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Marco FalsettiScritto da: Professione e Formazione

Alessandra Latour (1943-2025), italiana nel mondo

Alessandra Latour (1943-2025), italiana nel mondo
A 40 dal suo libro seminale su Louis Kahn, un ricordo dell’intellettuale, scomparsa lo scorso anno. Voce autorevole della cultura architettonica negli Stati Uniti e a Mosca. Le parole di Sue Ann Kahn

 

Sono passati 40 anni da quando Alessandra Latour (1943-2025) ha pubblicato un lavoro fondamentale per la cultura architettonica internazionale, dedicato a Louis Kahn. La ricorrenza è un modo per ricordare una figura significativa – già docente alla Columbia University e direttrice dell’Istituto di cultura italiana a Mosca – che ci ha lasciato. Già da qualche mese. E benché tutti noi viviamo immersi in un mondo interconnesso, all’interno del quale ogni distanza geografica e fisica ha perso senso e significato, la notizia della sua scomparsa ci è arrivata in differita. Inutile ricercarne le ragioni se non, forse, in quella natura discreta con cui Alessandra affrontava ogni rapporto e con la quale allontanava tutto quanto temeva potesse rappresentare un’ingerenza nella vita degli altri, ma che era in realtà una profonda forma di rispetto.

 

Una memoria trascurata

Ritengo che, per diverse ragioni, sia doveroso ricordare Alessandra Latour, che è stata un’intellettuale di primo livello ma, soprattutto, una figura che ci ha lasciato qualcosa, non soltanto dal punto di vista accademico. Voglio perciò ripercorrere alcune delle sue realizzazioni, per restituirne una memoria che credo, nel nostro paese, sia stata trascurata.

Formatasi a Roma nei turbolenti anni ’60, Alessandra Latour lasciò presto l’Italia per gli Stati Uniti, dove svolse quasi tutta la sua carriera alla Columbia di New York. Qui promosse il lavoro di giovani architetti e gruppi italiani, come il GRAU (Gruppo Romano Architetti Urbanisti), ma anche di figure all’epoca non ancora pienamente apprezzate – come Aleksandr Rodčenko – anticipando per certi versi quella riscoperta del costruttivismo che avrebbe caratterizzato il decennio successivo.

 

L’uomo e il maestro

Ma il più profondo interesse di Alessandra Latour, quello più duraturo, è sempre stato, appunto, per Louis Kahn – l’uomo e il maestro, come titola uno dei suoi libri, che proprio in questi giorni compie 40 anni – al quale ha dedicato un’indefessa opera di conoscenza e divulgazione.

Sulle tracce di Kahn Alessandra si era trasferita negli USA, con l’iniziale proposito di sviluppare un numero monografico di Controspazio, per il quale curava la rubrica americana. Non aveva però fatto in tempo ad incontrarlo di persona – essendo nel frattempo sopraggiunta la sua morte – e tuttavia, lungi dall’abbandonare il proposito, negli anni successivi si era dedicata ad un’incessante opera di raccolta di testimonianze di amici, colleghi e discepoli kahniani, pubblicando infine due volumi che sono tuttora fondamentali: “Louis I. Kahn: l’uomo, il maestro” e “Louis I. Kahn: Writings, lectures, interviews”, la principale antologia in lingua inglese degli scritti kahniani.

Con la famiglia di Kahn, specialmente con la figlia Sue Ann, Alessandra ha costruito un rapporto solido e profondo, che si è protratto per tutto l’arco della sua vita.

 

Cultura globale

Poco tempo fa, in un suo saggio dal titolo “Frampton in Frame”, Mary McLeod ricordava come fosse stata proprio Alessandra, allora giovane docente di progettazione urbana alla Columbia, ad introdurre Kenneth Frampton agli studi di Theodor W. Adorno (al tempo poco noto in terra americana) influenzandone alcuni degli sviluppi successivi.

Con Frampton, peraltro, Latour aveva scritto “Notes on American Architectural Education. From the end of the Nineteenth Century until the 1970s” (Lotus international), un seminale lavoro sull’insegnamento negli Stati Uniti, che ne ripercorreva storia ed evoluzione. Al dibattito pedagogico e storiografico Alessandra aveva dedicato anche la mostra “Learning from the Past: The Uses of History in American Schools of Architecture in the Twentieth Century”, tenutasi presso la Arthur Ross Architecture Gallery della Columbia e co-curata con Gwendolyn Wright.

Al di fuori della cornice accademica, altre mostre erano state da lei ideate per la sezione newyorkese dell’American Institute of Architects, l’Ordine degli architetti della metropoli sull’Hudson. Tra di esse vanno certamente ricordate “Carlo Scarpa”, “Louis I. Kahn, Five Unbuilt New York Projects” e “The City of the Sun: the work of Ivan Leonidov” (a quest’ultima si accompagnò l’importante volume “Il Vchutemas e il suo tempo. Testimonianze e progetti della scuola costruttivista a Mosca”).

Nel tempo il rapporto con la Russia era andato consolidandosi, tramite mostre e scambi culturali ma, soprattutto, attraverso il programma congiunto che, nei primi anni 2000, Alessandra aveva avviato tra le università di Mosca e di New York: Global Metropolis, un progetto sulla globalizzazione e sulle sue conseguenze ai due poli, non solo geografici, del mondo.

 

Il ricordo di Sue Ann Kahn

Ho conosciuto Alessandra 45 anni fa, quando allattavo mio figlio Gregory, ora architetto. Mi stava intervistando per una raccolta di memorie di mio padre, Louis Kahn. Siamo diventate subito amiche: chiunque conoscesse Alessandra veniva presto conquistato dal suo calore e dalla sua generosità d’animo. Abbiamo condiviso molti momenti meravigliosi: ricordo un giro veloce per Roma nella sua piccola auto, durante il quale ho visitato tutti i luoghi che mi aveva consigliato di vedere, tra cui passeggiate nei Giardini Borghese e lungo la Via Appia. Quando andai a Mosca, mi presentò a tutti i suoi amici architetti (non viveva ancora lì) e rese la mia visita davvero speciale (naturalmente ho studiato il suo autorevole libro sull’architettura di Mosca dal 1930 al 1955). Il libro di Alessandra “Louis I. Kahn: Scritti, Lezioni, Interviste” rimane un’opera fondamentale dedicata all’importanza dell’architettura di mio padre. Ha dedicato innumerevoli ore ad assicurarsi che il progetto, sbagliato, di ampliare il Kimbell Museum non fosse mai realizzato, salvando così uno degli edifici più importanti degli Stati Uniti e forse il migliore di mio padre. Io e Alessandra ci incontravamo spesso vicino alla Columbia University, in un piccolo ristorante italiano del posto, dove veniva trattata come una di famiglia. Mi manca profondamente.

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Tag: , , , , Last modified: 14 Giugno 2026