2009 è arrivata solo al dodicesimo piano (quaranta dei seicento metri previsti) sembra progettata più dai consulenti della sicurezza che dal suo architetto, Childs.
Anche il nodo d’interscambio dei trasporti da 2.160 milioni di euro concepito da Santiago Calatrava ha perso parte del suo pregio originario per mancanza di fondi. In teoria doveva essere finito nel 2014, ma questa data fa ridere persino gli operai di Ground Zero. Ken Forsberg, elettricista, dichiara: «Nessuna data è realistica. Ci sono soltanto mille persone al lavoro, dovrebbero assumerne molte di più. Il mondo ci guarda e New York si sta rendendo ridicola».
 
«Zona cero»: zona de actividad cero, in El Pais, Madrid, 10 settembre 2009

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Last modified: 17 Luglio 2015