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Un nuovo inizio per Inarcassa

La riforma dello statuto appena approvata dai ministeri, pur avendo scontentato molti per l’aumento delle aliquote e dei contributi da versare, ha avuto il grande merito di conservare il sistema retributivo, assicurando così da un lato la sostenibilità e dall’altro un trattamento pensionistico che consentirà ai futuri pensionati un adeguato livello di vita. La sfida da affrontare nei prossimi anni è quella di riuscire a mantenere nel tempo questo tipo di trattamento scongiurando l’arrivo del sistema contributivo.
Tanto per parlare chiaro, trattamento contributivo significa prendere una pensione pari a un terzo di quella che si prende oggi, poiché calcolata sui contributi effettivamente versati e non sui redditi percepiti. È evidente che questa eventualità va evitata senza far crescere eccessivamente le aliquote.
Il trend con cui bisogna fare i conti è chiaro. I pensionati stanno aumentando e i nuovi iscritti stanno diminuendo con conseguente incremento dei soggetti a cui bisogna pagare il trattamento (pensionati) e riduzione di quelli che contribuiscono a pagargliela (lavoratori attivi). Se dunque non aumentano gli iscritti devono necessariamente aumentare i contributi, ma ci sono infatti due modi per farli aumentare: il primo è quello, più semplice, che aumenta le percentuali; il secondo è quello che facendo aumentare i redditi degli iscritti fa aumentare anche i contributi versati, lasciando invariate le aliquote.
In questo senso quindi è evidente che lo sviluppo e il consolidamento dell’attività degli studi professionali, l’ingresso dei giovani nel mercato professionale e la possibilità per loro di ottenere commesse pubbliche e private, con un incremento del reddito pro capite, siano obbiettivi prioritari per Inarcassa. Senza questo, l’aumento delle aliquote contributive approvato nei mesi scorsi potrebbe rivelarsi solo il primo di una serie. Per assicurare quindi una sostenibilità vera e la possibilità di pagare pensioni adeguate ad un ragionevole livello di vita, anche ai più giovani, è necessario puntare sulle persone.  La risorsa umana (le persone) è quella che nel lungo periodo potrà assicurare la sostenibilità della cassa e nel breve il benessere dei professionisti. Non bisogna dimenticare infatti, che il vero motore della crescita e dello sviluppo (e la storia italiana lo dimostra) è fatto dalle idee, dalla capacità, dalla volontà di tanti «lavoratori della conoscenza», che ogni giorno si adoperano per far crescere la loro attività.
Gli investimenti finanziari sono certamente utili e indispensabili per assicurare la rivalutazione e il potere di acquisto del denaro, ma il miraggio o l’illusione che sia la finanza creativa a generare i capitali, e non il lavoro, si è dissolto negli ultimi due anni e sta ancora mostrando i suoi effetti nefasti.
Il nuovo consiglio di amministrazione e il nuovo comitato dei delegati (me compreso) ha oggi questa grande responsabilità e al contempo possibilità. Dimostrare di avere questo tipo di visione. Dimostrare la capacità di superare i cavilli giuridici e gli steccati dietro i quali molti si nascondono per non assumersi le proprie responsabilità (quasi tutti hanno il contributivo). Il risultato dell’elezione del nuovo CdA, con la riconferma di Paola Muratorio presidente, che ha visto l’elezione al completo della lista che la appoggiava, è in questo senso di buon auspicio.
In un momento in cui, con la reintroduzione del riferimento ai minimi tariffari nel nuovo Regolamento attuativo del Codice appalti (approvato dal Consiglio dei ministri), anche la politica ripara a un errore di visione che ha prodotto danni enormi alla categoria, è necessario un potenziamento degli interventi per lo sviluppo e del sostegno alla professione.
Inarcassa, Ordini professionali e associazioni di categoria devono riuscire a mettersi insieme, creando un luogo di condivisione degli obiettivi che sia in grado di interloquire con le istituzioni e che permetta, attraverso le diverse componenti e il contributo di ognuno, di arrivare a quei risultati che singolarmente non si potrebbero raggiungere. Questo evidentemente presuppone l’assunzione di una responsabilità e la dimostrazione di una maturità politica che consenta di superare i personalismi, di condividere le azioni e i successi, in altre parole anteporre gli interessi di tutti a quelli dei singoli.
Su questo i giovani, che tra l’altro rappresentano la maggioranza degli iscritti, intendono avere un ruolo importante mettendo a disposizione le proprie capacità per far in modo che questa ripartenza non sia solamente «un’altra elezione», ma che sia un nuovo inizio, un nuovo modo di affrontare i problemi e un nuovo modo di immaginare soluzioni.
«Quando oggi qualcuno mi chiede come mi sono venute tutte quelle idee innovative… io rispondo che abbiamo guardato come funzionano le altre banche e abbiamo fatto il contrario» così Muhammad Yunus, banchiere, economista e premio Nobel per la pace parla della sua attività economica.
La soluzione non risiede nel mercato finanziario. La soluzione risiede nelle persone. Nella capacità di immaginare soluzioni nuove, nella volontà di molti di noi di fare la professione nonostante tutto, di costruire qualcosa di buono per noi stessi, per  la società e per le future generazioni.
Quindi il miglior investimento siamo «noi». Teniamolo a mente.

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Last modified: 14 Luglio 2015