È particolarmente suggestivo il fatto che la mostra «Form Matters» sullopera di David Chipperfield Architects sia al Design Museum. Da una parte perché ledificio che la ospita richiama unarchitettura intimamente europea e storicista e, dallaltra, perchè la passeggiata lungo il Tamigi che porta al 28 di Shad Thames offre una suggestiva panoramica di quella che, con consapevole generalizzazione, può essere considerata larchitettura inglese degli ultimi trentanni, caratterizzata dallapproccio high-tech che domina nelle sue varie declinazioni loutput corrente dei progettisti anglosassoni.
David Chipperfield in questo senso è un architetto europeo. La mostra, che è stata concepita dallo stesso studio Chipperfield, evidenzia marcatamente questo aspetto, sia nella collocazione geografica delle opere sia nellapproccio progettuale. Il riferimento alla storia è continuo, informa larchitettura e la scelta delle committenze, perseguita anche attraverso la partecipazione ai concorsi (centocinquanta di cui quaranta sfociati in primi premi), ed è qualcosa che differenzia la sua produzione. Limpressione è che Chipperfield pensi il suo operato in senso storico, immaginando il proprio ruolo nelle storie dellarchitettura che verranno scritte. Questo atteggiamento porta a uno stile – o meglio a un linguaggio formale – ostinatamente rigoroso, quasi austero, che può talvolta sembrare retorico.
In realtà, lunità formale dei diciotto progetti che lo studio ha selezionato per la mostra è estremamente piacevole e in grado di comunicare il messaggio principale: la tensione biunivoca tra singoli edifici, anche non realizzati, e un più generale percorso di ricerca. Attraverso luso di fotografie, plastici, schizzi e disegni, elegantemente rilegati per la mostra, ma esposti nel loro formato e cartiglio originale, il visitatore assorbe una serie di «osservazioni» sul fare architettura che rimandano a un approccio classico. È evidente come Composizione, Linguaggio, Memoria, Rapporto con lesistente e Programma del committente siano al centro del processo progettuale in un modo che oggi si potrebbe definire old fashion ma che forse bisognerebbe riscoprire per portare nuovamente larchitettura a parlare di «spazio» anziché di «pelle».
Curiosamente, la parola sostenibilità non viene citata; cè solo il riferimento a un uso poetico e responsabile delle risorse entro i limiti imposti dal contesto. Il materiale prevalente è il calcestruzzo, e anche in questo larchitettura di Chipperfield si differenzia dalladozione quasi maniacale di acciaio e vetro che ha caratterizza tanta architettura del nostro tempo.
Dal punto di vista museografico la mostra è molto semplice: le fotografie a muro accompagnano il percorso della visita, che si snoda in senso lineare ed è punteggiato dai modelli di studio e rappresentazione organizzati nello spazio centrale. Attraversare questultimo significa vivere la tensione tra singoli edifici e percorso di ricerca. Nessuna trovata illuminotecnica o scelta espositiva particolarmente azzardata, solo gli strumenti tipici del fare architettura esposti nella loro semplicità. Come entrare nello studio di Chipperfield a tarda notte quando tutti se ne sono andati. O quasi…
«Form Matters», a cura di Gemma Curtin e Deyan Sudic Londra, Design Museum, fino al 31 gennaio 2010.
(Visited 186 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Modernismo tropicale al Vitra, con Geoffrey Bawa 3 Ottobre 2026
- Roma oltre il centro: come l’ospitalità temporanea sta cambiando i quartieri residenziali 2 Ottobre 2026
- Zumthor con Piano: ensemble nel parco per la Beyeler 30 Settembre 2026
- Quo vadis architetto? Progetti e storie al Lido 29 Settembre 2026
- Catherine Gay Menzel: non oggetti ma relazioni e atmosfere 28 Settembre 2026
- Storica ma nuova: il Compasso d’Oro e la sua collezione 27 Settembre 2026
- Vuoi spiegare un edificio? Rompi la black box 26 Settembre 2026
- Siena, frammenti di storia e di progetti 23 Settembre 2026
- Comunità e architettura: chi plasma chi? 23 Settembre 2026
- Memoria, poi bene comune, ora luogo sospeso 23 Settembre 2026
- Casalecchio di Reno: il paesaggio come infrastruttura urbana 23 Settembre 2026
- Partecipazione e riqualificazione: ripensare il quartiere Croce di Casalecchio di Reno 23 Settembre 2026
- Materiali, progetto e sostenibilità 23 Settembre 2026
- Pavimentazioni per città più resilienti: il calcestruzzo come risposta alle sfide climatiche 23 Settembre 2026
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata




















