A Torino sembra per ora essersi allontanato, seppur non ancora scomparso per il futuro, il rischio di vedere disattivato il corso di laurea in Pianificazione urbanistica e territoriale, presso il suo Politecnico. Ma in generale, per evitare che nellaffannosa ricerca di riduzioni dei costi, lUniversità italiana decida di farne diffusamente a meno, si rende più che mai necessario chiarire quali siano le competenze specifiche della figura professionale, comparsa da poco più di cinque anni, con i primi laureati triennali.
Il corso (3+2) citato mira alla formazione dellurbanista, che assume «un ruolo sociale peculiare, che non è né dellarchitetto né del manager, né dellingegnere né del sociologo,
benché di tutti questi saperi e mestieri lurbanista abbia certamente bisogno», come ben sintetizza Edoardo Salzano. E nasce nellambito di un processo formativo, fino a poco tempo fa rivolto alla specializzazione dei progettisti verso precise competenze settoriali, in cui sono state create, e poi recepite allinterno degli albi professionali, le nuove professioni del paesaggista e del conservatore.
Il corso di laurea triennale, completato con il successivo biennio specialistico, offre ai pianificatori una formazione pluridisciplinare che consente loro di operare sullorganizzazione di un territorio, progettarne le trasformazioni e stabilirne le regole di intervento per utilizzarne in modo sostenibile le risorse.
Durante il suo percorso di studi il pianificatore acquisisce la capacità di gestire un progetto dalle fasi iniziali di analisi fino a quelle conclusive di valutazione; ha una formazione che gli permette di comprendere e di riconoscere tutti gli strumenti connessi con la gestione del territorio, è in grado di operare in stretto rapporto con essi e ha i mezzi per leggere criticamente, analizzare e valutare i diversi piani e programmi alle varie scale, da quella europea a quella locale.
Insomma, è in grado di dialogare in perfetta sintonia sia con i settori della pubblica amministrazione che si occupano di pianificazione territoriale, di ambiente e di paesaggio, sia con gli studi professionali privati; presenta inoltre il vantaggio di essere specificatamente formato nella prospettiva individuata dalla proposta di nuova legge nazionale sul governo del territorio (connessa alla riforma costituzionale del Titolo V del 2001) e, in Piemonte, dalla proposta
di nuova legge urbanistica regionale, indirizzata verso la pianificazione processuale, la sussidiarietà e la copianificazione.
Un eventuale abbandono di questo percorso formativo rischierebbe di porre lAteneo che se ne privasse in una condizione di svantaggio competitivo rispetto a molte altre località italiane, che invece sembrano decise a mantenere sicuramente tale percorso. Tra queste lUniversità di Firenze (Empoli), lUniversità Mediterranea di Reggio Calabria, lUniversità iuav di Venezia (in cui esiste dallinizio degli anni settanta una facoltà di Pianificazione del territorio che comprende tre laure triennali e due magistrali), lUniversità La Sapienza di Roma, il Politecnico di Milano, lUniversità di Palermo e altre.
Una perdita, se si abbandonasse un processo di formazione ormai quasi decennale, che rischierebbe di vanificare il lavoro compiuto in tutti questi anni, provocando la scomparsa di professionalità indispensabili ma non più identificabili e riconosciute come categoria, seppur appartenenti a un albo professionale finora distinto.
(Visited 57 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Modernismo tropicale al Vitra, con Geoffrey Bawa 3 Ottobre 2026
- Roma oltre il centro: come l’ospitalità temporanea sta cambiando i quartieri residenziali 2 Ottobre 2026
- Zumthor con Piano: ensemble nel parco per la Beyeler 30 Settembre 2026
- Quo vadis architetto? Progetti e storie al Lido 29 Settembre 2026
- Catherine Gay Menzel: non oggetti ma relazioni e atmosfere 28 Settembre 2026
- Storica ma nuova: il Compasso d’Oro e la sua collezione 27 Settembre 2026
- Vuoi spiegare un edificio? Rompi la black box 26 Settembre 2026
- Siena, frammenti di storia e di progetti 23 Settembre 2026
- Comunità e architettura: chi plasma chi? 23 Settembre 2026
- Memoria, poi bene comune, ora luogo sospeso 23 Settembre 2026
- Casalecchio di Reno: il paesaggio come infrastruttura urbana 23 Settembre 2026
- Partecipazione e riqualificazione: ripensare il quartiere Croce di Casalecchio di Reno 23 Settembre 2026
- Materiali, progetto e sostenibilità 23 Settembre 2026
- Pavimentazioni per città più resilienti: il calcestruzzo come risposta alle sfide climatiche 23 Settembre 2026
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata




















