EDIT Napoli, il design che fa business

by • 20 Febbraio 2019 • Design, Interviste1582

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Intervista a Domitilla Dardi, curatrice insieme ad Emilia Petruccelli della fiera di design editoriale che avrà luogo a Napoli dal 6 al 9 giugno per promuovere il lavoro congiunto di designer, artigiani e aziende

 

Un progetto curatoriale, una rassegna, ma anche un marchio che industrializza e mette sul mercato i prodotti esposti. Tutto questo è EDIT Napoli, la fiera di design editoriale che avrà luogo nella città partenopea dal 6 al 9 giugno con l’obiettivo di dare visibilità ai designer, aziende e artigiani che si avvalgono di processi produttivi di alta qualità e che fondono idee e modalità contemporanee ai saperi antichi del fare. Un’idea che nasce nel 2016 da un incontro al Miart, la kermesse di arte contemporanea che si svolge ogni anno a Milano, di coloro che saranno le ideatrici di EDIT Napoli: Domitilla Dardi – curatrice e storica del design di stanza a Roma, che a Milano curava appunto la sezione design – ed Emilia Petruccelli – campana di origine, imprenditrice con formazione in business management e una passione per il design che l’ha portata ad aprire Mia Gallery, negozio di design nel centro di Roma. La fiera, caso unico, intende dare visibilità al design d’autore, esterno ai circuiti mainstream, e mettere a sistema progettisti internazionali insieme ad aziende e artigiani locali. Ecco le anticipazioni nell’intervista a Domitilla Dardi [a sx nella foto di copertina di Claudio Bonoldi, che la ritrae con Emilia Petruccelli] .

 

Da che cosa nasce l’idea di realizzare una fiera editoriale?

Abbiamo sentito la necessità di colmare un vuoto nel panorama delle fiere dedicate al design. Ci siamo rese conto che da un lato esiste la realtà di designer e aziende che hanno già conquistato una posizione e hanno spazio all’interno delle grandi manifestazioni di settore, mentre dall’altro lato esistono le gallerie, che dovrebbero proporre un prodotto più autoriale ma in realtà non presentano reali novità, non fanno una vera attività di scouting. Da questa dinamica le realtà più piccole di designer e aziende, che non rientrano né nei circuiti della grande distribuzione di massa né in quelli del prodotto da collezione, rimanevano fuori e non avevano reali chance di visibilità. Ci sono designer troppo piccoli per partecipare a un evento come il Salone del Mobile e, dall’altra parte, ci sono aziende che realizzano prodotti di qualità eccellente ma non riescono a trovare un dialogo con il mondo dei progettisti o dei buyer. Noi mettiamo in connessione queste realtà che insieme danno vita a prodotti di alta qualità, ma economicamente accessibili in quanto esterni ai circuiti più grandi.

 

Chi sarà presente a EDIT Napoli?

Ci sono aziende medie e piccole, a volte a conduzione familiare, che spesso lavorano da lungo tempo come terzisti di imprese più grandi e che hanno molta voglia di emergere sul mercato con il proprio brand, con una collezione propria. Hanno alle spalle una lunga esperienza produttiva e la consapevolezza del loro saper fare, della conoscenza dei materiali e del ciclo produttivo. In questo caso siamo noi di Edit Napoli a pensare al designer che può essere più adatto all’azienda, che può essere l’interlocutore migliore per creare una sinergia fertile. A Edit Napoli ci saranno, quindi, naturalmente anche i designer che portano un loro progetto, per trovare il match giusto con l’artigiano e l’azienda che possa esprimerlo e realizzarlo al meglio. Allo stesso modo ci saranno gli artigiani locali, che abbiamo selezionato perché collaborino a dei progetti specifici, e i buyers, provenienti da tutto il mondo, che qui troveranno oggetti pronti per la produzione.

 

Come si è svolta la selezione e quali criteri vi hanno guidato?

Abbiamo pubblicato una call aperta a designer, artigiani e aziende. Il passaparola è stato, poi, lo strumento più potente, che ci ha portato molti artigiani e aziende campane. Alcune di queste sono rappresentative di una tradizione locale molto forte, di un saper fare antico e di grande fascino, com’è stato il caso degli artigiani della ceramica nell’area della costiera. Atre volte ci ha portato cose di scarso o nullo valore, che abbiamo subito scartato. Edit Napoli deve mantenere la promessa di qualità al pubblico, ai buyer e agli espositori stessi, perché è sì una fiera ma anche un progetto curatoriale, in cui è stato fatto un lavoro di selezione lungo e complesso.

 

Recentemente abbiamo visto rinsaldarsi il legame fra design e artigianato, come manifestano alcuni significativi progetti: da “Open Design Italia”, a “Handmade” in seno a Operae a Torino, a “Doppia firma” della Fondazione Cologni, presentata al Salone del Mobile, per citare alcuni esempi. Qual è la portata innovativa di EDIT Napoli?

Quello che succede in altre manifestazioni, che mostrano l’interazione fra il progetto del designer e l’attività artigianale, è che una volta che la fiera si è conclusa i prodotti esposti non hanno una vita produttiva successiva e finiscono con lo sparire. EDIT Napoli invece è una fiera che nasce dall’idea di fare business, per questo non ci saranno concept o prototipi ma prodotti finiti, che possono essere ordinati, venduti, che entrano in un ciclo produttivo a tutti gli effetti e porteranno il marchio Made in EDIT. Lo scambio fra le diverse figure della filiera è reale e proficuo, entra nelle case delle persone. È la prima volta che una fiera diviene produttrice di qualcosa che verrà poi venduto, invece di rimanere confinata nei pochi giorni dell’esposizione e il nostro investimento diretto nelle collezioni, nei designer è la dimostrazione più piena di quanto crediamo nella sua formula.

 

EDIT Napoli ha aperto con «Design in Residence», di che cosa si tratta?

Si tratta di un programma di residenze in cui abbiamo invitato alcuni designer internazionali a confrontarsi con le realtà produttive locali. Per un mese essi hanno lavorato e vissuto fianco a fianco per realizzare oggetti che verranno presentati in fiera e poi venduti con il nostro marchio. «Design in Residence» ha portato a Napoli tre designer – Faberhama (Paesi Bassi), Khaled El Mays del Libano e Reinaldo Sanguino (Stati Uniti) – per lavorare, nel settembre 2018, a stretto contatto con gli artigiani campani del tessuto, della pelletteria e della ceramica.

 

Perché Napoli?

È un’occasione importante per esplorare quei percorsi alternativi che ci interessa far emergere. Napoli è sia la tradizione artigiana e il suo legame con il Mediterraneo, sia la capacità di accogliere, la creatività e la curiosità verso il nuovo. Proprio questo sguardo nuovo è quello di cui c’è bisogno per promuovere e rilanciare il design d’autore.

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