Il libro è il risultato di una ricerca che ha impegnato lautore, architetto e urbanista, dal 2002 al 2009: loggetto è una stagione della storia del nostro paese che egli definisce carica di speranze. Lincipit è individuato nel 1962, quando il problema della riforma urbanistica diventa centrale non solo nellambito della cultura architettonica, ma anche nel dibattito politico. Nel 1962 esce infatti un numero monografico di «Casabella-Continuità» dedicato al territorio, e viene approvata la legge n. 167 sulledilizia economica e popolare. È in questa fase delicata che la speculazione edilizia intacca il tessuto urbano delle città, ed è proprio a questa crescita incontrollata a macchia dolio che il lavoro isolato di alcuni architetti cerca di opporsi.
Partendo da questi presupposti, sono individuati sei grandi complessi residenziali popolari a ognuno dei quali è dedicato un capitolo che ne ricostruisce le vicende della realizzazione: Forte Quezzi a Genova, il Gallaratese a Milano, le Vele a Napoli, Rozzol Melara a Trieste, lo Zen a Palermo e il Corviale a Roma. Ma più in generale lautore ci parla di una città e di una società conflittuali che, se da una parte dimostrano limpegno a individuare modelli ideologici alternativi alla tipologia suburbana dominante, dallaltra stentano, come dimostrano le dettagliate descrizioni delle lunghe fasi di cantiere e di assegnazione delle abitazioni, a concretizzarli compiutamente. Il testo ci pone anche di fronte a un altro conflitto: la compresenza, allinterno di questi condensatori sociali, di «pianificato» e «spontaneo». Sovente i luoghi di maggior aggregazione sono autocostruiti dagli utenti, mentre gli spazi disegnati dagli architetti rimangono deserti o sottoutilizzati. In questo intricato percorso di rimandi tra architettura e città il lettore è accompagnato da un ricco apparato iconografico e da una vasta bibliografia suddivisa per tematiche (Architettura 1962-1974, Urbanistica 1962-1974, Ideologia, Architettura radicale, ecc.). Il libro si chiude con un capitolo di Considerazioni volte a tracciare un quadro del panorama architettonico nazionale e internazionale tra il 1962 e il 1974, quando la crisi petrolifera e le sue ricadute sulleconomia mondiale, unitamente al fallimento di una riforma disciplinare urbanistica, chiudono la stagione delle sperimentazioni in campo urbanistico e architettonico. I sei casi rimangono potenti testimonianze di una fase che lautore non vuole completamente conclusa: «fuochi accesi» ancora capaci, con la loro semplice presenza, dinvitarci «a pensare nuovi spazi, individuali e collettivi, attraverso larchitettura». Non bisogna però dimenticare che questi quartieri popolari pongono in primo piano problematiche sociali e politiche, prima ancora che architettoniche. Le frequenti notizie di cronaca legate al degrado sociale o alla condizione dillegalità che regola persino il mercato delle vendite degli alloggi riflettono il fallimento di un approccio demiurgico allarchitettura; e la decisione del Comune di Napoli di procedere alla demolizione di tre Vele non è che uno dei sintomi dellimbarazzo con cui lopinione pubblica guarda a questi progetti.
Fabrizio Paone, Controcanti. Architettura e città in Italia 1962-1974, Marsilio, Venezia 2009, pp. 384, euro 34.
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