Ritratti di città. Vicenza si scorda dell’eredità palladiana

by • 28 giugno 2017 • Città e Territorio, Mosaico1868

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I grandi interventi promossi da Comune e privati suscitano l’indignazione dei cittadini, mentre l’Unesco sta valutando lo status di sito del Palladio

 

Vicenza è, secondo le classificazioni degli analisti del territorio, una città “media”, inserita in un contesto regionale che negli ultimi due decenni ha subito trasformazioni a dir poco radicali i cui effetti sono ancora da comprendere e valutare.

Per descriverla si possono scegliere diversi punti di vista: quello del patrimonio culturale, con le straordinarie emergenze palladiane; quello dell’economia industriale di grande scala, segnata da un passato glorioso (soprattutto nel tessile e nella meccanica), da considerarsi oggi un capitolo pressoché chiuso che lascia sul campo uno stock enorme di aree dismesse; quello dell’economia molecolare, o della piccola e media impresa, tradotta nel modello insediativo della casa-fabbrica che ha pervaso il territorio veneto e che è stato il motore del successo economico del Nord-Est; infine quello della comunità locale, composta da una popolazione in continuo invecchiamento controbilanciata dalla presenza di nuovi cittadini, mai pienamente integrati né visti come risorsa.

Una realtà, dunque, contraddistinta da una forte eterogeneità e frammentazione dove la mutazione delle principali componenti strutturali (economia, società, tessuto urbano) ha registrato picchi straordinariamente alti.

 

Le radici dello stato attuale e le grandi opere

Per comprendere a fondo le condizioni odierne della città lo sguardo, dal punto di vista urbanistico, si deve allungare su un arco temporale di almeno un ventennio. L’inizio del 1998 è segnato dalle dimissioni del sindaco di centrosinistra Marino Quaresimin, che lascia l’incarico dopo appena tre anni a causa di pesanti divergenze con la propria maggioranza proprio in tema di politiche urbanistiche.

Alla fine dello stesso anno si insedia una nuova giunta comunale di centrodestra, guidata da Enrico Hüllweck, decretando l’affermazione di Forza Italia anche in città e garantendo la piena saldatura con il governo regionale, retto all’epoca da Giancarlo Galan (presidente dal 1995 al 2010). È proprio di quegli anni (1999) il bando nazionale dei PRUSST (Programmi di Riqualificazione Urbana e Sviluppo Sostenibile del Territorio) a cui partecipa con successo anche Vicenza, ottenendo dallo Stato più di 5 milioni di finanziamento. Il bando, che prevede la partecipazione di soggetti pubblici e privati, offre la possibilità di disegnare un masterplan programmatico efficace dal punto di vista della governance urbana, fornendo una cornice di coerenza a una serie di trasformazioni altrimenti scollegate tra loro.

Il programma nazionale, declinato nella realtà vicentina, prevede una serie d’interventi da sviluppare prevalentemente lungo l’asse ferroviario Miliano-Venezia contraddistinti da tre nodi principali:

– quello a ovest si estende dal quartiere della Fiera sino al borgo di San Felice (a ridosso del centro storico), comprendendo al suo interno la polarità di Ponte Alto, dove si concentrano aree prevalentemente private;

– quello della zona centrale, in corrispondenza della stazione ferroviaria, che ingloba un’importante porzione di centro storico e incorpora le mura, le aree verdi principali, la Basilica palladiana, il complesso monumentale di Santa Corona, il nuovo teatro comunale e la nuova sede degli uffici comunali;

– quello a est, dove si concentrano gli interventi più pesanti, inerenti il riuso dell’ex Cotonificio Rossi, destinato a sede del nuovo Tribunale con un complesso multifunzionale in corso di completamento realizzato su un’area privata e, più a ridosso del centro storico, lungo il fiume Bacchiglione l’area ex Cos.Ma, individuata come nuova sede dell’Università.

Se si guarda al PRUSST in una prospettiva storica, appare evidente che il documento stilato dai soggetti pubblici e privati avesse lo scopo di sancire un accordo grazie al quale le previsioni urbanistiche andavano garantite anche a distanza di tempo.

