Genova e la scarsa considerazione del progetto (e dei suoi artefici)

by • 17 Giugno 2020 • Forum773

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Riceviamo e pubblichiamo una riflessione a valle della proposta di riqualificazione di un ambito del porticciolo di Nervi

 

Recentemente, «Il Secolo XIX» ha pubblicato un articolo relativo alle vicende progettuali inerenti un ambito del porticciolo di Genova Nervi. Il Comune ha elaborato un progetto che prevede al posto dell’attuale piscina una gradonata curvilinea che declina verso l’acqua. La tematica del progetto non è la dinamica dello spazio in movimento; non sono previsti materiali tradizionali, quali il mattone e la pietra; non c’è nessuna forza plastica a modellare le sedute; è una semplice gradonata in cemento, funzionale, resistente e si presume economica, la cui lacuna potrebbe essere forse quella di sottrarre spazio utile alle sedute esterne di un locale adiacente. Tuttavia, se costruite, le gradonate diverrebbero un piacevole ritrovo, una parte della città. Alcuni cittadini preferirebbero una spiaggia e ne è scaturito un dibattito; sembrerebbe una (più ampia) diatriba, tra abitanti, Comune e Italia Nostra.

Questa situazione è significativa. Se il Comune è l’istituzione deputata alla formulazione delle sintesi politiche ed alla ricezione di pareri ed obiezioni, il concorso d’architettura, in una o due fasi, sarebbe lo strumento appropriato per l’elaborazione, la selezione (ed eventualmente la modifica) di proposte progettuali. In questo caso, come nel caso dell’area Spim (Società per la promozione del patrimonio immobiliare del Comune di Genova) – presso via San Vincenzo, dove forse si sarebbe potuta realizzare una connessione con il soprastante parco dell’Acquasola – non ci sono stati concorsi d’architettura ma progetti sviluppati direttamente dal Comune o dalla Spim. Ritengo che ciò costituisca un errore ed una mancata opportunità per gli architetti e per la collettività. Il Comune di Zurigo indice circa dieci concorsi d’architettura all’anno. A Nervi i temi principali sono la preservazione del costruito storico e del paesaggio, la cura degli spazi verdi e del porticciolo; i progetti servono a dare forma alle proposte, a testarne la fattibilità, nei casi migliori a sviluppare un’immagine poetica evocativa (in altre epoche, dell’identità nazionale). Ciò non significa che non debbano essere consentiti aumenti volumetrici, ma che è necessaria un’architettura di elevata qualità.

Mi è sempre parso che a Genova la stampa locale desse scarsa rilevanza ai progettisti delle opere realizzate in città ed in Liguria. Mi sembra che sovente, negli articoli, manchi il nominativo del progettista, ovvero di chi ha creato il plusvalore progettuale. Questo è un dato che dovrebbe fare riflettere e spero che al «Secolo XIX» possano dare maggiore risalto ai progettisti, facendo conoscere “il meglio della nostra produzione” e mettendo a contatto “l’uomo della strada con l’attività degli architetti”, come scriveva Giuseppe Pagano.

L’ottobre scorso si è concluso il concorso per il masterplan del Parco del ponte, in Valpolcevera. Mentre il nuovo ponte firmato da Renzo Piano – elegante progetto sottotono, sia cromaticamente che dal punto di vista della concezione strutturale –, sorretto da piloni, libera la visuale della valle, l’obelisco rosso previsto dal progetto del gruppo guidato da Stefano Boeri agisce in senso opposto: è un elemento dalla forte presenza cromatica, appariscente ma palesemente non necessario. Soprattutto il tema rilevante è la gerarchia Comune/progettista. Il bando doveva forse essere più restrittivo nel demarcare i limiti dei progettisti, esprimendo come valore pubblico dominante la tutela dell’immagine della valle; invece se ne è prefigurata una parziale ridefinizione tramite un astratto ed imponente totem rosso.

Relativamente all’edificio del ristorante “La Marinella” (1932-35) – sempre a Nervi, sulla passeggiata a mare –, opera dell’architetto Giacomo Carlo Nicoli, auspico fortemente che possa venir preservato, ripristinando lo stato originario. Si tratta di un rappresentativo esempio di architettura razionalista, emblematico del contesto in cui fu progettato e costruito.

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