Regno Unito: l’architettura non resta a casa

by • 8 Aprile 2020 • Professione e Formazione1624

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Che cosa succede oltre Manica? Le misure del governo, l’impegno dei progettisti sul campo e le iniziative culturali

 

LONDRA. #stayhome è l’eco inglese, ritardato di due settimane, dell’italiano #iorestoacasa. Dal 23 marzo non solo uno slogan ma obbligo d’isolamento domestico anche nel Regno Unito a causa del Coronavirus. Era quello che tutti auspicavano. Il giovane gruppo di sindacalisti del nostro settore UVW-SAW già dal 16 marzo twittava richiedendo il diritto per i lavoratori nella filiera architettonica di flessibilità nel lavoro da casa e molti studi, soprattutto nella capitale, si erano già mossi in anticipo sul decreto governativo iniziando a testare server e software di supporto per il caso più grande di remote-working di tutti i tempi.

Ora che tutti sono ormai al sicuro nelle loro case, sulle loro piccole scrivanie, sperando che il wi-fi regga l’ennesimo meeting su Zoom, che il server sostenga il numero di connessioni e che i figli, per chi li ha, consentano almeno la metà della concentrazione necessaria, si fanno spazio le preoccupazioni sul futuro personale e della professione in questo scenario economico così apocalittico.

La soluzione a breve termine emanata immediatamente dal governo britannico è il Covid-19: Support for businesses che tutela i lavoratori, inclusi gli architetti dipendenti e self-employed (a partita iva), assicurando l’80% del loro stipendio tramite cassa integrazione per i prossimi tre mesi fino ad un massimo di 2.500 sterline lorde al mese, e aiuta le imprese con agevolazioni su tasse, iva, mutui e malattia. Un buon sostegno per i professionisti, nonostante sia solo temporaneo, confrontato con quanto emanato in Italia. Rimane che alcuni clienti abbiano bloccato i progetti per paura del futuro, molti grandi studi abbiano dovuto applicare tagli lineari dei salari, le imprese individuali siano, di fatto, escluse dai sussidi, e che una parte dei cantieri sia ancora aperta, mettendo a rischio le vite di chi ci lavora. Insomma, la situazione non è idilliaca nemmeno oltre Manica, e lo spettro della recessione è stato solo rinviato di tre mesi, nella speranza che tutto si risolva.

 

Progetti per l’emergenza ospedaliera

Saranno tre mesi d’incertezza per l’architettura britannica, ma si sa che i momenti storici difficili non sono quelli in cui piangersi addosso, e il tempo di attesa non può essere tempo perduto, non in UK almeno, dove l’efficienza è sacra. Ed ecco infatti che, con la stessa velocità con cui il governo ha stanziato fondi per comprare tempo per le imprese, numerose iniziative sono nate nel mondo della progettazione, spinte dalla voglia di sperimentare e testare i nuovi limiti.

Lo studio internazionale BDP, che già da inizio marzo aveva pubblicato una ricerca sulla conversione di centri espositivi in unità di rianimazione a larga scala, si è ritrovato a realizzare il progetto con un’urgenza che nessuno aveva immaginato. In collaborazione con NHS, British Army, vari consulenti e l’impresa CFES, sta convertendo i 115.000 mq dell’ExCel Centre a Londra in 4.000 posti letto temporanei per pazienti Covid-19, di cui i primi 500 sono stati realizzati in soli nove giorni. Un’impresa eccezionale che include la condivisione pubblica da parte dei progettisti del manuale d’istruzioni per consentire di applicare il modello ad altre situazioni simili.

 

Fare cultura on-line

Condivisione e sperimentazione sono la risposta all’emergenza che viene anche dal mondo della cultura architettonica, con numerose iniziative online e aperte a tutti, fruibili da tutto il mondo e anche dall’Italia, che esplorano un futuro della disciplina diverso, ma non per questo meno stimolante.

The Architecture Foundation, che ha dovuto interrompere la sua tradizionale e fitta serie di eventi culturali nella capitale, ha inaugurato questa settimana 100 Day Studio, ispirato ai 100 racconti del Decamerone durante la peste nera: una serie di conferenze, interviste, tour di edifici, discussioni digitali, quiz e storie della buonanotte che si svolge ogni giorno dal 6 aprile al 27 agosto via Zoom e InstagramLive, coinvolgendo personalità di rilievo del mondo dell’architettura.

Drawing Matter al motto di “Stay home, choose a drawing, write 350 words” (Resta a casa, scegli un disegno e scrivi 350 parole), ha lanciato il concorso di scrittura Drawing Matter Writing Prize 2020, per indagare che cosa il disegno possa rivelare sul processo progettuale, aprendo ai partecipanti la sua intera collezione digitale di disegni, un archivio incredibile con sede fisica in Somerset.

Un altro esperimento è Design Desktop Accademy, ideato da Sam Jacob Studio per esplorare come si possa avere una conversazione sul mondo di oggi attraverso l’atto progettuale: ogni lunedì un brief e ogni venerdì una discussione online aperta sui progetti nati durante la settimana e condivisi su Instagram con #DDA. Lo scorso venerdì con #DDASouvenir si sono contati circa 50 post, due ore di conversazione guidata da Jacob e altri ospiti e molte idee davanti a una birra in una sorta di pub virtuale dell’architettura.

 

Immagine di copertina: Rem Koolhaas, Elia e Zoe Zenghelis, “Collage for Exodus, or The Voluntary Prisoners of Architecture”, 1972 (Courtesy Drawing Matter)

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2 Responses to Regno Unito: l’architettura non resta a casa

  1. […] la nostra visione del mondo attraverso le finestre. Sul fronte del lavoro, dopo aver visto la scorsa settimana il caso britannico, ci spostiamo in giro per l’Europa approdando in Austria, dove rileviamo significative […]

  2. […] la nostra visione del mondo attraverso le finestre. Sul fronte del lavoro, dopo aver visto la scorsa settimana il caso britannico, ci spostiamo in giro per l’Europa approdando in Austria, dove rileviamo significative […]