Come già il suo predecessore, anche Hüllweck lascia il suo mandato prima della scadenza. A differenza di Quaresimin, però, il sindaco forzista può vantare il compimento di una serie di grandi opere: il nuovo Teatro comunale, uno degli ultimi progetti firmati da Gino Valle, realizzato nel comparto ex Acciaierie Valbruna e costato 23 milioni; l’approvazione in Consiglio comunale del PIRUEA (Piano Integrato di Riqualificazione Urbana Edilizia Ambientale) ex Cotorossi (2003); il concorso di idee per la riqualificazione dello spazio urbano adiacente la cinta muraria di viale Mazzini (2004); la riapertura della discussione sull’attraversamento della linea ad alta velocità/alta capacità ferroviaria; l’accordo per la costruzione della nuova base militare Dal Molin/Del Din e le opere infrastrutturali connesse (2007).

 

L’era Variati

I progetti avviati dalla giunta di centrodestra, non conclusi, sono stati presi in carico dalla giunta di centrosinistra, risultata vincitrice alle elezioni del maggio 2008. La vittoria di Achille Variati, già sindaco dal 1990 al 1995, poi consigliere e vicepresidente regionale sino alla nuova elezione, veniva imputata principalmente alla sua presa di posizione contro la costruzione della base militare Dal Molin. Convinzione che sfuma e si trasforma quasi subito in un’accettazione dello status quo.

Interventi peculiari dei due mandati di Variati (2008-2013; 2013 – in corso) sono: l’accompagnamento alle fasi conclusive della costruzione della base militare americana Dal Molin/Del Din; la variante, su progetto di Gonçalo Byrne, al PIRUEA dell’ex Cotorossi a Borgo Berga (2009); la progettazione della cosiddetta nuova tangenziale che, nel tracciato originario, disegnava una grande U rovesciata collegando, da nord, i caselli autostradali di Vicenza Ovest ed Est (oggi ridotta al solo moncone ovest); la definizione del progetto di massima per l’attraversamento dell’alta velocità/alta capacità ferroviaria; gli interventi, lungo la cosiddetta spina Ovest, a ridosso del complesso di San Felice.

Sospeso, per ora, il grande intervento previsto a est, promosso dalla società Vicenza Futura, per il nuovo stadio con annesso intervento di valorizzazione immobiliare. Intervento sospeso anche perché le deludenti prestazioni della squadra di calcio, il glorioso Lanerossi Vicenza, unitamente alle difficoltà di mettere in atto accordi di project financing, non giustificano una delocalizzazione così importante.

Sul fronte della pianificazione territoriale sono stati elaborati il PAT (Piano di Assetto del Territorio, 2010) e il PI (Piano degli Interventi, 2013), entrambi a firma del dirigente dell’ufficio urbanistica del Comune (oggi direttore generale) Antonio Bortoli, al quale si devono anche la gran parte delle successive varianti. Ad agosto 2016 il Comune partecipa inoltre al Bando nazionale periferie con il progetto denominato “Liberare energie urbane” per il quale ottiene un finanziamento statale di 18 milioni per lavorare su “spazi che la città conosce bene perché strategici nel completamento del sistema urbano, oggi inaccessibili, abbandonati o sottoutilizzati”. Il progetto vicentino, classificatosi quarto a livello nazionale, si focalizza da un lato su alcune aree industriali dismesse (come le ex Acciaierie Beltrame), dall’altro su aree centralissime (come Parco Querini e Campo Marzio) in realtà difficilmente assimilabili a quelle parti di città comunemente denominate periferie.

Il lungo elenco d’interventi in agenda, in parte realizzati, non è però stato accompagnato da un dibattito pubblico per la condivisione delle scelte. Da qui ha preso sostanza una profonda sfiducia e l’acuirsi della conflittualità tra associazioni, comitati e amministrazione comunale.

 

La voce della città e quella dell’Unesco

Vicenza ha cominciato a far sentire la propria voce chiedendo cura, attenzione, rispetto per il proprio patrimonio culturale, soprattutto per quello fuori dalle mura del centro storico e affacciato sul territorio aperto, dove i vincoli di tutela si fanno più deboli. Un patrimonio che una parte consistente della città sente aggredito, spogliato della sua dignità da scelte urbanistiche e infrastrutturali che annientano il senso dei luoghi, ignorandone la fragilità.

