Dellarchitettura e dellurbanistica coloniale italiana si conoscono oggi con precisione le geografie degli interventi e le biografie dei protagonisti, oltre ai singoli progetti di edifici e città realizzati nei territori dellAfrica settentrionale e orientale. Si conoscono gli archivi, pubblici e privati, e si dispone di un buon numero di contributi interpretativi, in parte fioriti nel contesto internazionale degli studi sulle relazioni tra politiche coloniali, imperialismo e architettura (non ultimo il volume di Mia Fuller Moderns Abroad: Architecture, Cities and Italian Imperialism North and East Africa and the Eastern Mediterranean, pubblicato nel 2006). La scelta di Giuliano Gresleri e Giorgio Massaretti di fissare oltre un decennio di ricerche attraverso un Atlante iconografico dellarchitettura italiana doltremare (pubblicato a fine 2008 da Bonomia University Press) è in questo senso particolarmente significativa. La forma editoriale intende porre ordine allinterno di una materia ormai articolata: suddivide il tema geograficamente (per colonie) e poi cronologicamente, fornisce apparati biografici e una bibliografia tematica che restituisce la mole degli studi attualmente disponibili.
Architetti e ingegneri che operano nelle colonie costituiscono tuttavia solo una parte, nel caso dellItalia estremamente ridotta, di coloro che prestano la propria professionalità allestero tra Ottocento e Novecento, in Africa, nelle Americhe e in Asia. A mutare, insieme al quadro politico di riferimento, sono soprattutto i canali entro i quali si muovono: le traiettorie sono il più delle volte individuali e le esperienze internazionali scaturiscono, spesso fortuitamente, da contatti e relazioni personali, a volte con professionisti o imprese italiani già attivi allestero, altre volte con reti diplomatiche, istituti e missioni religiose, oltre che con i governi stessi. Negli ultimi anni due case editrici toscane hanno pubblicato una serie di studi sulle presenze italiane in Magreb, Siria, Libano e Marocco (a cura di Milva Giacomelli, Ezio Godoli, Abderrahim Kassou, Gli architetti italiani in Marocco dallinizio del protettorato francese ad oggi, Polistampa, Firenze 2009, pp. 144, euro 18), oltre che sul ruolo dellAnmi nel determinare la presenza italiana in Asia, Medio Oriente e Africa (Ezio Godoli, Anna Nuzzacci, LAssociazione Nazionale per soccorrere i Missionari Italiani, Maschietto Editore, Montecatini Terme 2009, pp. 240, euro 20). Si colloca in questo filone anche il volume Ernesto Basile e il concorso per il museo di antichità egizie del Cairo 1894-1895 (Milva Giacomelli, Polistampa 2010, pp. 192, euro 14), che mette in luce un aspetto ancora poco indagato, anche se estremamente interessante, del coinvolgimento italiano allestero: i concorsi internazionali, unoccasione di visibilità oltre che un canale per ottenere commesse. Lindagine compiuta attraverso le fonti (in particolare la pubblicistica locale e internazionale che forniva aggiornamenti e notizie su bandi ed espletamento dei concorsi) ha permesso di ricostruire le vicende che hanno portato al coinvolgimento di Basile nella commissione giudicatrice al Cairo, ma anche di dare un nome ai molti italiani che secondo le fonti internazionali avevano partecipato alla competizione.
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