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No al modello urbano importato nel deserto

Bisogna comporre il deserto! Con una musica che vada oltre l’armonia e la melodia, con il suono del vento, con quel canto dei beduini che sentiva Hassan Fathy nella sua infanzia, fischiando fra le piramidi o lungo il canale di Alessandria. Prendere al volo la musica del vento del deserto per modulare la vita urbana: questa è autentica maestria. Nell’urbanistica occidentale, la scena pubblica è ridotta a quattro categorie che obbediscono a un obiettivo comune: mettere in scena lo spettacolo per la commercializzazione dello spazio urbano.
Fino a ieri i contenuti inevitabili erano: tempo libero, turismo, ecologia e cultura. Teatro o noia, mercato o morte, sostenevano i più entusiasti.Bene, in Occidente il mercato è crollato e i pianificatori dello spazio pubblico vedono andare in fumo quel contenitore vuoto che poggiava sulla trasformazione dei luoghi di scambio sociale in parchi a tema. Adesso lo sguardo si rivolge ad altre realtà, cercando punti di riferimento che aiutino a capire la nuova situazione. Il mondo occidentale esaurisce un ciclo e deve trovare altre modalità d’intervento sul territorio. Si va alla ricerca di autenticità e integrità, e i nuovi modelli dovranno venire da luoghi finora ai margini dello scenario principale. Salé e Rabat sono due città gemelle e rivali con una storia comune, ma separate dal fiume Bou-Regreg, che sommano una popolazione totale di un milione
e mezzo d’abitanti. Adesso queste città affrontano il progetto di ristrutturazione urbana più importante della storia del Marocco. L’intervento comprende 6.000 ettari sulle due sponde del fiume lungo una linea di 15 chilometri, dalle foci nell’Atlantico fino alla diga di Sidi Mohamed Ben Abdellah. I lavori sono cominciati nel 2006, dopo rigorosi studi idraulici e analisi d’impatto ambientale.
La filosofia del piano si basa su principi impregnati di una modernità urbana importata, il che implica alcune contraddizioni. L’autenticità di questa grande operazione urbanistica appare compromessa non perché si lavori male, ma perché si ripropone ancora una volta un modello di stampo occidentale. Si sente la mancanza di un progetto che rischia strade nuove, che esplora il deserto, che agisce per convinzioni proprie e non per mimetismo. Per fortuna, però, l’attuale congiuntura di incertezza economica può consentire di correggere il tiro.
I ruoli principali sono distribuiti fra i quattro attori che non mancano mai. Il tempo libero, con la costruzione sulla riva di Salé di un porticciolo turistico per piccole imbarcazioni, che si suppone saranno capaci di navigare in un Atlantico infuriato, e di un approdo per navi da crociera sulla sponda di Rabat. Il turismo, concentrato in una città lacustre chiamata Amwaj («onda» in arabo), finanziata al 50% da capitali degli Emirati, che include case d’abitazione, uffici, negozi, alberghi di lusso, palazzo dei congressi e centri di svago, con quanto di realistico può esserci nel far conto su fondi che vengono dal deserto di Dubai. La cultura, attraverso il recupero del patrimonio storico: le rovine di Chelá, la cittadella fortificata degli Udayas e la spianata della torre Hassan. E, infine, l’ecologia, con lo scopo di conservare la flora e la fauna, rigenerare l’ecosistema marino, accrescere le vie di navigazione ed eliminare le fonti d’inquinamento mediante un piano integrale di risanamento.
Due di queste quattro categorie, tempo libero e turismo, comunicano in linea diretta con gli investitori di capitali, ma anche la sfera spirituale della cultura e quella più terrena dell’ecologia dipendono dal luccichio del denaro per sopravvivere.
Nel XVII secolo, la Medina di Rabat fu difesa dai rifugiati musulmani espulsi dalla Spagna.
Un contingente importante, originario di Hornachos, Badajoz, stabilì per quasi quarant’anni la Repubblica indipendente di Bou-Regreg nella kasbah degli Udayas. Questo piccolo stato, dove si parlava spagnolo, era finanziato dai corsari e si trovava continuamente in lotta con la città di Salé, inimicizia alimentata dalla concorrenza nell’attività dei pirati. Ma la presenza spagnola sta scomparendo dal Marocco, e adesso sono le imprese francesi e italiane a dettar legge.
La Salé moderna è una città pianificata male, caratterizzata da un altissimo livello d’inquinamento. Secondo centro urbano del Marocco dopo Casablanca, funziona come città-dormitoriodella vicina Rabat sull’altra sponda del fiume. La popolazione di Salé, dotata di un forte senso di appartenenza islamista, si considera discriminata
dal progetto Bou-Regreg e percepisce un deficit di democrazia in questo processo, malgrado gli sforzi delle autorità e del personale tecnico nella negoziazione con i diversi settori implicati. L’Agenzia per lo sviluppo del Bou-Regreg deve risolvere i problemi legati alla proprietà dei terreni e ai mestieri tradizionali di barcaioli e pescatori, che esigono la protezione dei loro diritti e tradizioni. Il progetto di urbanizzazione dell’intera valle è suddiviso in sei sequenze (siamo di nuovo al mondo dello spettacolo): della prima, Bab al Bahr, e della terza, Kasbat abi Raqraq, si è occupato lo studio parigino d’architettura e urbanistica Reichen et Robert. La seconda, Amwaj, è in mano al gruppo kuwaitiano Sama Dubai. Bernard Reichen, Premio all’Urbanistica francese nel 2005, ha lavorato sul concetto di urbanistica territoriale, ampliando la scala del progetto e conferendo alla pianificazione urbana una dimensione quasi geografica. Questo studio è anche responsabile del nuovo assetto dei vecchi terreni dell’aerodromo
di Casablanca, là dove Humphrey Bogart e Ingrid Bergman si dissero addio per sempre. Il Marocco è una grande fonte d’ispirazione.
Lo scrittore Mohamed Chukri esprimeva il senso marocchino del mondo – anche se gli venne riconosciuto solo poco prima della sua morte -, perché non era contaminato dalla religione del progresso. Malgrado l’affarismo regnante e la smania di imitazione dei modelli occidentali in campo urbanistico, il potenziale creativo marocchino parte
da coordinate diverse e conserva la forza delle sue convinzioni profonde. Di fronte al materialismo occidentale, le società islamiche conservano alcuni principi basati su parole sostanziali, su «pani nudi» (Ndt, il romanzo che ha consacrato a fama internazionale Choukri è Il pane nudo, Theoria, Roma/Napoli, 1989), che si possono assumere come termini di riferimento. Se la trasformazione del Bou-Regreg riesce a sfuggire a un’eccessiva spettacolarizzazione e mantiene l’autenticità e la musicalità del luogo, la comunità di Rabat-Salé tornerà ad ascoltare i suoni del deserto nel fiume; altrimenti, Dio non voglia, ciò che ascolterà sarà la musica di un film della Warner.

¡Que alguien componga el desierto!, in EL PAIS, Madrid, 8 agosto 2009

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Last modified: 17 Luglio 2015