Il paesaggio, anche quello di cui parla Palladio, è ridotto a brandelli. A nulla sono valsi gli inviti a fare un uso consapevole del suolo, riqualificando l’esistente, costruendo solo ciò che è necessario, valorizzando il patrimonio pubblico dismesso o sottoutilizzato.

La città protesta nella sorda indifferenza di gran parte delle istituzioni, anche quelle culturali. Questa componente della società civile ha chiesto l’intervento dell’Unesco, portando all’attenzione dell’organismo internazionale le crescenti preoccupazioni. L’Unesco ha risposto sottopponendo a valutazione il sito “Vicenza e le Ville del Palladio nel Veneto”, al fine di sondare lo stato dell’integrità del bene nel solco delle Linee guida di applicazione della Convenzione del 1972.

 

I nodi critici

Le considerazioni critiche avanzate partono da lontano. È del 2005 l’azione promossa da The Landmark Trust (fondazione inglese proprietaria della Villa Saraceno a Finale di Agugliaro) in collaborazione con associazioni e comitati di cittadini per opporsi alla costruzione dell’autostrada A31 – Valdastico Sud che avrebbe alterato, in modo irreversibile, la campagna (in larga parte ancora intatta) tra i Colli Berici e i Colli Euganei interferendo con il cono visuale della villa progettata dal Palladio.

Associazioni e comitati di cittadini si sono battuti contro la decisione di costruire una seconda base militare americana nell’ex aeroporto militare Dal Molin.

In seguito poi, a partire dal 2013, è stata inoltrata la denuncia contro la scelta di realizzare, nella fragilissima area dove sorgeva l’ex Cotorossi (prestigiosa industria tessile dismessa ad inizio anni ’90) il nuovo Tribunale, mastodonte iniziato nel 2007 e inaugurato nel dicembre 2012 a firma dell’architetto Michele Valentini (costo complessivo quasi 24 milioni finanziati dal Ministero della Giustizia).

A fianco del Tribunale e parte dello stesso masterplan (PIRUEA ex Cotorossi) si erge un complesso multifunzionale, noto come Borgo Berga, il cui progetto è stato firmato da Gonçalo Byrne e João Nunes per la parte delle aree a verde. Un progetto fortemente discusso e criticato da molte parti (associazioni e comitati di cittadini) e neppure molto amato dai due stessi progettisti portoghesi, tant’è vero che non lo hanno ritenuto degno di menzione nei loro portfoli professionali. Un progetto che, oltre a ciò, è al centro di un’indagine della Procura della Repubblica avviata tra il 2014 e il 2015 che ruota, come documentano le cronache, attorno ad una serie di presunte violazioni di legge e che ha portato, alcune settimane fa, alla richiesta, da parte del Procuratore, del sequestro dell’intera area. In parallelo, per ragioni legate alla correttezza procedurale degli appalti delle opere pubbliche, si è mossa anche l’Autorità nazionale anticorruzione depositando, proprio di recente, il proprio parere.

Tra le ultime iniziative promosse dalle associazioni e dai cittadini vanno annoverate le pesanti critiche al progetto di attraversamento dell’alta velocità/alta capacità ferroviaria il quale, nella prima versione, proponeva la dismissione dell’attuale stazione, la costruzione di una nuova in fiera e di un’altra a Borgo Berga, un tunnel stradale/idraulico di oltre un chilometro sotto Monte Berico per garantire l’attraversamento viario in direzione ovest/est.

Il World Heritage Centre ha accolto le denunce inoltrate e, ritenendole fondate, le ha fatte valutare. Ne è nata una missione, condotta a marzo 2017 e finalizzata sia a capire se integrità, autenticità ed eccezionale valore universale (OUV) del bene fossero stati intaccati, sia a definire le regole per fronteggiare l’eventuale danno. Lungi dal minimizzare le preoccupazioni avanzate dai cittadini, il report ne dà ampia conferma, rimandando il tutto a valutazioni maggiormente accurate.

Il risveglio dei valori civici a Vicenza, in questo momento particolarmente delicato e incerto, anche sotto il profilo del governo urbano, poggia sull’eredità palladiana, materia viva la cui alterazione è sempre in agguato. Per questo associazioni e cittadini continuano ad adoperarsi per garantire quel presidio sul territorio nell’interesse generale e a favore del bene comune.


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