Nel panorama poco incoraggiante di unItalia sempre più anziana e sempre meno lettrice, la biblioteca rappresenta per le amministrazioni pubbliche un investimento generalmente scomodo, se non ignorato. Tre libri recenti sinterrogano, secondo punti di vista differenti, su ruoli e prospettive della biblioteca pubblica. Parliamo ormai, nellera di internet, di uno scrigno sacro di conservazione e di studio, destinato per forza a un pubblico di nicchia? Meglio concentrarsi sulla sola esigenza, peraltro più che utile, della preservazione del patrimonio librario? Sembra di no: mai come attualmente sono stati stampati tanti libri e costruite tante biblioteche in tutto il mondo. Ce lo ricorda Marco Muscogiuri, attraverso il suo Biblioteche. Architettura e progetto, scenari e strategie di progettazione, manuale ricco di casi-studio internazionali, dalla modernità fino ai giorni nostri. Il libro si presenta come una guida all inclusive che, finalmente, non manca di definire criticamente e con chiarezza gli obiettivi guida per i progettisti. Però si rivela talvolta troppo indulgente, dal punto di vista delle indicazioni tipologiche e distributive, nei confronti di un modello dilagante che, spinto dalla necessità di attirare utenti, avvicina le biblioteche piuttosto ad attività commerciali.
Sinterrogano sulla necessità di spingersi verso il pubblico accogliendo funzioni diverse, ma con il rischio di superare confini pericolosi, anche due libri come Le piazze del sapere, Biblioteche e libertà, di Antonella Agnoli, e Biblioteche per la città. Nuove prospettive di un servizio pubblico, di Anna Galluzzi. In questo caso non si tratta di punti di vista di architetti: Agnoli si occupa di progettazione scientifica delle biblioteche e Galluzzi è funzionaria presso la Biblioteca del Senato. Eppure colpisce come nelle loro analisi, equidistanti rispetto ai molti temi che coinvolgono il meccanismo bibliotecario, emerge il peso assegnato ai luoghi e agli spazi. Le autrici ci mettono di fronte a esempi in cui alla funzione tradizionale si affiancano spazi come una sala danza o unarea di ristoro: questo mix, se ben calibrato, appare vincente in una società sempre in debito di tempo e obbligata a conciliare esigenze molteplici. La biblioteca, così, non si esime dal confrontarsi con modelli diversi, puntando a flessibilità, soluzioni integrate, esigenze di rapidità e informalità del servizio. Agnoli ci segnala ad esempio la biblioteca di Espoo, in Finlandia, non significativa dal punto di vista architettonico ma interessante perché collocata allinterno di un supermercato: molto ricca la sezione per bambini, dove i genitori possono lasciare i figli mentre fanno la spesa. Ma sono anche altre le soluzioni, il più delle volte informali, che emergono dalla lettura di questi testi e che sembrano poter sfatare la banalizzante deriva «commerciale» delle biblioteche pubbliche ai tempi di internet: vendita di libri usati conferiti dagli utenti, banconi del prestito che fungono anche da bar, zone dedicate alla letteratura musicale con tanto di pianoforte e altri strumenti.
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